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Filippo Timi si traveste ed è subito “Favola”

Filippo Timi

 Con “Favola” , opera prima di Sebastiano Mauri, passata alla 35/ma edizione del Torino Film Festival , siamo in pieno immaginario Usa anni Cinquanta, come dentro un film di Douglas Sirk. Un mondo di plastica iper-colorato dove non esiste la polvere e le massaie sono sempre alle prese con le loro faccende di casa in tacchi a spillo e come se fossero appena uscite dal parrucchiere.Il film prende spunto dall'omonimo spettacolo "cult" diretto, scritto e interpretato da Filippo Timi, passato con successo sui palcoscenici italiani dal 2011 al 2015.

Siamo appunto in un salotto borghese americano anni Cinquanta. Qui tra melodramma e soap opera si agita la vita di Fairytale (un Timi "en travesti", con i vistosi abiti di Fabio Zambernardi), donna con una identità sessuale in progress. Ora il personaggio di Fairytale - non lontano dal mondo di Timi che ha confessato a Torino «anche io da bambino a volte mi vestivo da donna con tanto di sigaretta in bocca» - ha un marito violento, sex addictet e molto macho, Stan (Sergio Albelli). E la donna ha anche un'amica del cuore, Mrs Emerald (Lucia Mascino), solo appena meno ansiosa di lei. Quest'ultima è una donna tradita dal marito, sia con donne che con uomini, e che trova appoggio e solidarietà nella spumeggiante Fairytale.

Insieme poi condividono la stessa tentazione: il loro oggetto dei desideri, mai davvero soddisfatti, e il multiforme ragazzotto che veste i panni di Ted Stuart, Tim Stuart, Glenn Stuart e Stuardo (Luca Santagostino). In questa commedia surreale, più teatro che cinema, deus ex machina un barboncino bianco impagliato (l'unico capace di agire davvero), mentre per quanto riguarda le minacce, c'è quella incombente degli extraterrestri della quale è sostenitrice appassionata la sulfurea madre di Fairytale (Piera Degli Esposti). Il tutto tra citazioni, tè, whisky corretti al veleno e lezioni di mambo.

«Grazie a Mauri e al cinema, i personaggi si sono trasformati in persone. Questo passaggio ha creato piu intimità rispetto al teatro - dice Timi- . Nel film c'è tutto l'immaginario anni Cinquanta anche per esasperare la differenza che c'era allora tra maschio e femmina. Era un'epoca in cui c'erano slogan del tipo: "Più la donna fatica in casa più è bella agli occhi del marito". E ancora da Timi: «Cosa mi unisce al mio personaggio? Il desiderio di essere felice per quello che si è senza la preoccupazione di un pregiudizio». Spiega infine il regista alla sua opera prima: «Certo si possono vedere tanti riferimenti a questo film come “Lontano dal paradiso”, Almodovar e Hitchcock, ma va detto che ho utilizzati le scenografie e luci per abbracciare gli stati d'animo dei miei personaggi. È un mondo creato dalla testa della nostra protagonista e anche l'America che si vede è stata ricreata, un'America esotica, sopra le righe, tipica degli Hollywood Studio Movie degli anni Cinquanta. Certo - conclude - trattiamo di argomenti che non piaceranno a tutti»


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Sabato 2 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:17

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