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L'ultima follia di Damien Hirst è un “incredibile” tesoro sommerso

Damien Hirst

«La profondità va nascosta. Dove? Alla superficie», diceva Hugo von Hoffmansthal. Così, non c'è maniera migliore per pubblicizzare un progetto che definirlo segreto. Da settimane si parla della nuova, faraonica mostra di Damien Hirst, il grande e controverso artista britannico da tempo in cerca di un rilancio delle quotazioni, che aprirà il prossimo 9 aprile in due prestigiose sedi veneziane, Palazzo Grassi e la Punta della Dogana. È bastato diffondere un paio di video di sommozzatori al lavoro negli abissi marini, alle prese con relitti sommersi, e lasciare filtrare con il contagocce alcune foto, per scatenare la curiosità globale. Nessun comunicato stampa. Nessuna conferma della stessa presenza di Hirst all'inaugurazione (anche se alcune fonti vicine al progetto sostengono che «verrà sicuramente»). Tutto per non rovinare l'effetto sorpresa.

INDISCREZIONI
Poi cominciano a filtrare le notizie, qualcuno comincia a parlare. Si tratta di un progetto «di grande portata e incredibile», ci dice il fotografo ingaggiato dall'artista per l'occasione, Christoph Gerigk; precisa di non potere assolutamente dire di più, ma si lascia sfuggire che tutta l'impresa è stata documentata in un video che diventerà presto un film. Le sue foto subacquee di recuperi di reperti sommersi, come le grandi statue della città di Heracleion, al largo di Alessandria, devono avere certamente ispirato l'artista di Bristol.
Treasures from the Wreck of the Unbelievable, i tesori del relitto dell'incredibile, è un progetto che Hirst ha preparato con pazienza, nel corso di dieci anni di lavoro. A Le Monde l'artista ha detto che tutto è cominciato quando si è rivolto a un giardiniere per piantare qualche albero e dei fiori nella sua tenuta del Gloucerstershire. «Sir, cosa vuole farci, bisogna attendere dieci anni perché un giardino cominci ad assomigliare a qualche cosa», gli aveva risposto l'esperto ingaggiato per l'occasione.

Il Financial Times anticipa qualche foto. Un enorme disco solare, del colore dell'oro, che sembra sporgere dalla sabbia. Un leone con le zampe incrostate di molluschi, che viene ripescato dagli abissi. Altre opere vengono descritte nei dettagli dal giornalista che le ha viste sott'acqua, durante una escursione subacquea sulle coste di un Paese dell'Africa orientale (e che ovviamente non può nominare, ma che sembra proprio l'Egitto). Una sfinge reclinata sulla sabbia, piena di pesci rifugiati nelle sue cavità. La statua di un uomo che percuote un tamburo, la testa che sembra fatta di corallo. È chiaro che ci vogliono anni, per far incrostare di alghe e molluschi un relitto, anche se si tratta di manufatti umani e moderni del valore di milioni di dollari; di qui il lasso di tempo necessario per portare a tempo il progetto.

Il New York Times parla di 250 opere in mostra (altre fonti parlano di sole 189), dai piccoli oggetti in giada (valore 400mila dollari) fino a una testa di Medusa in malachite, quotata quattro milioni. «L'arte è molto simile a una religione - ha spiegato Hirst al quotidiano finanziario britannico - è correlata, in qualche modo, alla fede». Ogni cosa abbia fatto Picasso viene ritenuta di valore, ha spiegato, così come un'opera di Van Gogh acquista molta più importanza se si tratta dell'ultimo quadro che ha dipinto.
Nel suo colloquio con il Financial Times Hirst spiega, o depista l'interlocutore, sulla vera natura delle opere che saranno esposte. Parla di una nave chiamata Apistos - infedele o che non crede, in greco, il che rimanda all'unbelievable del titolo della mostra - trovata in queste acque dell'Oceano Indiano, dove aveva fatto naufragio nel secondo secolo d.C., con un carico di manufatti appartenuti a un certo collezionista Cif Amotan II, che doveva provvedere ad adornare un tempio dedicato al sole. Hirst sostiene che il relitto è stato scoperto nove anni fa, e di avere sostenuto le spese del recupero. Si ma si tratta di leggenda o realtà? «Qualunque cosa si decida di credere», risponde Hirst.

LE OPERAZIONI
Di certo, Hirst è stato impegnato a bordo della sua nave soprannominata the Baking Tray (una pentola per cucinare), almeno per tre estati di seguito.
L'artista ha molto bisogno del rilancio che solo un evento del genere può fornire. Dopo avere messo all'asta 244 pezzi della sua collezione, nel settembre 2008 (alla vigilia del crack di Lehman Brothers), il mercato è stato saturato e le sue quotazioni sono scese. Nei pezzi in mostra, e nel film che racconta l'impresa, il luccichio dell'oro è una presenza costante. «È un materiale affascinante, che tira fuori il meglio e il peggio delle persone», dice. Falsi idoli e muse, e la fallibilità del mercato dell'arte, saranno i veri protagonisti. Tra i pezzi presenti, oltre a quelli recuperati dal presunto relitto, ci saranno anche lavori di sapore pre-colombiano, greco, egiziano, romano. E naturalmente falsi e copie di originali. Per anni Hirst - spiega il Financial Times - ha collezionato falsi Picasso comprati su eBay, solo per il gusto di vedere il loro prezzo salire. «Non cerco l'immortalità attraverso l'arte - spiega - la cerco attraverso me stesso».


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Lunedì 27 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 30-03-2017 13:39

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