Venuto al mondo, Castellitto: «La critica? Meglio la laurea del pubblico»
CINEMA
ROMA - Io non ho paura, dice Sergio Castellitto. «Non ho paura di rivendicare il diritto di emozionarmi. Non mi vergogno di voler arrivare al pubblico attraverso una grande storia d’amore e di sentimenti forti. Oggi ce n’è un disperato bisogno». Da gioved 8 Venuto al mondo, il film diretto dall’attore-regista (anche interprete), ispirato al best seller di sua moglie Margaret Mazzantini (Mondadori) e interpretato da un cast internazionale (Penelope Cruz, Emile Hirsch, Jane Birkin, Luca De Filippo, Adnan Hascovic, Saadet Aksoy, il ventunenne Pietro Castellitto) sar nelle sale con Medusa. In America uscir ad aprile 2013.

Operazione ambiziosa, budget da kolossal, molta musica, toni mlo e sullo sfondo l’assedio di Sarajevo, di cui si celebra il ventennale: nel film Penelope passa dai trenta ai cinquant’anni, incontra e perde il grande amore dopo aver inseguito con ostinazione il sogno di diventare madre. Fino a compiere scelte estreme che s’inquadrano negli orrori della guerra, fino a trovare il figlio nel luogo meno prevedibile: come se la donna infilasse le mani in una pozzanghera e ne estraesse la luce, spiega Castellitto. Aggiunge il premio Oscar Penelope Cruz, gi protagonista di Non ti muovere da un altro romanzo di Mazzantini: Ho letto Venuto al mondo, me ne sono innamorata, mi sono proposta. E quando ti capita un altro ruolo cos intenso?.

Castellitto, com’ nata l’idea di portare sullo schermo anche questo romanzo di sua moglie?
Sei anni fa non esisteva nemmeno il libro. Margaret e io abbiamo preso un aereo e siamo andati a Sarajevo, trovando una citt ancora sfasata e confusa, nella quale vittime e carnefici passeggiano insieme. Poi venuto il romanzo, scaturito dalla profonda impressione suscitata in mia moglie dal massacro dei Balcani, ed ecco il film: racconta l’opposto degli orrori della guerra, cio una grande storia d’amore e di maternit.

Dispiaciuto che il film non sia stato invitato a Venezia?
Non intendo fare polemiche ma credo che il mondo dei festival sia dominato da una visione programmatica, direi ideologica del cinema. Esiste un pregiudizio nei confronti di chi, come me, non insegue la laurea honoris causa della critica. Io voglio quella del pubblico, lo stesso che al festival di Toronto mi ha riservato ovazioni.

Si sente incompreso in patria?
Forse in alcuni ambienti non perdonano a Margaret e a me di essere estranei ai clan radical-chic, di non andare a genufletterci nei salotti. E magari scontiamo anche il fatto di essere una coppia unita, con quattro figli, per giunta capace di lavorare e fantasticare insieme. Ma grazie a Dio siamo due persone libere.

Cosa rappresenta il personaggio che lei interpreta?
Io sono il carabiniere che sposer la protagonista e far da padre al suo bambino. I figli sono di chi capace di amarli.

Perch il pubblico dovrebbe andare a vedere Venuto al mondo?
Perch un film sugli archetipi della vita e tocca corde profonde. Girarlo stata un’avventura umana straordinaria. E il tono mlo come un bisturi che mi ha permesso di accedere alle emozioni pi potenti.

Il cinema italiano in crisi?
Lo sento dire da una trentina d’anni. Il vero problema che forse, negli ultimi tempi, ha perso il rapporto con il pubblico. Errore gravissimo: qualunque film dovrebbe innanzitutto rivolgersi a chi va a vederlo.

 
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