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La magia dell'Opera dei Pupi in una grande mostra al Quirinale

L'Opera dei Pupi in mostra al Quirinale

Le gesta dei paladini di Francia, Orlando e Rinaldo in testa, il loro amore per la bella Angelica, principessa del Katai, i paggi, i traditori, gli antagonisti saraceni, Parigi assediata: la tradizione dell'Opera dei Pupi arriva per la prima volta in una grande mostra, allestita dal 7 novembre al 3 dicembre al Quirinale, negli spazi della Palazzina Gregoriana. Oltre un secolo e mezzo di storia, arte, cultura che rivivono nel Teatro dei Pupi di Palermo di Mimmo Cuticchio e
della sua famiglia, che ancora continua ad arricchire il vasto repertorio delle rappresentazioni con con nuove epopee (l'Iliade), racconti di banditi o fatti di cronaca.
 

 


Presentata  dal portavoce e direttore dell'Ufficio Stampa del Presidente Mattarella, Giovanni Grasso, “L'Opera dei Pupi”. Una tradizione in viaggiò consente al visitatore di entrare in un universo straordinario e corale, in cui la ricerca teatrale non si è mai fermata, a dispetto del mutamento dei tempi e delle crisi che, soprattutto dal secondo dopoguerra in poi, hanno falcidiato il pubblico di paesi e città.
«Siamo dei sopravvissuti», dice Mimmo Cuticchio, lui stesso figlio d'arte e creatore negli anni '70 di una compagnia di famiglia, dove le singole eccellenze si sono incontrate per proseguire una secolare tradizione e portare gli spettacoli dell' Oprà nel mondo, perfino in Giappone. Nei primi anni '60 in Sicilia c'erano almeno 25 teatrini, costretti però proprio in quegli anni a chiudere dal grande cambiamento sopravvenuto con l'arrivo di cinema e televisione, anche nel cuore dell'isola.

«La tradizione si è all'improvviso interrotta, siamo rimasti solo noi, una piccola riserva», prosegue Cuticchio ricordando come nel 1973 la fondazione del Teatro dei Pupi abbia avviato un nuovo corso, sempre però nel pieno rispetto del passato. Spesso invitata all'estero, la compagnia palermitana non ha mai, fino a oggi, portato in mostra il suo patrimonio. Io sono stato sempre dietro le quinte - sottolinea - solo una volta ho recitato in un film, “Terraferma” di Crialese, per il messaggio che lanciava, mentre nel “Padrino Parte IIÌ” di Coppola interpretavo me stesso e spiegavo il Teatro dei Pupi con una rappresentazione. Questa è
la prima volta che accetto di esporre in una mostra antologica».

Del resto, aggiunge, «ogni pupo è un personaggio, ha il proprio nome, nasce per un motivo, magari muore presto, come gli spaccatì che in scena vivono a ogni recita lo stesso destino, oppure diventa un eroe». Senza contare quelli antichi, costruiti a metà '800, ancora in scena, la cui manutenzione viene fatta quotidianamente. «Noi siamo al servizio dei nostri pupi», ribadisce Cuticchio, davanti alla ricostruzione di Porta Felice che segna l'ingresso del percorso espositivo.
Ecco una serie di teste, in legno, che illustrano le diverse fasi di costruzione delle marionette animate, i pupi in paggio (servitori, contadini) o armatì (Paladini o Saraceni), con le mani a pugno per sguainare le spade. Anche i personaggi femminili, come Angelica o Bradamante, possono duellare, ma le loro mani sono accoglienti e sfilano l'arma solo grazie a un anello nascosto. Oltre il pupo “Per domani”, che a ogni fine recita dà l'appuntamento per la prossima ci sono le straordinarie macchine sceniche per gli effetti specialì (pioggia, vento, tempesta) e i protagonisti delle rappresentazioni più recenti.
 


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Martedì 7 Novembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:12

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