Oriente e Occidente si incontrano nelle opere di Ma Lin: la mostra a Roma
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Kipling diceva che Oriente e Occidente non si incontreranno mai. E’ di fronte alle opere di Ma Lin, invece, che Oriente e Occidente sembrano sfiorarsi nell’elaborazione del pensiero e nella ricerca raffinata di nuovi equilibri e contaminazioni, dialogare nel colore e nelle forme di questo straordinario artista cinese, che usa e reinventa di continuo un’efficace sintesi tra linguaggi diversi.
 
 

Sarà per la sua formazione (prima in Cina, presso l’Accademia d’arte di Hubei, poi all’Accademia di Bologna) o per la sua idea di futuro ("Il dialogo è l’unica soluzione", scriveva nel 2015 riflettendo sulle sfide che lo sviluppo economico galoppante riservava alla Cina), fatto sta che le forti emozioni che il suo lavoro trasmette traggono linfa dall’interdisciplinarietà e dalla costante ricerca di un punto d’incontro tra figurativo e concettuale. Ed è proprio “L’incontro” il titolo della mostra di Ma Lin che sarà inaugurata domani a Roma e che aprirà i battenti per il pubblico da sabato 11 marzo al 22 aprile (Galleria Triphè, via delle Fosse di Castello 2).

Curata da Maria Laura Perilli e patrocinata dall’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, l’esposizione conta 18 opere, realizzate in gran parte con tecnica mista e installate all’interno di vere e proprie tavole in legno provenienti dalla Terra di Mezzo. Forza e armonia, pathos e leggerezza, dolore e speranza, violenza e provocazione: tutto questo trasmette Ma Lin, in un equilibrio delicato tra l’ancoraggio fortissimo alle proprie radici culturali e la spinta altrettanto potente verso il nuovo, il diverso, il moderno.

Un suo collega di studi all’Accademia di Hubei, lo definì, in un’occasione pubblica,
«una nuova Cassandra, profeta dell’arte». Questo perché Ma Lin avverte che «migliaia di anni di prestigiosa storia della cultura cinese verranno inevitabilmente distrutti se nessuno accetterà di cambiare il corso delle cose».

E lancia un grido d’allarme con la sua arte, rivolgendosi in particolar modo ai giovani. Si distingue per essere un attento osservatore dei fenomeni sociali e, attraverso le sue opere, cerca di trasmettere quei valori universali, morali e spirituali, che contrastano con il consumismo esasperato e la logica dell’essere in funzione di quanto si possiede: caratteristiche, queste, che segnano un Paese come la Cina, affacciatosi relativamente da poco allo sviluppo veloce che porta al benessere e al guadagno facile per molti, creando falsi miti e prospettive effimere.

Ecco allora il piccolo volto della bambina cinese con il cerotto sulla bocca, il corpo nudo (e perfetto nei minimi dettagli, mai volgare) dell’uomo che urla rivolto verso l’alto o pensieroso e stanco con lo sguardo a terra, l’elemento frequentissimo della porta come canale di comunicazione tra mondi diversi, le mani che “articolano” dialoghi, occhi negli occhi di figure contrapposte, l'intramontabile Mao, Zeus e perfino il richiamo a Papa Francesco che sorride e benedice.

Ma l’elemento che forse rappresenta di più la stagione della ricerca metafisica e concettuale di questo interessante artista è la farfalla, proposta in tutta la sua sublime ambivalenza, tra perfezione e caducità. Lui stesso spiega che
«in Cina la sua leggendaria bellezza viene usata per definire una vita meravigliosa». E’ così è nelle sue opere, dove la farfalla è coloratissima e leggera, a tratti rarefatta. Salvo talvolta presentarsi con un piccolo volto umano. E, come Ma Lin vuole, rompere l’incanto.
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