Ragazzi tvb, soli ma sempre connessi
Uno vicino all'altro, contenti di essere insieme magari a una festa, eppure distanti, ognuno ripiegato sul proprio smartphone e connesso ai social network o alle app di instant messaging. Non si guardano neanche, sono lì ma sono altrove. Fotografia comune degli adolescenti di oggi e campanello di allarme per genitori, educatori e psicologi, che non sembrano troppo capire quanto stia davvero accadendo. Ferma invece lo sguardo su questo fenomeno, e sulle sue implicazioni future specialmente nella sfera degli affetti e del sesso, un libro, Generazione tvb. scritto dalla terapeuta psicoanalitica Anna Salvo e dalla pedagoga Tiziana Iaquinta, edito dal Mulino, appena arrivato in libreria. Uno scritto denso dove le due autrici, ognuna per il proprio campo, presentano un affresco dei 14-15enni di oggi e cercano un percorso per capire come vivranno la realtà dei sentimenti questi nativi digitali iperconnesi eppure soli.

IL PARADOSSO
Un paradosso: alla ossessiva comunicabilità internettiana fa infatti da contraltare il Noli me tangere, Non mi toccare, ovvero niente mi tocca e niente tocco. Che riduce tutto il reale in quello schermo nero e nell'interazione con esso e con il gruppo. Ci si piace attraverso un messaggio Wathsapp, con le stelline e i cuoricini, e ci si lascia su Twitter mentre dietro la tipica porta chiusa della stanza - sottolineano le autrici - non c'è il silenzio che porta pensiero e riflessione. Ma c'è una iperconnessione pervasiva - una generazione lasciata ore, anche di notte, con lo smartphone - dentro una bolla difensiva.

Così cosa accade quando il reale li tocca? Purtroppo ci sono esempi negativi come il richiamo arcaico dei giovani maschi di catturare la preda, esporla e poi abbandonarla: tanti i casi raccontati dalla cronaca di fotografie intime esposte alla tribù di Facebook, pronta a condannare la vittima di tale atto.
Nel libro però non ci sono giudizi morali, né censure: Iaquinta e Salvo pongono domande per aiutare questa Generazione tvb. Così spronano genitori ed educatori a fermare lo sguardo su questi ragazzi, a parlargli dei sentimenti, a cominciare dal rispetto, a chiarire le differenze tra affetto, simpatia, amore e sesso. Anche attraverso il cellulare, che deve essere, come è, strumento e non fine. Per essere uomini e donne che sanno guardarsi, parlarsi e, quindi, amarsi davvero.
 
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