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Lo Strega, le Fiere e il potere del web
I magnifici tre, possibili finalisti

Libri in Fiera

La cosiddetta Italia dei libri, quella che quotidianamente non legge (i “lettori forti”, cioè le persone che in media sfogliano almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori mentre quasi un lettore su due, 45,5%, si conferma “lettore debole”, avendo sfogliato non più di tre libri in un anno) inizia in primavera a seguire il tour de force di Fiere, Premi e premietti dedicati alla letteratura. Pochi giorni fa è stato il giorno del battesimo del neonato “Tempo di libri” milanese che prenderà il via in aprile e a ruota toccherà al Salone del Libro di Torino, in maggio.
L’incontrastato potere dello Strega fa capolino come sempre in questi giorni per far parlare di sé in attesa del consueto appuntamento nel salotto Bellonci per la fatidica cinquina. Dopo l’ultima, in ordine di tempo, “rivoluzionaria” edizione del 2013, con le dimissioni di Barbero dal comitato direttivo per sostenere la candidatura di un libro, Emanuele Trevi che si autosospende da giurato in polemica con i meccanismi di selezione del Premio e Inge Feltrinelli che tuona «questo Strega sa un po’ di mafia», le acque sembrano essersi calmate con qualche ritocco quà e là come il ripescaggio del libro di una casa editrice medio-piccola e, a suo tempo, l’introduzione del sistema telematico per le preferenze. Ma ad incombere, ora, è il molosso Mondazzoli, megafusione Mondadori-Rizzoli che da subito ha aperto la discussione sul nonsense dei riconoscimenti letterari e in particolare dello Strega visto che dal ‘47 la maggioranza è sempre stata saldamente in mano a chi ora ha celebrato le nozze del secolo.

Edizione
Tant’è. Per l’edizione 2017 del Premio, presieduta da Giovanni Solimine che succede al defunto professore Tullio De Mauro con la direzione di Stefano Petrocchi, si è già iniziato a lavorare comunque ad un allargamento della giuria e dei lettori: «Una linea - conferma Petrocchi - indicata da De Mauro negli ultimi anni e che abbiamo intenzione di percorrere in maniera sempre più convinta». In questo senso si sono mosse le ultime innovazioni in ordine di tempo: dall’introduzione delle tre preferenze per la cinquina finale e il ripescaggio del libro di una casa editrice medio-piccola all’istituzione dello Strega Ragazzi: «E andremo ancora avanti pensando al coinvolgimento degli Istituti di Cultura all’estero, delle librerie indipendenti, delle biblioteche».
Discorso a parte meriterebbe l’abbraccio, da parte dello Strega, nei confronti di quell’immensa platea del web e dei social che rappresentano una enorme fetta di lettori anche molto informati e al passo con le novità. A suo tempo proprio Il Messaggero si fece promotore di un voto dei social e De Mauro, l’allora presidente, non fu categoricamente sfavorevole. Così come si dissero pronti alcuni editori. Elido Fazi, uno di questi: «E’ vero che anche su Internet si potrebbe imbrogliare - ci disse - ma il voto popolare ci vorrebbe proprio. Ovviamente con delle regole precise. Non so, per esempio la registrazione dei partecipanti con nome e cognome e una limitazione sul numero dei partecipanti, altrimenti sarebbe impossibile». Abbiamo rigirato la palla ieri proprio al direttore del Premio, Stefano Petrocchi: «Nulla è impossibile - dice - ma è una formula che va studiata nel dettaglio. C’è bisogno della certificazione di una giuria che dovrebbe essere qualificata. Ma senza dubbio è un’idea sulla quale si può lavorare. D’altronde esistono già Premi così strutturati sul web e ci sono importanti gruppi di lettura». 

Identikit
Intanto sembra già tracciato l’identikit di almeno tre pretendenti al trono per l’edizione Strega 2017 che lanciano la sfida ai rimanenti nove candidati. Teresa Ciabatti con “La più amata” (Mondadori ha ufficializzato ieri la candidatura della scrittrice) si impone all’attenzione non solo letteraria con un libro autobiografico. Un’autofiction nel quale racconta la Teresa bambina che gioca e fa il bagno nella smisurata piscina della villa al Pozzarello con suo padre Il Professore Lorenzo, uomo di potere, chirurgo primario dell’ospedale di Orbetello. Teresa la figlia adorata di Lorenzo che da adolescente e poi in età matura comincia a porsi domande cruciali, laceranti sulla vita del suo genitore, sull’ambiente e i nomi che ha sentito pronunciare: da Ronald Reagan a Robert Wood Johnson Presidente della Johnson&Johnson e amico di famiglia fino a quel personaggio, Licio Gelli, capo della loggia massonica P2. La ricostruzione dolorosa non tanto della vita vissuta quanto di quella che l’ha sfiorata segnandola per sempre.
Diametralmente opposti i contenuti delle altre due opere fortemente indiziate di vittoria. Paolo Cognetti nel suo “Le otto montagne” (Einaudi) racconta una storia di rapporti granitici, una riflessione sull’importanza della ricerca di un posto, il nostro, nel mondo. Che è un luogo dell’anima che accomuna, affraterna, rende riconoscibili. La storia di Pietro e della sua famiglia è fondata in qualche modo sul legame “di sangue” con la montagna; quell’entità che li ha uniti da sempre, compreso il matrimonio celebrato ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. Immigrato forzato in una Milano improponibile, il ragazzo Pietro scoprirà per caso il paesino di Graines dove d’ora in poi trascorrerà le sue estati in compagnia di Bruno, ragazzino della sua stessa età che pascola le vacche nella Val d’Ayas...
Matteo Nucci infine nel suo “E’ giusto obbedire alla notte” (Ponte alle Grazie) ci trascina in una Roma sconosciuta. Quella delle baracche e delle chiatte adagiate sulla riva del Tevere abitate da un popolo che ha formato una sorta di comunità: si vive di piccoli lavori, si respira un’aria arcaica. In questo luogo arriva quello che verrà soprannominato “Il Professore”, un cinquantenne del quale non si conosce nulla, giunto lì forse per fuggire dal suo passato. Che Nucci ci racconta tra famiglia, perdite, atti di coraggio e momenti di terrore.


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Martedì 28 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 20:35

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