ACCEDI AL Il Messaggero.it


oppure usa i dati del tuo account

Vitagliano e l'Italia di “Sodoma". Il Paese reale e il malaffare

Lo scrittore e giornalista Pasquale Vitagliano

Un edificio. E non uno qualsiasi, perché la storia che si va a raccontare è quella di uno dei più importanti ospedali della provincia di Bari: «Per il paese piccolo e agricolo quell’ospedale significò ricchezza. Come una grande fabbrica, come l’Ilva per Taranto. Appunto, una mastodontica Ilva del corpo». E’ proprio attorno a questo Moloch che Pasquale Vitaliano costruisce la sua metafora sull’attualità, come se questo decadente e poi rinascente e ancora morente edificio e i suoi corridoi, le stanze, i medici e i pazienti che lo abitano non siano altro che i passeggeri del treno Italia che viaggia attraverso cinquant’anni di storia politica e sociale dell’ultimo Novecento fino ad arrivare a noi, tra binari lisci, morti, lunghe pause in stazioni qualsiasi, tormenti ed estasi.

Vitagliano, giornalista e scrittore che con i suoi libri ci ha abituati ad una analisi trasversale della narrazione tra storia minima e Storia del nostro Paese in forma romanzata e poetica, mai come in questo suo ultimo Sodoma (Castelvecchi, 79 pagine, 12,50 euro) sceglie lo scontro, l’analisi spietata, la cronistoria per nulla rassicurante. Il titolo del romanzo non è scelto a caso: «In quasi tutte le discussioni che si ascoltano - scrive - c’è qualcuno che vuole incularsi qualcun altro o teme di essere inculato. Sembra che la società non sia più divisa tra padroni e servi ma tra sodomiti attivi e passivi. Non è un paradosso. Il linguaggio rivela la patria. Nella nostra patria attuale il principale rapporto tra gli uomini è quello di dominio, di assoggettamento, espresso letteralmente dal rapporto anale. La nostra è diventata una patria anale. Fateci caso. E’ un’espressione che usano tutti senza pudore. La usano quelli di destra e quelli di sinistra. La usano anche le donne. E addirittura gli omosessuali...Se la patria della illegalità è Gomorra. Quella della nostra inciviltà è Sodoma».


Dunque il romanzo diventa una sorta di specchio davanti al quale posizionarsi per cercare di mostrarci finalmente per quello che siamo...o che non saremo mai. Non c’è altra via, sembra suggerisci lo scrittore: da una parte l’illegalità, l’intrallazzo, il malaffare, dall’altra il Paese che vorrebbe andare avanti in modo dignitoso. E la storia dell’ospedale-Moloch si intreccia a quella di un’umanità quotidiana: c’è l’ostetrica Felicita che incontriamo durante un parto, il suo, proprio mentre il marito Pasquale, maresciallo della Marina, muore in un incidente stradale: «Felicita non ebbe alcuna reazione. Dolore e felicità sono come oggetti fisici, vale anche per il loro continuo rapporto tra pieno e vuoto. In quel momento un altro dolore la sopraffaceva, una nuova felictà si stava facendo spazio. In realtà, Pasquale era stato portato in ospedale, ma in fin di vita. Evitarono di comunicarglielo in quel momento. Attesero la nascita di Vito».

E ancora, c’è il ritratto della anaffettiva Eleonora, figlia adottiva che soffre di disturbi alimentari ed è “digiuna” di verità sul suo passato. La sua finta laurea in ginecologia le permetterà di guadagnare in modo illegale per diversi anni. Così come l’illegalità metterà a dura prova l’ospedale stesso: «...sta per scoppiare lo scandalo. La situazione precipita con l’istanza di fallimento presentata da un gruppo di creditori. Viene fuori un crack di oltre 500 milioni di euro, oltre 350 sono debiti fiscali nei confronti dello Stato e nessuno se ne era mai accorto. Insomma, a confronto, quello del banco Ambrosiano fu poca cosa, almeno sul piano finanziario».
Pasquale Vitagliano si veste da cronista e ci invita a riflettere, a metterci una mano sulla coscienza per capire come continuare ad affrontare il presente. E non lascia troppe speranze, un po’ come il destino del “suo” ospedale: «Non si chiuse nel 2003. In realtà ancora oggi è aperto. Seppure privato del pronto soccorso. Di quello che fu un importante ospedale regionale negli anni Settanta, è rimasto un luogo di lunga degenza. Praticamente un cronicario». 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lunedì 29 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 17:12

Anna Mazzamauro a "La Confessione" sul Nove: non è stato Brignano a strattonarmi bensì...
Video

Anna Mazzamauro a "La Confessione" sul Nove: non è stato Brignano a strattonarmi bensì...

  • Alessandro Preziosi nei panni di Van Gogh: «Il ruolo dell'artista? Migliorare la vita delle persone»

    Alessandro Preziosi nei panni di Van Gogh:...

  • Enrico Montesano: «Basta cinismo, serve più amore. Anche per Roma»

    Enrico Montesano: «Basta cinismo,...

  • Domus Aurea, oro, porpora e gemme: risplende la sala di Achille

    Domus Aurea, oro, porpora e gemme: risplende...

  • Max Giusti torna a teatro con uno show sui tempi moderni: «E intanto sogno Sanremo»

    Max Giusti torna a teatro con uno show sui...

  • Gerry Scotty e il finto "milionario" da Cattelan: lo scherzo a un telespettatore

    Gerry Scotty e il finto...

  • Festival Sanremo, lacrime di commozione per Hunziker dopo complimenti di Baglioni

    Festival Sanremo, lacrime di commozione per...

  • L'addio di Elio, da Sanremo al musical Spamalot: «Ma in pensione mai»

    L'addio di Elio, da Sanremo al musical...

Prev
Next
COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

CULTURA

CINEMA

TELEVISIONE

MUSICA