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Cosmos Discovery, al Guido Reni District di Roma si viaggia nello spazio

Cosmos Discovery, al Guido Reni District di Roma si viaggia nello spazio

Non è facile volare in orbita: da Jurij Gagarin a Paolo Nespoli sono meno di 600 i cosmonati, astronauti e taikonauti che dal 1961 a oggi si sono avventurati nello spazio. Intanto, però, tutti possiamo immaginare di staccare l'ombra da Terra vistando la mostra Cosmos Discovery allestita al Guido Reni District di Roma.




Divisa in dieci sezioni e arricchita da 220 cimeli originali e riproduzioni, Cosmos Discovery offre al pubblico la possibilità di comprendere cosa sia riuscito a fare l'uomo nei primi 70 anni di storia aerospaziale. Appena si varca l'ingresso il visitatore è immerso in un ambiente spaziale, in cui la ricca parte espositiva è affiancata da spiegazioni dettagliate fornite in audioguida.

Il percorso inizia dall'inventore della fantascienza, lo scrittore francese Jules Verne che già a metà Ottocento ipotizzava i viaggi spaziali nel suo celebre romanzo “Dalla terra alla Luna”. Un altro sognatore, sempre un francese, George Méliès, con l'avvento del cinematografo, girò uno dei primissimi film con rudimentali effetti speciali, “Viaggio nella Luna”, alimentando la fantasia sua e degli spettatori. Ma è nel Novecento, tra le due guerre, che l'immaginazione lascia il posto a studi scientifici ed esperimenti condotti in Europa ed America, che posero le basi per la costruzione dei razzi prima e degli Shuttle in seguito.

Nell'esposizione infatti, tra i pezzi in mostra ci sono satelliti andati in orbita, capsule spaziali, video d'epoca della Nasa, documenti delle varie missioni Apollo, tute indossate dagli astronauti-pionieri sia americani che russi, testimonianza dell'evoluzione tecnologica nel settore aerospaziale e della rivalità storica tra i due paesi. Ecco allora la giacca indossata dall'astronauta David Scott quando mise piede sulla Luna durante la missione Apollo 15. La storia della cagnetta Laika, il primo essere vivente in esplorazione orbitale che non fece mai ritorno, sacrificato per il progresso dell'umanità.

E ancora il Rover lunare usato dalla Nasa per esplorare la Luna, con le ruote di metallo e le batterie in argento, messo a confronto con il modello sovietico Lunokhod. E poi le cabine di pilotaggio degli Shuttle, la riproduzione del centro di comando di Houston, fino a frammenti di meteoriti vecchi di milioni di anni. Insomma Cosmos Discovery, non manca di appagare la curiosità del visitatore sulla vita nello spazio. Come quella che riguarda l'alimentazione.
E anche quella sulle toilette in orbita: per le necessità fisiologiche ci sono speciali pantaloncini-pannoloni usati sia dalle donne che dagli uomini. E una che sacca inserita nelle tute spaziali. Oggetti che non è facile vedere esposti.

Un'ampia sezione dedicata all'orgoglio italiano racconta proprio i progressi di un'azienda torinese specializzata in space food e in grado di soddisfare anche l'appetito degli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale. Presente anche la macchinetta per il caffè espresso (anzi Isspresso) provata per la prima volta da Samantha Cristoforetti. Ed a proposito del contributo che il nostro paese sta dando alla ricerca aerospaziale, tra i vari progetti, quello più entusiasmante riguarda la futura realizzazione di uno spazioporto in Italia (presente un modellino), da dove partiranno i futuri turisti dello spazio.

Cosmos Discovery, Via Guido Reni, 7
Martedì-Domenica 10-20
Biglietto 18 euro
www.mostracosmo.it


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lunedì 6 Novembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 07-11-2017 14:09

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