ACCEDI AL Il Messaggero.it


oppure usa i dati del tuo account

"Il sole delle otto del mattino": la Rivoluzione Culturale cinese vista con gli occhi di una bimba

"Il sole delle otto del mattino": la Rivoluzione Culturale cinese vista con gli occhi di una bimba

«La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; la rivoluzione è un’insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un’altra». La frase lapidaria e fin troppo famosa contenuta nel Libretto Rosso è il nervo scoperto del racconto di Hu Lanbo nel suo “Il sole delle otto del mattino” (editore Cina in Italia, 18,90 euro). Una storia per buona parte autobiografica, che si svolge nella Cina della Rivoluzione culturale e riguarda una bambina, Leilei, che si ritrova ad affrontare tutte le asperità della vita, con tanto di fratellino a carico, mentre i genitori, scrittore e dirigente ministeriale il padre e attrice dell’Opera di Pechino la madre, vengono accusati di essere controrivoluzionari e, quindi, imprigionati e sottoposti alle crudeli vessazioni fisiche e psicologiche che hanno distinto l’espiazione e la rieducazione imposte da Mao alle classi alte e medio-borghese.

Veniva da Harbin, in Manciuria, la famiglia di Leilei e si era trasferita a Pechino perché il padre, un intellettuale appassionato di letteratura francese, aveva avuto una promozione al Ministero della Cultura. Con loro vivevano i nonni e una zia, ma la disgregazione del nucleo familiare fu veloce dopo l’estate del 1966, quando «come un vento impetuoso e improvviso in Cina scoppiò la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria». Stava accadendo «qualcosa di una crudeltà inaudita», scrive Hu Lanbo, con le guardie rosse che con «l’aria di padroni del mondo» entravano nelle case e distruggevano e deportavano oggetti e persone, tappezzavano i muri di “dazibao” (e cioè di manifesti con i nomi all’indice segnati con una croce rossa), «giravano per le strade armate di forbici e come vedevano una donna con i capelli lunghi o la treccia glieli tagliavano senza tanti complimenti». Intanto montava l’onda dello scherno pubblico e dell’isolamento verso chiunque fosse considerato “nemico del popolo”, strada per strada, casa per casa, famiglia per famiglia. E perfino a scuola, tra i bambini. «In quei giorni moltissime persone furono spinte in strada e costrette a sfilare con un cartello sul petto su cui era scritto il crimine che avevano commesso», testimonia Hu Lanbo, che nelle sue pagine carica tutto il dolore che provò la piccola Leilei quando, con i suoi occhi di bimba di soli 8 anni, vide la madre piena di lividi e attorniata da una folla insultante passarle davanti per strada in quella condizione negletta.

La sorella maggiore, prima arruolatasi nelle guardie rosse e poi caduta in disgrazia come i genitori, si suiciderà in un campo di lavoro nella lontana provincia dello Yunnan. La nonna, una burbera vecchietta che credeva agli spiriti e fumava la pipa, era stata accusata con il marito e la zia di essere una reazionaria, leale al vecchio sistema feudale, e per questo finirono tutti in campagna sotto «la vigilanza delle povere famiglie contadine». A Leilei era rimasto solo il fratello di tre anni, al quale riuscì a provvedere grazie all’aiuto di una vicina di casa, finchè, un paio di anni dopo, i due bambini dovettero seguire il padre alla scuola per quadri “Sette maggio” dello Henan, per la rieducazione attraverso il lavoro nei campi. Era di Mao la direttiva (del 7 maggio ’68, e di qui il nome delle cosiddette scuole): «Andare a lavorare in campagna è una buonissima opportunità per le larghe masse dei quadri di ristudiare».
E così Leilei lasciò Pechino per trasferirsi in una “pingfang”, una tipica casa bassa, di campagna. Una piccola stanza per lei e il fratellino, l’essenziale, in un regime di vita crudo e durissimo. E il padre a poca distanza, ma praticamente inaccessibile per i figli.

Intanto, tra le pagine di Hu Lanbo scorre la moviola della vita politica del Paese, con il IX Congresso del Pcc (aprile 1969) che incorona Lin Biao come successore del Grande Timoniere e poi la sua caduta, con il marchio del tradimento e la morte improvvisa in un incidente aereo (settembre 1971). Fu il ritorno alla vita per il padre di Leilei, per il quale si estinse l’accusa e venne il momento della riabilitazione con il rientro a Pechino. Finalmente Leilei mise piede in una vera scuola, solo che le capitò a 12 anni compiuti. Iniziò a studiare il francese, sulle orme del padre, con un anziano signor Chen conosciuto per caso. E si avviò sulla strada pericolosa della lettura di alcuni autori stranieri banditi dal regime maoista: di nascosto, naturalmente, con la complicità di un dipendente di una biblioteca che le faceva avere i libri proibiti. Hemingway, Balzac, Stendhal, Tolstoj, Shakespeare, e non solo, divennero suoi compagni notturni, mentre di giorno le lezioni scolastiche erano inframezzate da periodi di lavoro in campagna e l’ideologia continuava a forgiare i programmi di studio.

