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Il premio Oscar Gabriella Pescucci: «Spero che Florence vinca l’Oscar»

L'età dell'innocenza di Martin Scorsese, con Daniel Day-Lewis, Geraldine Chaplin e Winona Ryder

«Il mondo dello spettacolo è pieno di registi stimolanti. Io sogno di lavorare con uno in particolare, ma non faccio nomi. Sono diventata scaramantica!». Gabriella Pescucci, dall’alto del suo Oscar ai costumi per “L’età dell’innocenza” regia di Martin Scorsese, dei sette nastri d’argento, due David di Donatello e due BAFTA, si sente ancora sul banco di prova. Ma ha ben chiari i segreti del mestiere.
 

 


Ha già il suo pronistico sulla notte degli Oscar 2017, prevista per il 26 febbraio?
«Non ho visto molto a dire il vero. “La La Land” di Damien Chazelle pare sia delizioso, ma devo appurarlo. Certo ha sbancato ai Golden Globe, un segnale esplicito per la vittoria agli Oscar. Sui costumi invece non ho dubbi: “Florence” di Stephen Frears. Meryl Streep è vestita in maniera eccezionale».
A Roma alla Casa del Cinema è in programma fino al 23 marzo la mostra “Talenti intrecciati. Visconti, Garbuglia, Tosi”. Un’occasione per ammirare i bozzetti dello scenografo Mario Garbuglia e del costumista Piero Tosi, storici collaboratori di Luchino Visconti, assieme alle fotografie di Mario Tursi.
«Sono felicissima che sia stata organizzata. La memoria sta diventando sempre più corta, colpa dell’Ipad e degli Smartphone; non si fissa più nulla nella mente. Organizzare mostre ed esposizioni è quindi importante, per memorizzare. Anche con i miei collaboratori succede di sovente: mi mostrano delle immagini su Pinterest; dopo qualche giorno gli chiedo un parere e non si ricordano nemmeno di cosa io stia parlando. E poi in mostra c’è il mio maestro Tosi che al fianco di Visconti ha segnato la storia del costume».
Lei è una ex studentessa di Tosi.
«Spesso vado a fargli visita al Centro Sperimentale di Cinematografia e lo trovo circondato da suoi allievi. Mi chiede dei nuovi film usciti al cinema, è curioso e attento, nonostante da qualche tempo non esca più molto. È circondato di affetto, anche se ricordo perfettamente la sua durezza».
Non era un maestro accomodante?
«Meglio dire esigente. Di sicuro sapeva cosa era giusto e non sorvolava mai sui particolari. Diciamo che quando si è giovani si è anche più disponibili alla rigidità. È formativa».
A giugno 2017 al Palatino va in scena il kolossal “Divo Nerone - Opera Rock”, sulla vita dell’imperatore Nerone. Un gruppo di premi Oscar cura l’allestimento: Dante Ferretti la scenografia, Francesca Lo Schiavo realizza gli arredi e le decorazioni, le musiche sono di Luis Bacalov insieme a Franco Migliacci, vincitore di due Grammy e ideatore dell’opera-rock. A lei spettano i costumi.
«Stanno prendendo forma. L’ispirazione inevitabilmente proviene dalla romanità, dalla statuaria. A questa base storica ho aggiunto del contemporaneo. La moda in questo mi aiuta molto tra cinture, fibbie enormi e bullonate: diciamo che la parte della moda più feticista ben si adatta a costumi di epoca romana. In fondo si sa che tra cinema, teatro e moda esiste un circuito di vasi comunicanti, dove si trae ispirazione e ci si influenza».
Oltre a Scorsese, per il cinema ha lavorato anche con Sergio Leone, Terry Gilliam e Tim Burton. In questo periodo sta disegnando costumi per l’opera musicale e sempre suoi erano i costumi per le serie tv de “I Borgia” e per “Penny Dreadful”. Da dove trae ispirazione?
«È fondamentale leggere e tenersi informati. Viaggio molto, visito musei e mostre e mi circondo di collaboratori che mi tengono aggiornata. Gli stimoli insomma non devono mai mancare. C’è però un altro fondamento del mestiere».
Quale sarebbe?
«Sbagliare, fare errori. Bisogna uscire dal seminato, ma sempre con la consapevolezza di ‘stare sbagliando’. Regala un’enorme libertà d’azione».
Ha visto la prima serie tv diretta e ideata da Paolo Sorrentino "The Young Pope" con Jude Law, Diane Keaton e Silvio Orlando?
«Mi sono divertita da morire! L’Italia finalmente investe: superati i 40 anni la gente resta a casa e spera di vedere prodotti televisivi ben fatti. Io "The Young Pope" l’ho adorato. È l’opposto delle serie americane. Ridevo come una scema mentre lo vedevo».


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Venerdì 17 Febbraio 2017 - Ultimo aggiornamento: 19-02-2017 21:03

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