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Graphic novel sul caso Orlandi
a trent'anni dal rapimento

Graphic novel sul caso Orlandi
a trent'anni dal rapimento

Trent’anni di depistaggi a fumetti. E la storia di Emanuela Orlandi, dopo avere infiammato a corrente alternata cronache e immaginazione, lasciando sempre uno spesso, identico, velo di mistero, diventa anche graphic novel. La raccontano in 119 pagine Alex Boschetti e Giuseppe Morici, in un volume del Becco Giallo, editore ormai sperimentato alla scrittura della cronaca italiana per “tavole”. Emanuela «capro espiatorio», come la definisce Boschetti nella sua prefazione, finita in un ingranaggio incomprensibile di quell’Italia del dopoguerra ancora da raccontare. Le tavole, nel libro di prossima uscita per ricordare il trentennale della scomparsa, il 22 di questo mese, cominciano con la scomparsa di una quindicenne cittadina vaticana, allieva di un corso di flauto: una teen-ager anni ‘70, un’adolescente come tutte le altre con il sogno di guadagnare 375mila lire, offerte da un rappresentante della Avon. Sullo sfondo la sua grande famiglia, un fratello e le sorelle, valori e limiti imposti dal padre Ercole, commesso del palazzo Apostolico.



I DEPISTAGGI



Il racconto per inchiostro respira nelle angosce del “dopo”: il vuoto, l’assenza di Emanuela riempita dall’enigma del movente e dall’escalation di depistaggi e contro depistaggi. Dalle telefonate di “Pierluigi”, che tre giorni dopo il sequestro dà due dettagli che i mitomani non potevano conoscere, a quelle di “Mario”. Poi i messaggi ad agenzie di stampa e quotidiani, fino alle chiamate dell’amerikano e alla processione dei millantatori. È il labirinto nel quale si muovono servizi segreti, investigatori e magistrati quello raccontato a fumetti, dove non manca l’accenno alle rogatorie senza risposta inviate allo Stato Pontificio dalla procura. E poi, la Stasi, i lupi grigi, Alì Agca, l’intreccio con la scomparsa di Mirella Gregori, un’altra ragazzina mai ritrovata, e quel groviglio inestricabile di intrighi internazionali e domestici che sono stati i mesi e gli anni successivi al rapimento. Tanto clamore per un abisso mai colmato. Sullo sfondo, il Vaticano, gli appelli di Papa Wojtyla, i presunti ricatti, il sospetto che Oltretevere qualcuno potesse risolvere l’enigma.

Il volume non si schiera, non abbraccia una tesi, la punta di china rimane neutra. È la necessità di capire restando “terzi” che guida autore e disegnatore e diventa metodo sin dalla premessa di Boschetti, “Una storia italiana”: «Non mi sono voluto mettere anche io alla cassa dei complottisti con il mio carrello di supposizioni. Ho cercato di dimostrare però delle colpevolezze oggettive, da parte di molti nell’atto di depistare. Chi racconta balle, non lo fa per esercizio di stile. Ma lo fa perché gli torna comodo. E in tanti hanno raccontato balle che si sono dimostrate tali. In molti negli ambienti vaticani e negli ambienti della criminalità». Sono i passaggi che nel ’97 portano il giudice istruttore Adele Rando ad archiviare la prima inchiesta «Con il fondato coinvincimento che il movente politico-terroristico costituisca in raltà un’abile operazione di dissimulazione dell’effettivo movente del rapimento».



I MEDIA

Nella suggestione dei disegni, con una scansione efficace e azzeccata (la scomparsa di Emanuela nella storia del nostro Paese è stata sullo sfondo della vita di un’intera generazione) si arriva con un balzo agli anni 2000, dopo ”Mixer” e ”Telefono Giallo”, ci sono le puntate di ”Chi l’ha visto”, il déja vu televisivo e le cicliche inchieste della stampa che hanno trasportato l’assenza di Emanuela in uno spazio mito della narrazione, dove si agitano, si mescolano e spesso si fondono i grandi, irrisolti, misteri italiani. La nuova pista è quella della banda della Magliana.

La narrazione è interrotta e interpretata da due protagonisti minimi, due ragazzi che non accettano di vivere e crescere nell’ombra di un’impossibile verità. Sono una compagna di scuola di Emanuela e un suo amico, aspirante giornalista. La loro storia si intreccia con quella del sequestro, per costruire e sviluppare la graphic novel. Saranno adulti quando, 28 anni dopo, si rincontreranno: il mistero di quella ragazza che non è cresciuta con loro, ancora sui muri di Roma nel sorriso di una foto, manifesto della nostra richiesta collettiva di verità, è ancora intatto. Alla fine sarà la stessa Emanuela, ormai icona dei drammi di un Paese che non sa svelare a se stesso la Storia di una nazione a “sovranità limitata”, a spegnere il racconto, pigiando il tasto del telecomando. Nel nero del televisore al plasma, inimmaginabile nel 1983, è lei a chiudere una lunghissima, inefficace, campagna stampa sul suo mistero: quello di un’adolescente cittadina vaticana, così diversa dalle tante adolescenti in jeans, maglietta... Un click, il buio e l’ennesima telefonata di un uomo di spalle.


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Lunedì 17 Giugno 2013 - Ultimo aggiornamento: 12:18

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