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Undying, la straziante storia d'amore di Michel Faber

Undying, la straziante storia
d'amore di Michel Faber

”Bisogna tornare alla poesia, per far cessare la confusione che illusione e disincanto producono, per trovare l'essenziale senza frastuono”. Così ha detto Michel Faber, premiato con "L'Aquila - Bper Banca", il riconoscimento internazionale, che negli anni, ha proposto poeti come Adonis, Walkott, Takano, Strand, Simic, Evtusenko, Ben Jelloun, Blandiana, Vaghenas, Darvish, Zagajeski. Un'intera città ha festeggiato Faber come poeta, una figura meno conosciuta ma non meno significativa. Faber è uno scrittore di romanzi di grande intrigo narrativo, legati alla tradizione del romanzo popolare e insieme d’impianto postmoderno, capace di riciclare con intelligenza tecniche e culture diverse. Ci ha dato ritratti di donne in età diversa, una prostituta in età vittoriana, ne “Il petalo cremisi e il bianco”, il suo romanzo più famoso, una cantante o addirittura un’aliena.

Faber era un poeta in ombra, in potenza. Aveva letto in pubblico una sola poesia, scritta nel 1999. Ne aveva scritto poche, mai pubblicate. Ma negli ultimi anni ha scritto versi quasi come un fiume in piena . A renderlo poeta, è stato il dolore per la malattia, lunga sei anni, e per la scomparsa, nel 2014, dell’amata moglie Eva, il cui “sostegno non era solo letterario, emotivo e pratico: era anche cosmico”, confessa. Ha scritto poesia per esprimere questo dolore, questa irreparabile perdita, cosa significa trovare l’amore della propria vita e dirgli addio .

Ecco così il nuovo libro “Undying. Una storia d’amore” (La nave di Teseo), una narrazione in versi “della perdita di Eva, e del suo (mio) dolore per lei”, il suo primo libro pubblicato senza l’avallo dell’amata moglie, la quale, sebbene avesse “tanti talenti, pittrice, fotografa, scrittrice”, aveva dedicato solo a lui e alla sua arte tutte le proprie attenzioni. Un diario in versi in due parti: la prima registra tra memoria ed eventi, tra depressione e speranza, il percorso evolutivo e trasfigurante della malattia di Eva; la seconda ne narra la perdita e il suo dolore per lei: “Adesso questo letto ha raddoppiato il suo spazio / e io sono solo, rannicchiato, avvolto in coperte di dolore”. Un sentimento, quello di Faber, undying, «imperituro», come è stato il loro amore libero; non poteva, pertanto, non lasciare lucentezze, lucencies finali: “Sei morta, lo so, e non è mio compito / mostrarti che la morte non è la fine. / Ma tu hai lasciato lucentezze di grazia, / nascoste nel mondo, / che ancora rilucono”.

I versi di “Undying” hanno un’urgenza per nulla declamatoria, l’impeto dei sentimenti che incide sulla parola e la taglia come con un rasoio. Chiediamo a Faber se la poesia riesca ad andare in profondità, ad esprimere ciò che in altro modo non si può esprimere.
“Ho imparato a scrivere con le unghie dentro, scavare dentro, nonostante il dolore, le ferite, la paura, i dubbi, il buio. Scavare nella carne della carne dell’anima. Nella carne della carne del corpo. Nella carne della carne dell’immaginario”.

La poesia come terapia, riparo dal dolore?
“ Quando è morta Eva non ero depresso. Ero spaventato e triste, devastato e infelice. Qualcosa di profondamente diverso dalla depressione. Prendermi cura di lei, accettare ogni pena per la sua perdita credo che abbia prodotto qualche trasformazione nella mia chimica mentale. Che abbia creato come nuovi percorsi cognitivi nel mio cervello che solo la poesia poteva rispecchiare”.

I suoi romanzi sono stati best-seller, diffusi e letti in centinaia di migliaia di copie. Con la poesia comunque il campo si restringe. Ma che cosa pensa di dare a questo nuovo lettore di un suo libro?
“A chi non accetta il modo spesso superficiale con cui la nostra cultura affronta la malattia, la morte, il dolore, i miei versi possano forse indicare un modo più vero per affrontarli. Come una voce fraterna, amica che li può accompagnare”.

Quale emozione e quali pensieri le hanno suscitato leggere all’Aquila i versi di “Undying”?
“Quando ami qualcuno per ventisei anni e dopo questa persona muore per una gravissima malattia sei spinto a pensare che non sarai mai più felice, che non potrai mai rifarti una nuova vita; la mia perdita è in qualche modo comparabile a quella degli aquilani che hanno perso la loro città; e questa perdita può rivelarsi per loro come un’occasione per guardare al futuro”.

E quali impressioni dopo l’incontro con L’Aquila in questo momento di ricostruzione, dopo il terremoto del 2009?
“La prima impressione è proprio la differenza tra mia percezione dei fatti e quella dei cittadini. Nei cittadini sembra esserci un’immensa frustrazione su quanto lentamente stia procedendo la ricostruzione, su tutti i problemi legati alla corruzione; c’è una sorta di rammarico su quanto poteva essere fatto in modo migliore; io, invece, contrariamente a quanto avevo letto mentre facevo delle ricerche su L’Aquila prima di venire qua, in cui leggevo frasi tipo “troverai mezza città distrutta e l’altra metà cantiere”, ho potuto costatare il miracolo che è stato compiuto finora e quanto ancora si stia facendo; non so se qualcuno di voi è stato a Londra recentemente, beh anche Londra è piena di ponteggi, impalcature, perché è una città in evoluzione, e così è L’Aquila.”

La poesia, l’abbiamo visto, è ora per Faber una sorta di diario continuo, un laboratorio aperto di scrittura. Così è stato anche per l’Aquila: alla fine della nostra conversazione ci fa leggere una sua poesia scritta negli ultimi giorni che porta i segni dell’incontro con una città ferita, con i suoi cantieri e i “lavori in corso”. Si chiama “Momentaneamente”, eccola:

Fino al terremoto, gli orologi
conservavano il Tempo intatto e nel giusto ordine.
Un secolo si succedeva all’altro,
aggiungendosi, in sacra sequenza,
a quella che tutti noi chiamiamo Storia.

Gli orologi ora giacciono a terra
frantumati, con le lancette spezzate
e con le cifre a caso, sparse
come macerie.
Il Tempo è dissestato.
La Storia è un pasticcio.
Quei giovinastri con gli elmetti gialli - -
Sono antichi soldati?
No, sono gli studenti della Ricostruzione.
Quei mazzi di fiori appesi sul Convitto - -
secchi e appassiti, come ramoscelli per il fuoco - -
sono lì da settimane? mesi? anni?
San Bernardino ha una cintura nuova di zecca.
Sonnecchia, tornato al suo posto,
mentre attorno a lui, la sua chiesa
viene rifatta di nuovo antica.
Nuovi reperti riaffiorano
da ogni angolo, da ogni piazza.

Di chi è stata questa folle idea di fare
un puzzle con due milioni di tasselli?
secondo le nostre stime più ottimistiche
Il tredicesimo secolo sarà completato
nel ventiduesimo,
una volta che il Rinascimento sarà di nuovo in
affari
e che l’elettricità dell’Impero sarà ripristinata.
Ogni giorno ci vestiamo a festa
e torniamo sul cantiere in cui
stiamo rimettendo insieme il Tempo.
In quel cantiere dove il cartello dice:
Momentaneamente:
Miracoli in corso.


(traduzione di Gianlorenzo Costarella)


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Martedì 5 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 06-12-2017 00:30

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