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Sport e nazismo: una mostra a Roma sulle discriminazioni nell'Europa in guerra

Giovani balilla in palestra

Si racconta la storia del campione europeo di nuoto Alfred Nakache, dei pugili Victor Young Perez e Leone Efrati, dei cugini della ginnastica Alfred e Gustav Felix Flatow, e dello schermidore Attila Petshcauer: tutti atleti discriminati dal regime fascista. La strumentalizzazione dello sport nell'Europa dei regimi totalitari tra le due Guerre e lo sviluppo dell'Olimpismo che culminerà nei Giochi di Berlino 1936 è il tema della mostra che fa tappa a Roma fino al 28 luglio intitolata Sport, Sportivi e Giochi olimpici in guerra (1936-1948), ospitata presso la Casina dei Vallati.
 

 


L'esposizione, realizzata dal Mémorial de la Shoah di Parigi e che ha già riscosso successo in molte altre città italiane, è promossa dalla Fondazione Museo della Shoah e si avvale del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Coni, della Regione Lazio, di Roma Capitale, della Comunità ebraica di Roma e dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, ed è realizzata in collaborazione con Creare organizzare realizzare (Cor).

La mostra approfondisce il rapporto tra sport e dittatura negli anni '30 e '40, con particolare riferimento alla Germania nazista e al resto dell'Europa occupata: «Un argomento di grande attualità, pur avendo il focus sul passato storico - osserva Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah - Frequentemente assistiamo a episodi anche molto significativi nel mondo dello sport: di amicizia e fratellanza, ma anche di intolleranza che purtroppo si manifesta sempre più spesso». La mostra tende a evidenziare come Hitler non fu l'unico a servirsi dello sport e della concezione del corpo come affermazione di superiorità e di identità collettiva. Anche l'Italia fascista e la Repubblica di Vichy riuscirono ad associare alla pratica sportiva le teorie razziste che si erano diffuse nell'Europa del primo dopoguerra.

Lungo il percorso espositivo, illustrato dalla corrispondente per l'Italia del Memoriale della Shoah di Parigi, Laura Fontana, sono raccontate le storie di diversi atleti, ebrei e non, che furono vittime di forti misure discriminatorie. «Ci tenevamo a portare questa importante mostra a Roma - spiega il consigliere del Mibact, Paolo Masini - perché anche se qui parliamo soprattutto di Berlino '36, la vicenda riguardante il calciatore del Pescara Muntari è avvenuta soltanto un mese fa. Pertanto l'idea è quella di attualizzare gli insegnamenti che ci vengono dal fascismo, dal nazismo e dalla Shoah. Per questo approfondiremo diversi temi attraverso incontri in cui verranno proiettati film sul tema, per far capire quanto ancora oggi esiste una discriminazione e quanto viene ancora calpestata la dignità umana».

Mercoledì 24 Maggio 2017 - Ultimo aggiornamento: 25-05-2017 18:22

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