L'arte minacciata: guerra e malavita
i principali nemici della bellezza
VETRINA
ROMA - Il mondo è preoccupato dei danni che rischia il patrimonio culturale nella Libia: cinque luoghi inseriti nella Lista mondiale dei siti Unesco, tra cui Leptis Magna, Sabrata e Cirene; da sempre, infatti, guerre e sommovimenti sono i peggiori nemici dell’archeologia e dell’arte. Ma non solo loro: anche il terrorismo, la criminalit organizzata e i “tombaroli” genericamente intesi. Lo stesso Mohammed Atta, prima di organizzare gli attentati dell’11 settembre negli Usa, cercava di rivendere oggetti illegalmente scavati in Afghanistan; diceva per comperare un aereo: un dettaglio che fa venire i brividi.

Recentemente, il Cairo ha svelato che dal Museo nazionale sono stati rubati 54 reperti; e nel Paese, durante i disordini, 14 siti sono stati depredati, distrutti, o comunque violati: tombe aperte, scavi senza permessi, magazzini attaccati, casse sottratte. Pi di 3 mila oggetti conosciuti (e chiss quanti non inventariati) sono spariti in Iraq durante la guerra del Golfo; 15 mila sottratti dal museo di Baghdad durante le operazioni contro Saddam, e la met recuperati poi in Giordania, a Beirut, in Svizzera mentre stavano gi volando a New York: alcuni, dai carabinieri italiani, e 25 tavolette cuneiformi perfino nel Delaware, uno degli Stati Uniti.

La scorsa settimana, con un convegno, l’Unesco ha celebrato a Parigi i 40 anni dalla Convenzione del 1970, fondamentale strumento di protezione, ratificato finora da 120 Paesi. E ha reso note le cifre del saccheggio. Il mercato dell’“arte rubata” secondo, nel mondo, soltanto a quelli della droga e delle armi; nel 2000, la Camera dei Comuni di Londra lo valutava in 6 miliardi di dollari all’anno.

L’80 per cento delle antichit etrusche o romane oggi sul mercato ha una provenienza clandestina, spiega il viceavvocato generale dello Stato Maurizio Fiorilli; sono dei dati terribili, aggiunge Paolo Giorgio Ferri, ex Pm di Roma, che ha parlato a Parigi. Il direttore dell’cole du patrimoin africain di Parigi, Alain Godonou, calcola che il 95 per cento delle propriet culturali del continente siano perdute; su 1.600 effigi marmoree cicladiche della prima Et del Bonzo, solo 150 sono state ritrovate con scavi regolari, dicono David Gill e Christopher Chippindale, due archeologi inglesi che studiano il fenomeno.

In Bangladesh rimane soltanto uno dei manoscritti precedenti al 1200: gli altri tutti in giro per il mondo; Francesco Bandarin, assistente per la cultura del direttore generale dell’Unesco, stima che oltre un milione e mezzo di oggetti culturali cinesi siano sparsi in 200 musei di 47 Paesi; e tanti arricchiscono poi le collezioni private. In Nigeria, 400 oggetti rubati dai musei negli Anni 90; contemporaneamente, nell’ex Cecoslovacchia, una chiesa su tre devastata. L’Unesco valuta che dai templi di Angkor Vat, in Cambogia, in certi tempi, ogni giorno se ne andasse la testa di una delle statue dei Buddha che essi possiedono. O possedevano? La storia svanisce, si cancella sotto i piedi degli abitanti contemporanei di troppi Paesi. Anche, purtroppo, del nostro.

In Italia tornata la Venere di Morgantina, che il Getty museum aveva acquistato nel 1987 per 18 milioni di dollari: il 10 maggio, la citt di Aidone ne inaugurer la nuova sistemazione. Ma se i musei e qualche privato americano hanno restituito circa 120 oggetti (mai successo, dopo le razzie napoleoniche), numerosi altri mancano all’appello, spiega Ferri, che, da solo, ha indagato su 2.500 persone e calcola in un milione i reperti scavati dal 1970 in poi, si intende senza autorizzazioni, e poi messi in commercio.

I carabinieri della Tutela del patrimonio culturale hanno un dossier con le opere non ancora restituite; anfore che sono nei musei di Toledo (Ohio) e Cleveland, al Louvre, met di un carro sabino della Ny Carslberg Glyptotek di Copenaghen (l’altra met in Italia), e cos via: in una trentina di musei al mondo. Si fatto vivo quello di Minneapolis; ha comperato assai “male”, negli Anni 80, anche lui: crateri estratti di frodo dal sottosuolo del nostro Paese. E dal Giappone, qualcuno si materializzato nel nome del Miho museum vicino a Kyoto, imbottito, nella sezione greca, romana ed etrusca, di reperti clandestini.

Alla recente rassegna di Maastricht, erano in vendita oggetti eternati, dopo lo scavo e prima del restauro, nelle polaroid del “trafficante” Giacomo Medici, l’unico finora condannato (8 anni in appello), perch da noi la prescrizione sempre in agguato; e le maggiori case d’asta continuano ad offrirne. Io penso che si potrebbe fare di pi; anzi, si dovrebbe, dice Paolo Ferri, l’ex sostituto procuratore ora consulente del ministero. Chiss se il nuovo responsabile, Giancarlo Galan, ne avr la voglia e l’intenzione.

PER POTER INVIARE UN COMMENTO DEVI ESSERE REGISTRATO

Se sei già registrato inserisci username e password oppure registrati ora al Messaggero.

HAI UN ACCOUNT SU UN SOCIAL NETWORK?

Accedi con quello che preferisci

Se non ricordi lo Username o la Password clicca qui

0 commenti presenti