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"Distanza di sicurezza", una rampante poliziotta protagonista del primo noir di Daria Lucca

"Distanza di sicurezza", una rampante poliziotta protagonista del primo noir di Daria Lucca

Non siamo di fronte, in questo primo “noir” di Daria Lucca, alla classica nonnina arzilla e detective per spasso e per hobby, stile Miss Marple di Agatha Christie per intenderci, che risolve gli assassini più cruenti con la sola forza delle chiacchiere di paese e le intuizioni “estorte” a se stessa e a ignari interlocutori vicino a una tazza di tè o con un cesto di fiori sotto il braccio.





No, qui in “Distanza di sicurezza” siamo di fronte a una poliziotta quarantenne, attiva, attenta e rampante – seppur “promossa per punizione”, come dice l’autrice, dalla Mobile di Roma alla Polizia Stradale -, che coordina il lavoro di un pool di indagine e che sviluppa, come personaggio femminile, tutte le contraddizioni e le difficoltà di una professionista in gonnella, per così dire, dei nostri tempi. La prima idea da cui è nato l’intreccio (e la stesura) del libro è stata questa.



La seconda, è stata una riflessione acuta della Lucca che ha avvicinato le cifre degli incidenti stradali a quelle degli omicidi volontari, notando come siano statistiche del tutto sovrapponibili, se non praticamente identiche. Dunque, si muore per un proiettile o un gesto sanguinario premeditato con la stessa facilità con cui si sbanda finendo contro un albero o si finisce, da passanti, sotto le ruote di un pirata dalla strada. Da qui l’interrogativo: e se quello che viene normalmente rubricato nelle inchieste degli uomini in divisa e dei magistrati come “disgrazia” celasse la pianificazione della morte altrui? Se sotto le mentite spoglie di un errore alla guida o di una manovra malaccorta ci fosse, invece, il disegno di un killer che vuole eliminare qualche elemento di troppo che attenta alla sua incolumità, alla sua reputazione?



I Castelli Romani sono lo scenario della trama del libro e sono presentati come sono oggi. Cioè hinterland di Roma, esodo di romani in fuga dalla Capitale ormai troppo cara e troppo piena. Ma i Castelli restano anche il territorio che per secoli i papi hanno trattato come merce di scambio con i nobili della corte pontificia. Dunque i misteriosi Colli Albani legati alla nascita dell’Urbe, agli ozi degli imperatori, alle congiure medievali, ai viaggi dei Lord in cerca di arte antica, dove tante ville aristocratiche restano a testimoniare un grande passato. Una vasta periferia ricca di boschi e laghi che anche la criminalità sta sfruttando come habitat ideale a due passi dal cuore del potere.



Al centro dell’azione lei, Amanda Garrone. Grado, vicequestore. Incarico, comandante della Stradale di Aprilia, spostata in provincia perché “colpevole” di avere indagato su un sottosegretario di governo. Quasi per caso le capita di occuparsi di un incidente mortale avvenuto a Lanuvio. C’è qualcosa che non quadra: particolari sia la personalità della vittima sia quella dell’investitore. Ma questo è solo il primo dei livelli della trama in cui la poliziotta viene coinvolta. Il suo è un passato di “sbirra” intrepida che ha sbattuto il grugno nel mondo dei potenti. Quindi, seguendo indizi, intravede tracce investigative che si intersecano e salgono la gerarchia dei pochi buoni e dei tanti cattivi.



Amanda Garrone non combatte da sola. Intorno ha due squadre di collaboratori: pochi poliziotti intelligenti e fidati e un gruppo di amici che mettono insieme problemi esistenziali, voglia di vivere, professionalità e culture diverse. Lo scenario delle indagini così si amplia. Altri pezzi di Stato (magistrati, carabinieri, servizi di sicurezza) entrano nella partita e dilatano gli orizzonti.



Il plot è una serrata inchiesta a piani incrociati. I flash back romani si mescolano ai colpi di scena sulle strade e nelle foreste dei Castelli, dove - senza enfasi e truculenza - anche le armi da fuoco e la violenza fisica fanno la loro parte. In particolare la violenza sulle donne appare via via sempre più centrale. Così il poliziotto di razza che è anche femmina ha tante ragioni in più per non mollare. Il suo indagare i differenti volti del crimine è anche viaggio dentro i mondi complessi delle psicologie dei tanti personaggi che appaiono sulla scena.

Daria Lucca, torinese, trent’anni a Roma, studi a Firenze, ha fatto tanta cronaca giudiziaria. Ha scritto un libro sulla “giustizia all’italiana”, un altro, a più mani, sulla strage di Ustica. Tra le sue passioni ci sono la storia, l’archeologia e l’arte.



Daria Lucca “Distanza di sicurezza” (Robin Edizioni, pagg. 490, euro 15)

Sabato 25 Ottobre 2014 - Ultimo aggiornamento: 15:41

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