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Charlotte Rampling, nuda sul grande schermo a 71 anni: «Mi mostro come sono, senza paura»

Charlotte Rampling

Una laurea in cinema in America, un corto (Wunderkammer) che dal Sundance gira 50 festival nel mondo, un primo film (Medeas) a Orizzonti con importanti premi internazionali e poi quel copione, Hannah mandato a quella grande attrice i cui occhi incredibili l'avevano folgorato ragazzino adolescente vedendo La caduta degli Dei. L'incontro
tra Andrea Pallaoro, 35 anni, praticamente sconosciuto in Italia e Charlotte Rampling, 71 anni, la dea di Visconti, della Cavani, di Lelouch e di Ozon sembra un film nel film: lui adora lei, lei lo conosce e trova in quel copione un'attrazione forte per la sua recitazione che, come dice lei stessa, «non è interpretazione di un personaggio ma diventare un personaggio, renderlo vero».

Bellissima, elegante, disponibile Charlotte Rampling ennesima star ageè di questa Venezia 74 gerontocratica sul red carpet, rimescola le carte per la Coppa Volpi, posto che la giuria di Annette Bening le abbia già in ordine. Il film Hannah, oggi in concorso alla Mostra, è la Rampling, dalla prima all'ultima scena. Una donna «che prova a sopravvivere al suo destino, esplora silenzio e solitudine, il disagio e la incomprensione» racconta Pallaoro, di quel «mondo interiore paralizzante che è il mondo di Hannah». La storia racconta cosa «succede ad una persona quando dopo 40 anni di vita con un'altra si ritrova a vivere un capovolgimento totale», senza essere più
accettata dal figlio, impossibilitata a vedere il nipote, sola con il marito arrestato per un crimine orribile di cui lei
(forse) era a conoscenza. Tentare una vita normale, persino nella routine di lavoro, sport, scuola di recitazione, spesa, faccende domestiche, mentre tutto è crollato e la morte è dentro di te, identità personale e identità sociale.

La Rampling con «coraggio e generosità» si è messa a nudo, anche letteralmente mostrandosi completamente nello spogliatoio della piscina, con il suo fisico anziano lei che è stata un'icona di seduzione. «Il mio vissuto, il mio bagaglio di esperienze, il mio corpo è tutto questo, le donne di una certa età hanno queste forme. Sono grata
al cinema italiano ed europeo che mi offre l'opportunità di portarle sullo schermo, interessanti nella vita come in sala. Il cinema di Hollywood faccia pure la sua strada puntando sulla gioventù». Il legame tra la Rampling e il nostro paese è stretto: «l'Italia - dice l'attrice inglese - è stata la mia rivelazione. Girai con Gianfranco Mingozzi nel '68 Sequestro di persona e qualcosa accadde lì: un'insieme di luce, persone, lingua, architettura, modo di vivere, tutto lo stile italiano ha caratterizzato la mia vita creativa a cominciare dalla lezione di Visconti».

Charlotte Rampling racconta il suo processo creativo così: «Mi è sempre piaciuto concepire la recitazione non come un'interpretazione. Per me è essere, diventare quel personaggio, avere una relazione umana provando tutti i
sentimenti di quel ruolo. Per me fare cinema è questo, avere una relazione intima con il tuo personaggio e sapergli dare umanità in quel processo caotico e frammentario che è il set e scegliere il copione anche per un ruolo piccolissimo sentendo che per me è una chiamata». Ecco cosi trasformarsi in Hannah ad ogni ciak, «grazie a quella confidenza creata con il regista, un'amicizia creativa la chiamo io. Lavorare con Andrea è stato molto
semplice, sicuro, tutt'altro con un salto nel buio con un giovane talento. Andrea mi fa sentire bene: un attore ha bisogno di questo sentirsi sicuro e sostenuto».

Se Charlotte Rampling da una parte accetta un discorso sulle età al cinema, dall'altro rifiuta il tema del gender gap. «Io penso che le registe ora sono tante e abbiano grosse libertà nella realizzazione di film. Di questi tempi per fare un film secondo me non devono combattere più di quanto non facciano tutti», aggiunge Rampling, un anno fa candidata all'Oscar come non protagonista per il bellissimo 45 anni di Andrew Haigh. «La mia erede? Non saprei,
mi piace Marion Cotillard», risponde. Hannah, prodotto dal talentuoso Andrea Stucovitz con Rai Cinema e Partner Media, sarà distribuito in sala in Italia da I wonder Pictures, intanto Pallaoro è già al lavoro per il secondo
film su questa trilogia di donne cominciata con Hannah: s'intitola Monica e si girerà nella prossima primavera.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Venerdì 8 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 22:22

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COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2017-09-09 08:12:06
Tutto un discorso cerebral-culturale per esibire le devastazioni dell'età. Mi sembra quasi morboso: per chi fa vedere e per chi guarda. p.diamante roma
2017-09-10 21:34:27
C'era una volta un qualcosa che si chiamava ....pudore.

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