Anche la madre di Leilei era stata liberata e lentamente a Pechino si cominciavano a rivedere abiti colorati e ragazze con le gonne. Quattro anni con la famiglia riunita fu la gioia più grande per Leilei, poi arrivò l’8 gennaio 1976 e il premier Zhou Enlai morì.

«L’intera città di Pechino era in lutto», scrive Hu Lanbo, «i cinesi erano affezionati al premier perché lui aveva dedicato la sua vita al popolo e il popolo lo ricambiava con fiducia, amore e rispetto». A settembre mancò anche Mao Zedong, un mese dopo la Banda dei Quattro fu sciolta e i suoi componenti arrestati. Era un momento di svolta per la Cina, con la gente «tutta protesa verso i beni materiali», racconta Hu Lanbo. Di nuovo i genitori di Leilei dovettero lasciarla con il fratello e una zia, destinati dal governo all’ambasciata in Spagna. Ma la ritrovata solitudine era in un contesto ben diverso questa volta: molte delle persone imprigionate e torturate durante la Rivoluzione culturale venivano rilasciate e riabilitate, si ristampavano i capolavori della letteratura mondiale e le sedute di autocritica, i cappelli dell’infamia e i percorsi in strada sottoposti al pubblico ludibrio rientravano lentamente nella sfera dei ricordi.

La scrittura semplice ed efficace di Hu Lanbo conduce il lettore in un rimpallo continuo di vicende pubbliche e private, che portano Leilei a vivere il trauma di un terremoto che la lascia senza casa, il dolore di una tubercolosi che la chiude in ospedale per mesi e le fa saltare l’esame di ammissione all’università (finalmente «aperto a tutti i diplomati delle superiori e non, come prima, riservato solo ai figli di contadini, operai e militari dell’Esercito Popolare di Liberazione»), l’esperienza di un amore subito messo a dura prova da un incidente e da una promessa di matrimonio tra famiglie che lega il prescelto Tianjie a un’altra donna.

Ora Leilei ha 18 anni e tutto ciò che si lascia dietro le spalle, di per sé, vale una vita. Il libro si chiude così, semplicemente, con la protagonista che sale su un autobus e lascia l’amato sapendo che non l’avrebbe più rivisto. Resta un senso d’incompiuto, ma forse è questa la premessa necessaria perché Hu Lanbo, che nella vita si è laureata in letteratura francese alla Sorbonne, ha continuato a vivere in Europa facendo la giornalista e scrivendo libri e ha lavorato duramente per sviluppare i rapporti tra Cina e Italia (tanto che nel 2014 l’allora presidente della Repubblica Napolitano le ha conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia), completi la storia del suo personaggio raccontandola in un nuovo volume.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Martedì 19 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 20-12-2017 13:42

Maneskin, Ilenia Pastorelli "corteggia" Damiano: «Che je posso da' un bacetto?»
Video

Maneskin, Ilenia Pastorelli "corteggia" Damiano: «Che je posso da' un bacetto?»

  • "L'ora più buia", il film su Churchill arriva nelle sale: la clip esclusiva

    "L'ora più buia", il...

  • Arisa e il vero motivo della sua trasformazione: «Non seguirmi più se non ti piace»

    Arisa e il vero motivo della sua...

  • Golden Globe, l'ovazione delle star per Ophrah Winfrey

    Golden Globe, l'ovazione delle star per...

  • Box Office, Jumanji domina il box office ma la sorpresa è Paola Cortellesi - di Gloria Satta

    Box Office, Jumanji domina il box office ma...

  • Tre anni senza Pino Daniele: un cofanetto speciale per ricordarlo

    Tre anni senza Pino Daniele: un cofanetto...

  • X Factor 11, Licitra emozionato: «Dedico la mia vittoria a Zampaglione e a mio nonno»

    X Factor 11, Licitra emozionato:...

  • Ferzan Ozpetek e la visita al Messaggero

    Ferzan Ozpetek e la visita al Messaggero

Prev
Next
COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

CULTURA

CINEMA

TELEVISIONE

MUSICA