Sarà il mio tipo? Uno di quei film d’amore che sanno fare solo in Francia
Ci sono ancora film che non sono quello che sembrano. E lasciateci aggiungere: per fortuna. Sono più complicati, o più semplici, ma soprattutto più ambigui di come appaiono. Non si limitano a raccontare una storia, ma «si interessano (ci interessano) a ciò che quella storia racconta», per citare la formula con cui il protagonista di Sarà il mio tipo? (da giovedì in sala) cerca di spiegare la bellezza dei romanzi di Zola alla sua fidanzata.



A prima vista infatti quello di Belvaux sembra il classico film che sta in poche righe: giovane professore di filosofia parigino, colto, scettico, disilluso, incontra una parrucchiera di provincia ingenua ma piena di vita. Lui cita Kant, legge Dostoevskij, scrive romanzi, rifiuta i legami. Lei ha già un bambino, preferisce i bestseller, adora Jennifer Aniston, la sera va al karaoke con le amiche. Come finirà?



Fosse tutto qui, saremmo davanti a una delle tante commedie più o meno brillanti di questi anni, o viceversa a un melodramma carico di sentimento. Ma le cose, appunto, sono molto più complicate. E lo spettatore si trova presto nella stessa posizione, disagevole e insieme seducente, in cui Belvaux mette i suoi personaggi. Una parrucchiera infatti non è mai solo una parrucchiera. Così come un filosofo non è solo un filosofo, anche se ognuno dei due è abbastanza prigioniero dei propri schemi mentali e culturali da non capire mai fino in fondo l’altro.



E nemmeno se stesso, ma qui parliamo in particolare di lui: la cultura non sempre aiuta a essere tutti d’un pezzo, al contrario. Anche se Belvaux si guarda bene dal giudicare i suoi personaggi o dal dire l’ultima parola. Si limita ad accompagnarli fino in fondo ai loro slanci e alle loro illusioni, registrando gli inevitabili passi falsi con una lucidità sempre carica di simpatia, malgrado tutto, che ci fa vivere e soffrire con Clément e con Jennifer per tutto il film, capendo perfettamente le ragioni dell’uno e dell’altro. Anche se sappiamo subito, di qui una certa suspense, che su quei due personaggi incombe un destino non facile.



Che importa in fondo la distanza? Parigino trasferito d’ufficio ad Arras, nel profondo Nord, Clément si innamora di Jennifer proprio perché lei fa tutt’uno con quella città così incomprensibile per lui, e viceversa. Dietro la passione dei due amanti c’è anche, per entrambi, la scoperta di un mondo del tutto nuovo. E il tentativo, altrettanto reciproco, di introdurre l’amato alle gioie e ai misteri di quel mondo.



Ma anche questa a ben vedere è una falsa pista. Non è sul terreno della cultura di appartenenza che si gioca davvero l’amore: eppure Jennifer e Clément, soprattutto Clément, non smettono di cadere in questa trappola. Come mostrano in ogni momento del film due attori stupefacenti per finezza, immediatezza e adesione fisica ai loro personaggi, Loïc Corbery della Comédie Française e la radiosa, travolgente Emilie Dequenne scoperta in Rosetta dei fratelli Dardenne, che qui torna con un personaggio degno di entrare nell’affollata galleria delle grandi figure femminili del cinema francese, anzi francofono (Belvaux è belga).



Philippe Vilain, autore del romanzo da cui è tratto il film (Gremese), può essere felice, Belvaux ha dato alle sue parole e alle sue idee un’evidenza fisica che inchioda, dalla prima all’ultima scena.





SARA' IL MIO TIPO?



commedia drammatica, Francia, 111'

di Lucas Belvaux. Con Émilie Dequenne, Loïc Corbery, Sandra Nkake, Charlotte Talpaert, Anne Coesens, Danièla Bisconti, Didier Sandre



+TUTTE LE FOTOGALLERY DI SPETTACOLI e CULTURA