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Storia e costume del Settecento all’ombra di Vivaldi, tra poliziesco e appendice il romanzo di Mazzocato

Storia e costume del Settecento all’ombra di Vivaldi, tra poliziesco e appendice il romanzo di Mazzocato

Nella storia della musica, soprattutto del Settecento e di quello veneziano in particolare, i castrati furono impiegati da molti e famosissimi compositori. L’asportazione delle gonadi ai giovani cantori per non far mutare loro il timbro e l’intonazione della voce, la primitiva procedura chirurgica e le sue conseguenze sono raccontate con grande incisività da Gian Domenico Mazzocato nella vicenda di un castrato meno noto oggi, ma che ebbe grande fortuna al suo tempo, Angelo Sugamosto, detto lo Zerino: “Il castrato di Vivaldi” (Biblioteca dei Leoni, pp. 350, euro 18).

Noi lettori, in genere, sappiamo del divino Farinelli, conosciamo sul tema il racconto "Sarrasine" di Balzac e nient’altro, mentre Gian Domenico Mazzocato ci narra la gloria e il tormento dello Zerino, il divino Angelo Sugamosto, rodigino nato nel 1720 in Polesine e rivelatosi per la sua voce nel coro parrocchiale del suo povero paese. Il romanzo di Mazzocato è giocato su un doppio binario, del narratore messosi sulle tracce della storia del “castrato di Vivaldi” dopo aver acquistato un suo ritratto in un mercatino dell’antiquariato e della ricostruzione appunto dell’intera vita del “sopranista” in auge nei teatri di mezza Europa da Venezia a Parigi a Londra.

I due diversi registri e relativi lessici utilizzati per la vicenda del narratore e per quella dello Zerino sono chiaramente avvertibili e adeguati all’effetto cercato dall’autore. Per distinguere e movimentare i due momenti, l’autore fa ricorso (specie per i capitoli in cui protagonista è il narratore) ad alcune esuberanze del linguaggio “quotidiano” che si incontrano in special modo nelle riflessioni o nei monologhi del nostro improvvisato investigatore..È una struttura piacevole e coinvolgente nella successione a doppio binario, quella inventata da Mazzocato, molto ben giocata anche per il fatto che il lettore viene messo al corrente dei fatti, non tutti, della vita dello Zerino in anticipo rispetto al narratore stesso, dandogli così un vantaggio che gli consente di seguire la faticosa e macchinosa e intricata vicenda del narratore con un sorrisetto di “ironia” interiore, che dura fino a che le due storie confluiscono in un crescendo avvincente nel finale.

Mazzocato fa ricorso a inizio di ciascun capitolo a singole citazioni (Voltaire, libri della Bibbia, Goldoni, Casanova, Parini, tra gli altri) che non dispiacciono affatto e fanno parte integrante del gioco, alcune delle quali sono davvero profondamente rivelatrici rispetto al percorso di ricerca e nello sviluppo della storia.

Molto interessanti risultano le notizie storiche che, oltre al coinvolgimento nelle trame narrative, aprono uno scorcio inedito sugli usi sociali, sessuali e musicali dell’epoca e altrettanto interessanti e pertinenti sono le annotazioni musicali, frutto certamente di un lavoro accurato di ricerca e verifica condotto con molta attenzione. Una qualità del libro non secondaria, che ne fa anche un prezioso repertorio di storia e di costume del Settecento.

Quanto al titolo, ci potrà essere magari qualcuno che osserverà che la parte di Vivaldi nella formazione del Castrato non appare nel testo così rilevante da meritare al Prete Rosso di campeggiare sulla copertina del romanzo di Mazzocato, ma l’influenza diretta e indiretta del grande compositore sullo Zerino e sull’intera epoca è tale da far accantonare qualsiasi dubbio. Il nome di Vivaldi è legato indissolubilmente alla reivenzione della musica barocca grazie all’inesauribile varietà delle soluzioni strumentali e timbriche, di cui anche Angelo Sugamosto ebbe modo di godere.

Meglio non si poteva coinvolgere e intrecciare nelle pagine di una storia la grande musica, le nuove idee del secolo, le follie e l’orrore, ma anche la vera bellezza di una voce realizzata su una gravissima mutilazione. Come ha scritto Maurizio Cucchi, “la complessità e le contraddizioni, gli onori e le sofferenze del personaggio (il danaro e le molte amanti, ma anche la solitudine e la disperazione) sono narrati in modo energico e coinvolgente”, in un racconto che ha insieme il movimento di un poliziesco dietro all’indagine condotta dal narratore e il fascino del romanzo d’appendice con le sue sorprese e i suoi colpi di scena.




 


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Domenica 20 Agosto 2017 - Ultimo aggiornamento: 23-08-2017 03:34

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