Opera, linea dura di Marino: «Licenziamenti collettivi per coro e orchestra»
Marino opta per la linea dura contro gli orchestrali in agitazione. «Questo è l'unico percorso che può portare a una vera rinascita dell'Opera. Quindi il cda ha approvato esternalizzazione di orchestra e coro del Teatro dell'Opera votando la procedura di licenziamento collettivo».



«Al momento non abbiamo immaginato di cancellare l'Aida del 27 novembre. Se ci saranno condizioni ci attiveremo per ricercare un direttore da individuare entro la prima settimana di novembre altrimenti non ci sarà l'Aida»



«Il doloroso e recente messaggio del maestro Muti ha determinato la frenata degli abbonamenti e la fuga degli sponsor. A questo punto ci troviamo in una situazione di risanamento avviato ma con una differenza di entrate che può essere calcolata in 4,2 milioni».



«Gli altri soci fondatori, ovvero il ministro Franceschini e il governatore Zingaretti, hanno ascoltato dalla mia voce i possibili percorsi che avevamo davanti. Potevamo tentare un rattoppo temporaneo senza ambizioni di rinascita, potevamo procedere alla chiusura o, infine, adottare una strategia che puntava a una vera rinascita su un modello già sperimentato in altre Capitali pur dovendo percorrere la dolorosa strada del licenziamento collettivo». Così il sindaco di Roma, Ignazio Marino, durante la conferenza stampa al termine del cda della Fondazione Teatro dell'Opera.



Fuortes «I risparmi che noi prevediamo da questa procedura di esternalizzazione è di 3,4 milioni». Così il sovrintendente del Teatro dell'Opera, Carlo Fuortes. «Non ci sono stati corpi artistici a favore o contro. La gran parte del teatro è a favore del piano. Non c'è alcuna intenzione ritorsiva. L'unico elemento è una valutazione sulla funzionalità. Orchestra e coro valgono insieme 12,5 milioni in un anno».



Franceschini L'esternalizzazione di coro e orchestra decisa dal cda «è un passaggio doloroso ma necessario per salvare l'Opera di Roma e ripartire». Lo dice il ministro della cultura Franceschini che proprio ieri si era augurato per il teatro romano "scelte coraggios". La situazione, dice, era diventata «insostenibile».



Le reazioni. «Dopo 134 anni di vita gloriosa oggi il consiglio di amministrazione presieduto dal sindaco Marino si è assunto la responsabilità di mettere una pietra tombale sul Teatro dell'Opera di Roma». Lo dichiara in una nota Gianni Alemanno, ex sindaco della capitale e attualmente consigliere di centrodestra. «Il licenziamento collettivo dell'orchestra e del coro dell'Opera sono un atto gravissimo che dimostra come le dimissioni del Maestro Muti rispondevano proprio a questa logica di ridimensionamento più ampia progettata dal sovrintendente Fuortes - prosegue - Per questo motivo ribadiamo la necessità di convocare un consiglio straordinario dedicato alla situazione del Teatro dell'Opera e soprattutto invitiamo il sindaco Marino a sciogliere questo Cda e a nominare un nuovo sovrintendente che abbia davvero a cuore il futuro dell'Opera di Roma».



«L'unica vera sofferenza, per utilizzare le parole del sindaco Marino, è vedere ancora Fuortes sulla poltrona da sovrintendente del Teatro dell'Opera». Lo dichiara il presidente della commissione Trasparenza di Roma Capitale Giovanni Quarzo (Fi). «Ci attendevamo un suo passo indietro dopo il fallimento della sua gestione, per poi lavorare per il rilancio del Teatro - prosegue - Purtroppo, a pagare le sue inefficienze sono i musicisti ai quali va la nostra totale e sincera solidarietà». «E tra l'altro ancora attendiamo gli atti relativi all'inchiesta interna, che gli abbiamo chiesto durante la Commissione trasparenza - aggiunge - Dati che, ovviamente, Fuortes ancora non ci ha fornito, anche se non potrà più scappare perché il 7 è fissata nuovamente una seduta della commissione».
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