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Basquiat, i segreti di un genio dell'arte svelati dai suoi amici

Warhol e Basquiat nel 1985

La morte ti fa bella (o bello), si sa; e quindi non sorprende che le quotazioni di Jean-Michel Basquiat, morto a soli 27 anni, nel 1988, siano salite alle stelle. Il mito si autoalimenta con un'autobiografia maledetta fatta di droga, sesso e follia. E il mercato prende nota. Colpa dei famosi quindici minuti di celebrità che non si negano a nessuno, e che poi diventano causa di beatificazione postuma. Ma chi era veramente Basquiat? Miranda Sawyer del Guardian ha deciso di chiederlo a chi lo conosceva davvero, in occasione della prima grande retrospettiva a lui dedicata nel Regno Unito, (al Barbican di Londra dal 21 settembre al 28 gennaio).

Il musicista e cineasta Michael Holman, che ha sceneggiato il film di Julian Schnabel sull'artista preferito da Andy Warhol, e che ha fondato con lui una band, i Gray, ricorda i difetti di Jean-Michel, la sua «malizia»: «Aveva certi lati del carattere che avresti detto amorali, ma a parte quello, c'erano delle caratteristiche che sicuramente possedeva dalla nascita: era una persona nata pienamente realizzata, compiuta». Alexis Adler, una sua ex fidanzata, ricorda «la bella persona e l'artista eccezionale». «È una cosa che ho capito subito: sapevo che era brillante; l'unico personaggio a quel tempo che mi pareva avesse le stesse qualità era Madonna». Alexis ha raccontato al quotidiano britannico anche di essere «certa al cento per cento» che Basquiat avrebbe fatto strada, sarebbe diventato un gigante.

BOMBOLETTE SPRAY

Eppure, quando morì, il suo genio non fu riconosciuto immediatamente. Per molti musei, era un fenomeno da bomboletta spray, uno street artist imbrattatore, o peggio, un artista da poco. Ma negli ultimi anni, la sua fortuna è cresciuta in maniera esponenziale, tanto che, secondo Christie's, si trovano più opere di Basquiat nelle case di attori, campioni sportivi, musicisti e imprenditori, che di qualunque altro artista. Oggi Basquiat è anche il più citato nel mondo dell'hip-hop. Rapper come Kanye West e Nas lo citano spesso nei loro testi. «It ain't hard to tell, I'm the new Jean-Michel», non è difficile da dirsi, sono il nuovo Jean-Michel, canta Jay-Z. La sua vita di diseredato assurto agli allori della fama globale ben si presta. Basquiat nasce in una famiglia della media borghesia di Brooklyn, da padre haitiano e madre di origine portoricana. A sette anni, i suoi genitori si separano. Lui resta con sua mamma, che viene presto ricoverata in un ospedale psichiatrico, quando Jean-Michel ha solo undici anni. Le basi ci sono tutte per un carattere ribelle, perennemente arrabbiato. Basquiat cambia una scuola dopo l'altra; una volta rovescia un intero barattolo di schiuma da barba sulla testa di un suo insegnante, durante una cerimonia in pompa magna. L'incontro con Warhol è la grande occasione della sua vita; ma anche l'ultima.

HELL'S KITCHEN

La ex fidanzata ricorda la New York di allora, che era molto diversa da come la vediamo adesso: la zona di Midtown era un luogo degradato, tanto da meritarsi il soprannome di Hell's Kitchen, la cucina del diavolo; e a zonzo per la città si trovavano altri geni maledetti come Patti Smith e il fotografo Robert Mapplethorpe. Tanti edifici erano malridotti o abbandonati, ma Alexis Adler ricorda anni di completa libertà, in cui New York era la mecca di qualunque artista squattrinato. «Potevamo fare ciò che volevamo, ma semplicemente perché a nessuno importava nulla delle nostre scorribande».

Michael Holman, a sua volta, dice al Guardian di avere fatto parte di quei ragazzini di New York che servivano soltanto ad alimentare le fantasie di Warhol, ma che in realtà facevano arte, e musica, in proprio. «Che tu fossi stato un pittore, un attore o un poeta - ricorda il musicista - bisognava appartenere a una band per essere veramente cool».

La fama - e le quotazioni - sono sbarcate da un lato all'altro dell'Atlantico; qualche mese fa fece scalpore la vendita di un suo dipinto (Untitled, La Painting del 1982) per 110 milioni di dollari nel corso di un'asta a Londra. Una delle curatrici della mostra, che non a caso si chiama Boom for real, il successo è reale, spiega che le ragioni di questa fama ritardata sono molteplici. Anzitutto, dice Eleanor Nairne, Basquiat è morto solo sei anni dopo la sua prima mostra; e quindi non ha avuto il tempo di farsi conoscere. Inoltre, i musei non hanno reagito immediatamente, acquisendo sue opere. Il Whitney di New York ne possiede oggi un paio; ma quando l'artista era in vita il Moma rifiutò di comprarne perché ne aveva già alcune in prestito. L'altra curatrice, Ann Temkin, sostiene di non averne capito la grandezza lei stessa, all'inizio. Ora il mondo dell'arte ha fatto dietro-front. Scusate, ci eravamo sbagliati.


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Lunedì 4 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 05-09-2017 00:23

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