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Egitto, al via il Festival Internazionale del cinema al Cairo: in rassegna anche 17 pellicole italiane

Egitto, al via il Festival Internazionale del cinema al Cairo: in rassegna anche 17 pellicole italiane

L’immagine sofisticata e intellettuale di Kate Winslet, protagonista insieme a Idris Elba di “The mountain between us” scelto come film di apertura della Festival internazionale del cinema del Cairo, prefigura meravigliosamente lo stile di questa nuova edizione. Perché il festival della capitale cairota propone quest’anno un programma che mescola i generi: non solo quelli cinematografici ma quelli, più in generale, artistici.

Dieci giorni di proiezioni, anticipazioni, incontri e seminari coinvolgeranno il pubblico della più antica kermesse cinematografica nel mondo arabo, in Africa e nel Medio Oriente che si apre domani nella capitale egiziana e che si concluderà il 30 novembre. Oltre 175 film provenienti da 53 paesi costituiscono il vasto programma, ideato dalla presidente della rassegna, Magda Wassef, e dal direttore artistico, Youssef Rizkallah, che vedrà anche una folta presenza italiana con 17 pellicole portate al Cairo da Isabella Gullo, rappresentante del festival in Italia da diversi anni. In concorso ufficiale ci sarà “Fortunata” di Sergio Castellitto, ma nelle diverse sezioni speciali ci saranno tra gli altri “Qualcosa di nuovo” di Cristina Comencini, “La tenerezza”, di Gianni Amelio, “In guerra per amore” di Pif e “Tommaso” di Kim Rossi Stuart. 

 

Domani sera, all’Opera House del Cairo, ad aprire la 39° edizione del Festival sarà dunque il film americano “The mountain between us” del regista palestinese Hany Abu-Assad con Kate Winslet e Idris Elba. Non è una scelta casuale: quest’anno la rassegna dedica uno sguardo speciale alle donne. Sarà presentato anche il film di Vanessa Redgrave – che ha segnato il debutto dell’attrice britannica come regista – “Sea Sorrow” sul dramma dei rifugiati. Ci sarà una sezione speciale di giovani registi, tutta al femminile, e il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulla donna, adottata per la prima volta anche in Egitto lo scorso anno dal presidente Al Sisi, si terrà un seminario aperto al pubblico. 

E a un’icona della cinematografia egiziana, l’attrice Shadia che è ricoverata in ospedale per le sue precarie condizioni di salute e che, nei giorni scorsi, ha ricevuto anche la visita di Al Sisi, è dedicata l’edizione del festival di quest’anno. E un’altra attrice egiziana, Youssra, la star più famosa del momento, è stata scelta come presidente onorario della rassegna. Tra i film in concorso e quelli presentati nelle rassegne delle sezioni speciali, molti saranno proiettati per la prima volta come il tunisino “Tunis by night” di Elyes Baccar, unico film arabo in concorso ufficiale, il film bosniaco “Men don’t cray” di Alen Drljevic, l’azero “Pomegranate Orchard” di Ilgar Najaf, il serbo “Requiem for Mrs. J” di Bojan Vuletic, il colombiano “Killing Jesus” di Laura Mora Ortega e il kosovaro “Unwanted” di Edon Rizvanolli.

Tra le rassegne delle sezioni speciali, molto interessante quella dedicata ai film egiziani – che comprende anche “Sheikh Jackson” di Amr Salama, candidato agli Oscar 2018 per l’Egitto – che racconta la storia di un imam che amava Michael Jackson – e quella dedicata al cinema arabo. Tra le pellicole più significative due affrontano la tragedia siriana: “Rain of Homs” del regista Joud Said sulla liberazione di Homs e “The Bees’ way” di Abdellatif Abdelhamid. E ancora il palestinese “Ghost Hunting” di Raed Andoni, vincitore del premio per il miglior film documentario al Festival del cinema di Berlino, il libanese “Solitaire” (Mahbas) diretto da Sophie Boutros e il marocchino “Sweat rain” di Hakim Belabbes. A un vero tesoro nazionale libanese è dedicato il documentario “A certain Nasser” di Badih Massaad e Antoine Waked: un viaggio avvincente nella vita del cineasta di 90 anni, Georges Nasser che racconta la sua storia, il suo paese e il suo immenso amore per il cinema che ancora oggi continua a trasmettere alle generazioni più giovani insegnando all’Accademia di belle arti di Beirut. 

Paese ospite d’onore, quest’anno, è l’Australia, una sezione speciale è dedicata ai Paesi dell’Europa orientale e una finestra è aperta anche sulla società latino-americana sempre nell’ottica di far conoscere, in particolare al pubblico egiziano, realtà sociali e culturali diverse. «Il cinema in Egitto è uno dei “soft power” più influenti. Contribuisce allo sviluppo della cultura, è uno straordinario mezzo di crescita e di orientamento per la società e svolge un ruolo importante anche nella lotta al terrorismo e alle ideologie estremiste», ha sottolineato Hisham Sulliman nella conferenza stampa di presentazione. 

Sulliman è l’amministratore delegato del canale televisivo privato egiziano Dmc Channel che da quest’anno, per tre anni, è il principale sponsor del Festival e che, presentando la rassegna, ha rivendicato per quello del Cairo un posto tra i primi film festival del mondo. Anche se non ha nascosto alcune difficoltà incontrate, soprattutto di natura economica. E ha raccontato un retroscena: «Al Pacino ci aveva chiesto un jet privato per portarlo dagli Stati Uniti all’Egitto, ma questo superava il nostro budget».

Da domani al Cairo ci saranno ben 120 registi di tutto il mondo, oltre a centinaia di attori. Sarà una grande festa del cinema che si snoderà in diversi luoghi del Cairo: il Palazzo delle Conferenze di Al Manara, situato nella nuova capitale amministrativa, l’Opera House, l’American University, le sale della catena Odeon e il cinema Mall of Arabia. Una grande festa, ma soprattutto, attraverso i film, uno strumento di conoscenza, e in fondo di dialogo tra società diverse, perché in Egitto, oggi più che mai, c’è una grande voglia di reagire alla chiusura intellettuale di chi vorrebbe riportare indietro l’orologio della storia.


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1 di 1 commenti presenti
2017-11-21 17:00:07
17 piaghe d'Egitto, immagino che filmoni ahahaha!!!! CINEMA ITALIANO DA RIFONDARE SUBITO!

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