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A Pistoia in mostra “Passioni visive”, cento opere di Marino Marini

Un'opera di Marino Marini

L'idea è stata quella di ripercorrere idealmente le ipotetiche passeggiate di Marino Marini nei musei che lo scultore esplorava periodicamente. E così in mostra ci sono i celeberrimi Cavalierì, le straordinarie Pumonè, i festosi Giocolieri. I capolavori di Marino Marini, uno degli scultori italiani più amati e apprezzati del '900, saranno in mostra dal 16 settembre al 7 gennaio a Palazzo Fabroni di Pistoia, città natale del maestro toscano. Esposte circa cento opere, di cui 60 di Marini, mentre le altre 40 sono state scelte tra i capisaldi, ammirati e studiati dall'artista, della storia della scultura e dei linguaggi espressivi plastici, dagli Egizi agli Etruschi passando per il Medioevo di Giovanni Pisano e la Rinascenza di Donatello e Verrocchio fino ad arrivare alle soluzioni più sperimentali di Pablo Picasso ed Henry Moore.

E del resto nel titolo
Marino Marini. Passioni visive” c'è c'è tutto l'intento di questa iniziativa espositiva di grande respiro che vuole essere uno dei momenti di punta delle Celebrazioni di Pistoia Capitale italiana della Cultura 2017. «Abbiamo cominciato a ragionare sulla mostra nel 2013», dice Flavio Fergonzi, curatore della rassegna con Barbara Cinelli, sottolineando come lo scopo non fosse solo quello di raccontare lo scultore elegante e monumentale, le cui opere avevano persino contrassegnato la commedia sofisticata hollywoodiana (a cominciare da “Sabrina, dove in un salotto fa da sfondo un piccolo Cavallo e cavaliere). «In realtà - prosegue lo storico dell'arte - volevamo interrogare la sua scultura e indagarne il viscerale rapporto con l'espressione plastica di tutti i tempi».

Promossa dalla Fondazione Marino Marini e dal comune di Pistoia, l'esposizione offrirà dunque ai visitatori l'intera officina di invenzioni plastiche dell'artista, poste in relazione diretta sia con i grandi modelli della scultura del '900 sia con altri esempi di quella dei secoli passati, dall'antichità egizia al Rinascimento e all'800. Ecco che i busti degli esordi saranno affiancati a canopi etruschi e a sculture rinascimentali, mentre il Popolp, la terracotta del 1929 considerata passaggio determinante della sua svolta arcaista, si misurerà con una testa greca proveniente da Selinunte e con il coperchio figurato di una sepoltura etrusca. Anche la successiva ricerca di una diversa monumentalità, ben rappresentata dal capolavoro ligneo dell'Ersilia, sarà documentata nel confronto con opere etrusche e antico-italiche. E una sezione finale renderà conto dell'evoluzione del linguaggio plastico, prima guardando a Donatello (con il Niccolò da Uzzano del Bargello), poi con la serie dei Cavalierì post 1945 in dialogo con i loro antenati di riferimento, cavalli e cavalieri dalle civiltà del Mediterraneo e dell'antica Cina. A chiudere il percorso, i piccoli e grandi Guerrieri e le Figure coricate degli anni '50 e '60, in un confronto con l'antica tradizione toscana di Giovanni Pisano e le soluzioni più sperimentali di Picasso e Moore.


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Domenica 25 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 26-06-2017 19:17

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