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Gravity, da Galileo a Einstein: al Maxxi si viaggia nell'Universo stregati dal nulla cosmico

Gravity, da Galileo a Einstein: al Maxxi si viaggia nell'Universo stregati dal nulla cosmico

Va bene che tutto è relativo, come teorizzava Einstein un secolo fa, ma poi, se si vogliono trasmettere emozioni e nozioni, certezze e indispensabili dubbi attraverso una mostra aperta a tutti, bisogna infine trovare una sintesi concreta, toccabile o almeno visibile, ascoltabile, annusabile.

Mica facile, perché questioni universali, insomma dell’Universo, come - per dirne una - le onde gravitazionali, finiscono di solito per essere noiosamente banalizzate in una didascalia oppure per rimanere patrimonio misterioso della confraternita di gelosi  scienziati.

Come uscirne dovendo, volendo allestire la rassegna “Gravity, immaginare l’Universo dopo Einstein”? Al Maxxi, in effetti centro di gravità permanente delle arti del XXI secolo, ne sono usciti così: affiancando sotto lo stesso tetto gli artisti e gli scienziati con un obbiettivo che suona meraviglioso: “Finalmente una mostra sul nulla cosmico”, si legge sulla felice cartolina che verrà distribuita ai visitatori che all’uscita ringrazieranno di avere avuto l’idea di avventurarsi fra materia e antimateria; di essersi lasciati avvolgere dalla polvere cosmica; di aver ascoltato la reale colonna sonora dell’Universo (un filino meno roboante di quella di Star Wars, ma comunque appassionante); di essersi fatti inghiottire da un buco nero; di aver traguardato le stelle con un cannocchiale di Galileo; di aver curvato lo spazio-tempo alzando un braccio (questa installazione è davvero travolgente); di aver sognato di tuffarsi su Saturno insieme all’antenna gemella della sonda Cassini che ti accoglie all’ingresso del Maxxi, appesa lassù al siderale soffitto.

Si citano a ogni passo, in questa immaginifica esposizione, Einstein e l’astrofisica e persino lo “specchio dell’interferometro per onde gravitazionali” (che impone effettivamente qualche accigliata riflessione), oltre alle opere di artisti quali Marchel Duchamp, Tomas Saraceno, Laurent Grasso, Peter Fischli, ma portateci senza timori anche i bambini più piccoli, perché l’abbinamento di arte e scienza innesca un continuo fabbricare di emozioni e sensazioni che rendono superfluo capire tutto e subito con il cervello. Il cuore basta e avanza, anzi, è anche meglio: sono stupori, davanti a questi allestimenti tra la galleria d’arte e l’acceleratore di particelle, che mai abbandoneranno anche i più giovani e che riaffioreranno più avanti nelle loro vite quando si domanderanno da dove vengono e dove vogliono andare. La mostra "Gravity qualche risposta la dà a queste somme domande. E del resto fra i bambini di oggi ci sono già – si può dire con sufficiente certezza - il Paolo Nespoli, la Samantha Cristoforetti o il Luca Parmitano che che sbarcheranno su Marte.

“Gravity” sarà aperta fino al 29 aprile 2018 ed è stata organizzata dal Maxxi con la collaborazione dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), dell’Istituto nazionale di fisica nuceare (Infn) e con il sostegno del ministero per l'Istruzione, l'università e la ricerca. La mostra è stata curata da Luigia Lonardelli del Maxxi, Vincenzo Napolano dell'Infn e Andrea Zanini dell'Asi: importante assai, quest’ultimo, perché, come ha ricordato nella sua presentazione «Non sono né uno scienziato né un artista», circostanza preziosa per mediare fra i due mondi «che pure parlano linguaggi universali». Si vede, anche senza cannocchiale, che questi tre si sono divertiti un sacco ad assemblare opere d'arte e aggeggi scientifici.

«È un'occasione straordinaria, frutto di un'inedita cordata fra Maxxi, Asi e Infn:  arte e scienza non sono mondi separati e segnano la costruzione di un nuovo umanesimo - ha detto una raggiante Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi - La libertà dell'artista e la libertà dello scienziato si alimentano, o dovrebbero farlo, dalle medesime radici creative. Abbiamo bisogno di ascoltare entrambe: grazie al loro dialogo possiamo uscire dai recinti degli specialismi».  

