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Centro Sperimentale, boom di richieste
per i corsi di recitazione con Giannini

Giancarlo Giannini con gli allievi del Centro Sperimentale

«Perché vuoi fare l’attrice», chiede paterno Giancarlo Giannini nella penombra, «hai per caso il fuoco sacro?». Elena, 19 anni da Frosinone, sorride lievemente imbarazzata poi butta lì: «Mi piacciono le emozioni». Dopo di lei, il parmense Arturo, 20, rivela il titolo del film che l’ha colpito di più: «E’ Il postino, mi ha fatto piangere». E Giovanna, 23, prima di gettarsi nella declamazione di una poesia di Primo Levi, domanda preoccupata alla commissione, schierata davanti a lei come un plotone d’esecuzione, sia pure benevolo: «Ma voi considerate solo la tecnica o l’insieme della personalità del candidato?».
Domande. Scene da un’audizione. Una delle tante che si tengono attualmente al Centro Sperimentale di Cinematografia dove quest’anno la richiesta di ammissione ai corsi di recitazione ha superato ogni aspettativa e battuto tutti i record: sono arrivate 640 domande. E poiché nella scuola di cinema multidisciplinare più antica e prestigiosa d’Italia le cose si fanno seriamente, ogni candidato viene ”provinato”, filmato, ascoltato (che fai nella vita?, cosa leggi?, quali film preferisci?) prima che, in base a scremature progressive, vengano scelti i fortunati 14, sette maschi e sette femmine, destinati a seguire le lezioni di un maestro d’eccezione: Giancarlo Giannini, storico insegnante e membro del cda. «Il marchio della Scuola è sempre potentissimo e uno dei motivi che spingono tanti giovani a candidarsi ai corsi di recitazione è proprio la presenza carismatica di Giannini», spiega Felice Laudadio, presidente del Centro Sperimentale di cui è preside Caterina D’Amico.
Il maestro. I ragazzi che affrontano i provini vengono da tutta Italia. Niente competitività in stile X Factor o esuberanze degne di Amici. Qui si respirano amore per i sacri testi, sobrietà, concentrazione. Vanno forte, tra gli autori scelti dai candidati per far colpo sulla commissione, Ada Merini, Pavese, Ayckbourn. E a giudicare le potenziali star di domani è proprio il grande Giancarlo, 75 anni e oltre mezzo secolo di carriera, affiancato da altri esperti.
Temperamento. Lidia, ventenne di Latina, ex modella, porta un monologo di Pirandello e una poesia di D’Annunzio. Poi, in nome della versatilità, si esibisce nella danza del ventre. «Ma in discoteca non vado mai», giura. Francesca, catanese: «Il mio film preferito è la Dolce Vita, ho faticato a capirlo ma le cose difficili m’intrigano». Si cercano talenti, passioni, facce. «Porti le lenti a contatto?», chiede Giannini alla 23enne Irene. Poi dice a Grazia: «Possiedi temperamento, il tuo fidanzato dovrebbe aver paura di te».
Silvia, 19, dichiara di avere come modelli Loren, Huppert e Gerini. Gabriele da Ostia confessa di voler fare l’attore «perché sono alla ricerca di autorevolezza». E Cristiana: «M’interessano le questioni di genere». Tutti vengono messi a proprio agio dai ”giudici” con un sorriso, una battuta, un incoraggiamento: «Rilassati, respira, non aver paura». Per tutti c’è rispetto e ascolto. «Forse è colpa della tv se le domande di ammissione sono tanto cresciute: oggi c’è fretta di lavorare», osserva Giancarlo, «ma il nostro è un mestiere da monaci, richiede tempi lunghi e pazienza. Ed è davvero difficile, da parte nostra, operare la selezione e dire alla maggior parte di questi ragazzi: tu no, non frequenterai la scuola».
Famosi. Tutti vogliono calcare le orme degli allievi che hanno avuto successo, dal mostro sacro Arnoldo Foà a nomi più recenti come Carolina Crescentini, Riccardo Scamarcio, Alba Rohrwacher, Sara Serraiocco. Quando una candidata spiega la ragione per cui vuole fare l’attrice («perché mi diverto»), Giannini esulta: «Brava, goditi la gioia di questo mestiere, dimentica le immedesimazioni stanislawskiane. Non a caso in inglese recitare si dice ”to play”, giocare».
C’è chi fa la spaccata, chi finge di rimorchiare una ragazza ballando in discoteca, chi chiede il permesso di declamare il proprio pezzo seduto per terra. Giannini e compagni osservano, ragionano, poi mettono il voto da 1 a 30. «A ciascuno dei 14 che alla fine verranno scelti», spiega l’attore, «raccomanderò di lavorare sodo e se è il caso di andarsene all’estero, in Italia nessuno lo aiuterà. E di lasciare i corsi al minimo dubbio. Se non hai una passione totalizzante non puoi fare l’attore».


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Venerdì 13 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 07:25

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