L'autore di Lost J. J. Abrams pubblica romanzo che rivoluziona letteratura su carta
Si può partire dal marking of, come vuole il suo stesso ideatore, J.J.Abrams. Dunque La nave di Teseo (così suona in italiano, in inglese è “S”, appena uscito da Rizzoli, 26 euro) si presenta con una custodia nera chiusa da un sigillo.





Lo rompi ed ecco il libro dalla carta volutamente ingiallita, finto antico (manca solo l’odore, non riproducibile, dei testi davvero antichi) che sembra proprio uscire da una biblioteca del 1949, l’anno della pubblicazione, anche con l’adesivo della posizione sul dorso. Apri il libro, appunto La nave di Teseo firmato da V.M.Straka, e ai margini, in quasi ogni pagina delle oltre quattrocento, trovi come dei finti link a colori diversi - rosso verde arancione nero marcato - che non rimandano a nulla, ma scandiscono la continua conversazione tra due persone (a volte sono come serrati e incastrati “dialoghi teatrali” riferiti alla loro vita che fatalmente sempre più s’incrocia), attraverso il libro stesso, e lo svolgersi della sua storia, commentata in ogni suo elemento. Ed è, quella centrale, la storia oscura e cifrata di S., uomo senza passato e senza memoria, con una memoria che è progressivamente riattivata nel corso del suo viaggio, imbarcato contro la sua volontà su una strana nave dal terrificante equipaggio, lanciato verso i pericoli di una missione ignota in terre sconosciute, isole, città, lande gelate o infuocate. Con inseguimenti, attentati, spie, killer, ambigue figure femminile sempre sullo sfondo, a incalzarlo, ricattarlo, spingerlo al delitto.



GLI OGGETTI

Disseminate tra le pagine si trovano, poi, altri oggetti all’apparenza estranei, ma tutti ricollocabili all’ombra di ciò che si legge a caratteri tipografici e di ciò che si legge nel commento a mano che lo accompagna, note a margine anche estese ma non certo dedaliche come quelle usate da David Foster Wallace. Sono lunghe lettere dei due glossatori del testo, Jennifer, giovane bibliotecaria della Pollard State University ed Eric, suo compagno di college. Cartoline, fotografie, appunti, mappe disegnate su pezzi di carta di fortuna, come i tovaglioli del caffè, ritagli di giornali, che parlano del college e della sua vita interna, o della morte nel 1964 dell’oscuro traduttore di Straka, anche lui in qualche maniera protagonista del libro, grazie anche alle note con cui lo accompagna e con cui avanza questioni e dubbi sull’opera e la vita di Straka, autore che sfugge come un’ombra a una sua chiara identificazione: nom de plume che cela qualche innominabile delitto, oppure rivoluzionario di cui nulla si conosce (e tutto è lì lì per essere svelato) se non le parole che egli ha scritto, e le teorie non solo critiche, elaborate sul suo conto. Tutti questi “oggetti” escono a sorpresa dalle pagine, come un tempo capitava romanticamente a un fiore essiccato o un segnalibro colorato. Documento visivo, curiosità, inatteso approfondimento, traccia quasi decifrabile, si ricollegano al flusso che scorre nei due racconti - in qualche maniera “paralleli” ma anche continuamente incrociati - dell’enigmatico S. e dei più ciarlieri, anche talora verbosi Jennifer ed Eric.



LA SERIE TV

Così J.J.Abrams, dopo aver rivoluzionato le serie tv con Lost, e aver reinventato il mondo ultra-cult di Star Trek, ha scritto il suo primo vero libro-libro. Anzi, da uomo di televisione e cinema, l’ha “prodotto” seguendolo in ogni fase della realizzazione, chiamando a collaborare con lui il romanziere Doug Dorst, apprezzato docente di scrittura creativa e una piccola equipe per i cosiddetti “effetti speciali” dell’imballaggio: piccolo prodigio di cartotecnica che sembra impossibile riversare in e-book, anche se il libro elettronico ci sarà ma a quanto pare molto differente dall’originale, davvero irriproducibile. Con Lost Abrams ha costruito una serie tv come i romanzi medioevali (a detta di Aldo Grasso) “a strati”: con il superficiale - la storia dei naufraghi che cercano di sopravvivere su un’isola misteriosa, sulla quale non sono da soli e che forse ha una vita propria, e poi tutti gli altri dove “ogni cosa è segno, analogia, metafora” tra rimandi, citazioni, altri significati. Anche La nave di Teseo è costruito a strati. Un vero libro-patchwork: l’hardware di un romanzo di ricerca e d’avventura in cui l’eroe è sottoposto alle prove più complicate per arrivare alla verità del riconoscimento di sé e degli altri è il software di un metatesto dialogico e investigativo, con le note a margine che ne amplificano la sua rete labirintica di storie incrociate secondo le infallibili disposizioni del caso, «in questo strano mondo in cui non sai se si esercita il libero arbitrio». In più c’è l’aggiunta di ciò che si chiama il second screen, l’aumento della visione attraverso contenuti solitamente disponibili su tablet. Così la lettera in cui Jennifer ricorda la sua fuga infantile senza ragione apparente, interpretata a torto come l’inseguimento di un maniaco e la sua conseguente fuga, o la gita in barca di Eric da adolescente piena di stupore e di sorprese sembrano proiettati proprio su un piccolissimo schermo, incorporato al libro e in ogni momento visionabile. Grazie non allo smartphone, ma all’infinito intrattenimento che solo un libro così potenziato può ancora essere in grado di far accendere.
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