Ad annunciare la mostra, nell'atrio del museo, sono le enormi sfere chiare e riflettenti dell'installazione Aeroke dell'artista Tomas Saraceno, in cui si specchia la grande antenna parabolica bianca di Cassini, la sonda che dopo aver viaggiato fino a Saturno, catturando le bellissime immagini degli anelli e delle sue lune, attraversando fasce di asteroidi, passando accanto a Venere e Giove, sorvolando i mari di metano liquido di Titano e sfidando “tempeste esagonalè”, ha concluso la sua missione di oltre 20 anni con un tuffo nell'atmosfera del pianeta. Immaginate che visionario artista deve essere lo scienziato che progetta, realizza e fa decollare una sonda di cui seguirà poi lo slalom fra i pianeti per 20 anni. Venti anni, una generazione, in realtà ormai un’era data la velocità, non della luce ma quasi, con cui adesso si consumano scoperte, risorse ed emozioni in un frenetico essere sempre connessi che la mostra Gravity ha il miracoloso pregio di rallentare, se non bloccare del tutto, regalandoci il dono di poter fermarsi a pensare.

«Riconosco pezzi della mia vita di scienziato raccontati dagli artisti - ha osservato il presidente dell'Asi, Roberto Battiston, fisico e appassionato divulgatore - Quello della Relatività è un contesto teorico rivoluzionario con cui l'uomo necessariamente si confronta. Si sono così aperti immaginari culturali e artistici inediti, attraverso i quali Gravity accompagna oggi il suo pubblico» .

È «una mostra straordinaria» anche per il presidente dell'Infn, Fernando Ferroni che da almeno cinque anni cullava il sogno di questa rassegna. «Mi auguro - ha aggiunto - che questa mostra possa diventare il segno di una ricomposizione della cultura di cui abbiamo tanto bisogno. Speriamo sia un esempio per l'Italia».

Spaziotempo, Confini e Crisi sono le tre sezioni della mostra. Dopo la luce delle sfere di Aeroke, il viaggio alla scoperta del futuro dell'universo si dipana in saloni oscuri in cui raggiungere isole di luce che avvolgono il cannocchiale di Galileo e una sfera armillare; i laser dell'osservatorio delle onde gravitazionali Virgo; una copia del satellite Lares portato in orbita dal razzo “made in italy” Vega, L’installazione «3 Stoppages étalon» di Marcel Duchamp propone poi una riflessione sui parametri con cui l'uomo misura spazio e tempo.

Si può anche “entrare” nello spaziotempo e toccarlo con mano grazie a una buca gravitazionale, mentre poco lontano la polvere cosmica è rappresentata come un'intricata ragnatela in un'altra installazione di Saraceno. Il viaggio prosegue attraverso lenti gravitazionali, materia oscura e la ricerca della vita nel cosmo.

La consulenza scientifica della rassegna è di Giovanni Amelino-Camelia. Il main partner di Gravity è Enel, primo socio privato della Fondazione MAXXI, che ha scelto di sostenere proprio questa mostra per il suo alto valore culturale e di ricerca, offrendo l'ingresso gratuito a un ricco programma di incontri con scienziati, filosofi, artisti. Leonardo (ex Finmeccanica, protagonista delle avventure dell'Italia nello spazio) sostiene poi le attività educative legate all'esposizione.
 

 


Gravity, immaginare l’Universo dopo Einstein
Maxxi, Museo nazionale delle arti del XXI secolo
via Guido Reni Via Guido Reni, 4/a, 00196 Roma
Fino al 29 aprile 2018
Dal martedì al venerdì  11-19
Sabato  11-22
Domenica  11-19
La biglietteria chiude un’ora prima del museo.

Chiusure
Tutti i lunedì, il 1° maggio e il 25 dicembre

Biglietti intero 12 euro, ridotto 8 euro (minori di 30 anni), gratis fino a 14 anni
Telefono 06 3201954
(attivo dal martedì alla domenica, dalle 10 fino alla chiusura del museo)
infopoint@fondazionemaxxi.it

Prenotazione e acquisto dei biglietti
Call Center (servizio a pagamento) 892 234
Per chi chiama dall’estero +39 0412719035
dal lunedì al venerdì, ore 09.00-19.00 / sabato, ore 09.00-14.00 / domenica chiuso
Educazione: per informazioni, prenotazioni e acquisto
Telefono 3386419518
dal lunedì al venerdì, ore 9.30-13.00
edumaxxi@fondazionemaxxi.it



 


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Sabato 2 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 07-12-2017 20:13

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