ACCEDI AL Il Messaggero.it


oppure usa i dati del tuo account

Una storia della pioggia vista da scrittori e poeti: il saggio di Alain Corbin

Una storia della pioggia vista
da scrittori e poeti:
il saggio di Alain Corbin

C’è la pioggia dannunziana e cade “dalle nuvole sparse”, su “le tamerici salmastre e arse”, avvolge e alleggerisce ogni cosa. Colora gli elementi della natura, regala una bellezza inaspettata in cui l’individuo si diletta. E c’è quella prevertiana, cade senza sosta a Brest ed è esca, scudo, spazio di intimità per innamorati trasformando il “piccolo angolo di ombrello” in “angolo di paradiso”, come nella canzone di Brassens. E’ infinita distesa di acqua che viene da lontano e dona all’anima un’estensione adatta alla sua natura.

Ma c’è anche un’altra pioggia ed è acquazzone, bufera, diluvio. Sono le infinite cateratte “continue eterne infami abominevoli “ che Stendhal detestava e che accendevano il sole nero della depressione in Gide. Sotto forma di tromba, spinta dal vento, la pioggia spaventa e sommerge l’anima con incubi notturni, minacciosamente provoca terrore nei versi leopardiani, con la sua furia fa naufragare la “Provvidenza” verghiana per poi “diventare fina e quieta” rendendo triste e fredda la sera; infine, sotto forma di diluvio universale, scaccia con violenza il progresso riportando, con l’epos di Marquez, la città di Marcondo al caos primordiale. La pioggia è un temporale violento che si placa, ”diventa acquerugiola fine fine, cheta cheta, uguale uguale” come un’acqua santa che lava, battezza e libera dalla peste nella Milano manzoniana. Purifica, ma può anche distruggere, nasconde, rende malinconici e romantici come nel caso di Baudelaire che fa del paesaggio urbano piovoso una componente dello spleen, “una tristezza senza alcuna tristezza che dimori fuori di sé”. È un acquazzone che, secondo le note di Debussy, insegue “la malinconia e la delicatezza, la dolcezza e la quiete”. Fa sperare nel domani, anticipa e produce una catastrofe ineluttabile fin dai tempi della Bibbia, con l’annunzio del giudizio; è vita e rinascita, ma è anche morte e distruzione.

Le sue molte metamorfosi sono raccontate da Alain Corbin (“Breve storia della pioggia”, edizioni Dehoniane, 70 pagine, 9 euro): come è stata desiderata, percepita, avvertita, temuta, coperta di improperi, oggetto sempre di attenzione e cura particolare, ossessiva, maniacale, dalle invocazioni religiose alle previsioni meteo. Lo scrittore francese, che è un pioniere della storia della sensibilità (basti pensare ai saggi sulla “Storia sociale degli odori” e a “L’invenzione del tempo libero”) , per flash, rapide zoomate, veloci approfondimenti racconta piogge insistenti, temporali, nebbia, turbolenze ventose. Ricorda Leonardo Da Vinci, la sua “l’aria oscurata dalla fitta pioggia che cadendo obliqua ribattuta dall’assalto trasversale dei venti, forma delle onde come la polvere”. E all’opposto “la gioiosa accettazione della natura” di Thoreau, “la forma della pioggia persistente e penetrante che più di ogni altra cosa circonda tutte le cose nella sua confusione conferendo un senso di conforto e di intimità”. E ancora Darwin testimone di una tempesta tropicale, con “ gocce d’acqua sulle foglie, un rumore forte e singolare che si poteva sentire a un quarto di miglia di distanza”.

Corbin parte dalla considerazione che alla fine del XVII secolo è nata quella singolare sensibilità individuale con idiosincrasie, manie e superstizioni personali ai fenomeni atmosferici, s’individua un “’io meteorologico” sensibile alle variazioni climatiche. E si affina quella particolare retorica, quelle diverse forme di racconto, per descriverne gli effetti nell’animo degli scrittori che inseguono le emozioni prodotte da neve, pioggia, folate di vento.

Non che prima non ci fossero reazioni e come. Per restare ai classici, ecco Dante con la “piova /eterna, maledetta, fredda e greve”, con cui punisce i peccatori nel VI canto infernale. E poi Tasso che, nel capitolo XIII della Gerusalemme Liberata, con la sua pioggia celeste vince la morte e il male. E anche Madame De Sévigny per cui “le voragini d’acqua” perturbano i codici e autorizzano le trasgressioni nei comportamenti femminili al punto che la pioggia si può trasformare in “festa sensuale”. Come ben sa ogni lettore di Lawrence: “La pioggia scrosciava sui loro corpi fumanti. Le afferrò le natiche e le premette a sé, disperatamente, immobile e fremente sotto la pioggia. Poi, di scatto, la rovesciò a terra e cadde con lei sul sentiero, nel silenzio ruggente della pioggia”.

E a proposito degli effetti,“umore cupo” e “tristezza spaventosa”, sull’anima. Nelle lettere della Marchesa De Sévigny si legge anche quello che poi diventerà un topos, il rapporto tra pioggia e lacrime. E’ la via aperta per Nabokov:“Non essere in collera con la pioggia; semplicemente non sa come cadere verso l’alto”. E anche per De André”:“C’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Martedì 7 Febbraio 2017 - Ultimo aggiornamento: 20:27

Paolo Bonolis sbarca su Instagram, ecco cosa fa la moglie
Video

Paolo Bonolis sbarca su Instagram, ecco cosa fa la moglie

  • Charles Aznavour, da tutto il mondo per lo chansonnier senza età

    Charles Aznavour, da tutto il mondo per lo...

  • Pierdavide Carone torna con il quarto album

    Pierdavide Carone torna con il quarto album

  • Paolo Villaggio, Montesano: «Ce ne vorrebbero di uomini come lui»

    Paolo Villaggio, Montesano: «Ce ne...

  • Pavarotti, Nicoletta Mantovani: racconteremo la sua anima

    Pavarotti, Nicoletta Mantovani: racconteremo...

  • LA MUMMIA con Tom Cruise – Secondo trailer italiano ufficiale

    LA MUMMIA con Tom Cruise – Secondo...

  • "Lei non è un uomo...è una merdaccia": il ragionier Fantozzi e la signorina Silvani

    "Lei non è un uomo...è...

  • E’ morto a Roma l’attore Paolo Villaggio

    E’ morto a Roma l’attore Paolo...

Prev
Next
COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

CULTURA

CINEMA

TELEVISIONE

MUSICA