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Chiudono le librerie romane: l’ecatombe silenziosa.

Luca Ricci

A Roma chiude anche Arion Montecitorio, la cosiddetta libreria dei parlamentari (traetene da soli conseguenze e simboli). Pochi mesi fa era toccata la stessa sorte alla Feltrinelli di via del Babuino- quarta Feltrinelli aperta in Italia e punto di ritrovo storico dell’intellighenzia post boom (Fellini, Moravia, Morante, Balestrini)-, e ancora prima ad abbassare le serrande era stata la libreria Croce di Corso Vittorio Emanuele.



Più del de profundis che periodicamente qualche istituto di ricerca ci propina sui dati di lettura in Italia, mi sembra questa la foto più terribile della crisi per quanto riguarda la filiera del libro. La moria dei librai coinvolge tutti- piccoli e grandi, catene e indipendenti- segno che c’è qualcosa di trasversale capace di sgretolare le differenze. I costi degli affitti in centro a Roma non sono più sostenibili per un business come quello del libro, ma la considerazione non ci aiuta a risolvere il mistero: perché prima le librerie potevano permettersi degli immobili in zone di prestigio e adesso no? Sia Arion che Feltrinelli riapriranno altrove, o potenzieranno punti vendita già attivi. La cultura trasloca in periferia, ma sarà ancora la stessa dentro ai centri commerciali?



Per alcuni il serial killer delle librerie romane (ma stanno morendo dappertutto) sarebbe l’ebook, ovvero il libro digitale, che ha portato via clienti e ha sgonfiato i margini, già risicati, di guadagno dei librai. Eppure il giro d’affari della letteratura digitale in Italia è in crescita ma riguarda percentuali ancora basse (si parla di numeri di molto inferiori al 5%). Quali sono allora le ragioni di questa crisi, di questa ecatombe?



Nel libro di Roberto Casati “Contro il colonialismo digitale, istruzioni per continuare a leggere” (Laterza, pag. 130, € 15,00) viene fatto il nome del colpevole: la nostra distrazione. Siamo gente attaccata a un tablet dalla mattina alla sera, dedita a decifrare segni che non sono più riconducibili a un romanzo, un racconto, una poesia o un saggio. Sono storie digitali- spesso veicolate da social dove è fondamentale la condivisione (cioè l’esibizionismo, ovvero il sogno pop warholiano dei quindici minuti di notorietà)- in grado di soddisfare il nostro fabbisogno quotidiano di lettura. Leggiamo di tutto, cioè non leggiamo niente.



Il gesto di prendere un parallelepipedo di carta e sfogliarlo pazientemente dall’inizio alla fine, una pagina via l’altra- a sinistra le pagine pari, a destra le dispari- ci è insopportabile, ci manda al manicomio. In parole povere, non siamo più capaci di offrire al libro la concentrazione che ci chiede. Scrive nel suo pamphlet Roberto Casati: “Il punto di svolta, la scelta di campo segnata dall’iPad e imitatori è interessante per come prefigura il palinsesto della nostra vita mentale. Si tratta di una battaglia interessante per gli anni a venire, il cui trofeo, ambitissimo, è la nostra risorsa intellettuale primaria, l’attenzione”.



Twitter: @LuRicci74




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Sabato 3 Maggio 2014 - Ultimo aggiornamento: 08:27

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2 di 2 commenti presenti
2014-05-04 14:38:59
librerie La chiusura di una libreria è una sconfitta per la società. E se una grande catena ha comunque la possibilità di reinvestire le risorse, la cessata attività di un libraio indipendente coincide spesso con la fine di un progetto, talvolta di un sogno. Le cause di questa desertificazione sono molteplici ma la più rilevante mi sembra proprio quella individuata da Roberto Casati nel suo libro. Non si dedica più tempo alla lettura, viene spesso considerata un\' attività inutile, sorpassata dalle occupazioni più disparate. I nostri volti sono spesso illuminati da uno schermo, raramente sono attraversati dalla luce che - talvolta - viene emanata dalle pagine di un libro. Questa nazione sta regredendo e le difficoltà del mondo dell\' editoria ne sono testimonianza. Proverò ad avanzare qualche modesta proposta: le amministrazioni locali dovrebbero porre sotto tutela le librerie al pari delle botteghe storiche, per garantire la persistenza della memoria. Bisognerebbe introdurre nei piani didattici, nelle scuole di ogni ordine e grado, almeno un\'ora settimanale di lettura, coordinata dagli insegnanti. Case editrici ed autori potrebbero organizzare degli incontri con gli studenti per trasmettere loro il valore della lettura. Si potrebbe così recuperare una generazione di lettori andata perduta dietro il sogno della modernità, incapace di convivere con la solitudine anche un solo istante, inconsapevole del fatto che chi legge non è mai solo.
2014-05-05 09:45:18
Chiudono le librerie romane... È cosa molto triste, ma a volte anche il criterio e la logica di chi apre una libreria fa la sua parte. La libreria Croce ad esempio, dopo 2 fallimenti nello stesso sito, decide di riaprire a 200 metri dalla libreria Feltrinelli Argentina . Credo che nessuno con un briciolo di competenza in materia economica oserebbe tanto. La fine era annunciata come per la precedente gestione ed il fallimento alimentato anche da chi all\'interno era stato deputato alla direzione, ovvero reduce dal fallimento di un\'altra libreria. Quando c\'era Remo Croce, il discorso era molto diverso, ma con la sua morte anche la libreria ha perso tutto. Forse sarebbe fallita lo stesso ....o forse no. Credo che anche la competenza e soprattutto l\'intelligenza abbiano un ruolo fondamentale. Non si apre una libreria anche se storica a due passi da un colosso come la più grande o quasi Feltrinelli d\'Italia. Per il resto concordo pienamente con tutto. Per Montecitorio poi è un vero scandalo. Ad un passo dai nostri politici che dovrebbero leggere di più e parlare meno....uno scempio di cervelli atrofizzati che pensano solo a riempire il portafoglio ed occupare una sedia. Vergogna.

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