Belpoliti sulle tracce di Primo Levi: torna in libreria «La Prova»
“Rifare insieme il viaggio narrato da Primo Levi nella Tregua”, “rinarrarlo”. Torna in libreria “La Prova” (Guarda 214 pagine, 14 euro) in cui Marco Belpoliti ha riversato le impressioni e gli appunti di un viaggio compiuto seguendo lo stesso itinerario di Levi, dopo sessanta anni. Un viaggio sulle orme di quello che l’ha preceduto e sulle tracce dello scrittore, fatto tra l’ottobre del 2004 e l’estate del 2005 per un film, “La strada di Levi”, firmato con Davide Ferrario. Ma quella di Belpoliti non è la sceneggiatura del film, è tutt’altra cosa e per questa ragione fa bene rileggerla oggi, dopo dieci anni. Durante le riprese che hanno scandito gli spostamenti e i sopralluoghi, Belpoliti ha fissato in una sorta diario continuo i resoconti delle cose e delle persone incontrate.

Così quel mannello di annotazioni ha dato forma e sostanza al libro, “uno dei primi diari di viaggio dedicati all’Europa dell’est all’indomani del crollo dei regimi socialisti”. “Siamo partiti pensando di andare incontro al futuro e al tempo stesso di rivedere il passato con gli occhi dell’oggi. Noi non sappiamo cosa ci attende, tuttavia, talvolta si può intravedere il futuro attraverso il passato, come ha insegnato Walter Benjamin: il futuro del passato”. Dunque, il viaggio di Levi come riferimento, guida, sottotraccia potente e significativa. Nel gennaio del 1945 lo scrittore, liberato da Auschwitz, iniziò il lungo ed estenuante itinerario di ritorno a Torino attraverso l'Europa divisa tra russi e americani. Un’odissea di trasferimenti e marce, da ovest a est, da sud a nord, poi ancora verso sud, da est verso ovest”. Una sequenza di stazioni ferroviarie, caserme dismesse, campi di raccolta: Katowice, Cracovia, Leopoli, Ĺ˝merinka, Staryie Doroghi, Iaši, Budapest, Vienna, Monaco. Vent'anni dopo la dolorosa esperienza fu raccontata nella Tregua, il libro destinato a diventare famoso. Ferrario e Belpoliti hanno visitato i luoghi in cui l'ex-deportato è transitato, hanno incontrato persone, storie, vicende di quel tempo e del nostro.

Hanno rifatto il viaggio narrandolo stavolta con un linguaggio diverso, filmico. Quattro viaggi, in aereo, poi auto e pulmino, cercando tutte “le località citate, facendo il giro indicata dalla cartina” acclusa alla Tregua, da Auschwitz sino al confine fra Italia e Austria e oltre, attraverso quello che un tempo era il territorio dell’Unione Sovietica e oggi è diviso fra Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Romania, Ungheria e Slovacchia. Belpoliti è un profondo conoscitore dell’opera di Levi, ha scritto su di lui un saggio fondamentale come “Primo Levi di fronte e di profilo”, ha allestito un apparato di note ai testi nella nuova edizione appena uscita da Einaudi, oltre ad essere il curatore della precedente edizione del 2007. Nella “Prova”, visita i luoghi raccontati da Levi usando il libro come un vademecum per leggere paesaggi naturali e urbani, per “far riemergere una memoria in luoghi dai quali essa sembra bandita: il lager di Monowitz, per esempio, non esiste più, ed è come se non fosse mai esistito, al suo posto sorgono case di contadini e poi campi arati e filari di meli”. Un taccuino di viaggio, un racconto attraverso parole, fotografie e disegni, dalla Polonia di Andrej Wajda e Stanislaw Lem all'Ucraina della centrale di Cernobyl, dalla Bielorussia dei kolchoz alla Moldavia dell'emigrazione, passando per la Romania delle imprese italiane, l'Ungheria dei cinesi, l'Austria e la Germania dei neonazisti. L' Europa raccontata nella Prova è un “luogo incerto, sospeso fra il paesaggio di rovine lasciato dal comunismo - i reperti industriali, i grandi caseggiati, le statue di Lenin fino al micidiale impasto di nazionalismo e Kgb che domina la Bielorussia - e l' approdo in un Occidente nelle cui vene scorre un malcelato senso di superiorità”.

Nella postfazione a “La prova”, in questa nuova edizione, Belpoliti scrive che lo sguardo di Levi aveva fornito una chiave di lettura molto efficace, inquadrava cose e persone con perspicacia davvero straordinaria. E in questo, anche rispetto a un quadro politico e sociale oggi completamente mutato, “niente è cambiato rispetto alla sua attualità, che non è solo quella storica o politica, ma anche antropologica e perfino etologica”. L' ultima tappa del viaggio di Belpoliti era ad Asiago, a colloquio con Mario Rigoni Stern, che con Levi aveva molto in comune - la guerra, il campo di concentramento, l' amore per la natura e in specie per la montagna. Ma soprattutto, scrive Belpoliti, i due autori erano accumunati da «un' inconsueta vocazione letteraria, l' essere degli scrittori non scrittori». Levi è uno scrittore complesso, “il suo lavoro è un deposito enorme di conoscenze, intuizioni, approfondimenti, saperi, idee, ricerche, ipotesi, domande e molto altro”.

Il viaggio messo in scena nella Prova dentro il suo mondo attraverso un singolare confronto con il mondo contemporaneo, rinforza anche una convinzione di Belpoliti su come leggerlo e continuarlo a leggerlo, in tutta la sua complessità. “Dopo aver mostrato lo scrittore che rende efficace la testimonianza, e che scrive libri narrativi al di là della testimonianza stessa, un vero scrittore, bisogna riportare lo scrittore nel campo del testimone. Capire come si rapportano tra loro la testimonianza e la letteratura, che cosa significa “arrotondare” le storie come diceva Levi stesso”. Un tema non facile e spesso ritenuto “scandaloso”, ma essenziale. “il rapporto tra invenzione letteraria e testimonianza, l’uso della fiction per testimoniare”.
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