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Da Annia Regilla a Beatrice Cenci: le “Donne di Roma” raccontate da Michela Ponzani e Massimiliano Griner

La statua di una donna dell'antica Roma (ansa)

«Volevo intitolarlo “Sesso forte”, a simboleggiare la volontà delle donne di emanciparsi e resistere alla violenza». Michela Ponzani, storica e conduttrice televisiva del programma "La mia passione" in onda su Raitre, sintetizza con chiarezza il libro scritto a quattro mani con lo storico Massimiliano Griner, interamente dedicato alle donne e alla sua città d’origine: “Donne di Roma”, edito da Rizzoli. Come in un ideale viaggio nei secoli, si racconta la vita di più di cento donne "nella lunga strada dell'emancipazione femminile nella città eterna". 

Come è nata l’idea di questo percorso tra storia e vita?
«Ho pensato che sarebbe stato interessante un viaggio nella mia città, perché mi piangeva il cuore vedere come sta diventando Roma, descritta come una città ormai alla deriva e senza più splendori. La mia deformazione professionale di storica mi permette di sapere che Roma ha vissuto un glorioso passato, tutto da riscoprire e vivere». 
 

 


Oltre alla città, ci sono anche le donne.
«Era necessario recuperare le storie delle figure femminili che questa città l’hanno subita o vissuta, romane per nascita o adozione, donne che hanno superato la violenza attraverso i secoli e hanno lottato contro i soprusi e la violenza maschile. Si parte dal II secolo d.C. e si arriva fino al II dopoguerra, quando le ex partigiane lottavano per l'emancipazione». 

È importante approfondire la storia?
«È fondamentale. “Donne di Roma” parla delle origini culturali della violenza e del femminicidio. Già nell’antica Roma esistono diversi episodi: la donna doveva essere casta, muta, non doveva bere e doveva accondiscendere ai voleri sessuali della marito. Catone il Censore, passato alla storia quale misogino, disse: “Se sorprendi tua moglie che commette adulterio puoi punirla impunemente, se invece lei sorprende te non può farti assolutamente niente”. Ecco l’origine del femminicidio».

Chi era Annia Regilla?
«Il libro inizia con un femminicidio. Passeggiando una domenica di Pasqua per l’Appia Antica si incontra la lapide di Annia Regilla assassinata dal marito con un calcio in pancia; l’uomo ovviamente viene assolto… Con questo volume io e Massimiliano cerchiamo di svelare le origini culturali delle violenze, anche attraverso i luoghi dove sono accadute». 

È vero che nell’antica Roma esisteva già la pratica dell’utero in affitto?
«Verissimo e si praticava senza chiedere il consenso… Catone Uticense era sposato con Marzia; mentre lei era incinta del quarto figlio venne consegnata, con il solo consenso del marito, all'amico Quinto Ortensio Ortalo per puri fini procreativi. Era il modo più facile per incrementare il numero di cittadini romani. La donna diventa soltanto venter».  

Roma e il MedioEvo: di quale donna ci parla?
«Per esempio della piazza di Castel Sant’Angelo dove si eseguivano le condanne a morte. L’emblema del luogo è Beatrice Cenci, uccisa con l’accusa di aver assassinato il padre, quando in realtà era la sua vendetta contro l’uomo che aveva abusato di lei per anni».

La storia deve essere un monito.
«In questo libro emergono tante vite e tante voci di donne che gridano per essere ascoltate. Volevo che le loro parole parlassero al presente, all’oggi, per far capire che non siamo sole, sono donne del passato ma attuali. Capendo quanto è importante leggere il passato possiamo comprendere il presente. In tutto il volume aleggia un forte senso di solidarietà».


Donne di Roma 
di Michela Ponzani e Massimiliano Griner
Rizzoli editore  
euro 20


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mercoledì 29 Novembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 17:47

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