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Intramontabili Afterhours: la band di Agnelli in concerto all'Atlantico Live

Afterhours

On the road dalla metà degli anni Ottanta, gli Afterhours sono ancora oggi una delle più importanti band italiane di rock alternativo. Hanno preso il nome da un brano inciso nel 1969 dagli americani Velvet Underground (con il grande Lou Reed), il loro primo disco fu nel 1987 il 45 giri My bit boy seguito l'anno dopo da All the Good Children Go to Hell (tutti i bravi ragazzi finiscono all'inferno) e finora hanno alle spalle undici album l'ultimo dei quali, Folfiri o Folfox (poi vedremo di che si tratta: lo stanno proponendo insieme ai loro hit da quasi un anno, è al primo posto delle classifiche e i loro concerti sono sempre gremiti), dà il nome al nuovo e secondo tour che mercoledì 22 arriva a Roma all'Atlantico Live.
 

 

Dopo numerose variazioni nella formazione avvenute nel corso degli anni la band vede in scena uno solo dei fondatori, ovvero il vocalist e chitarrista Manuel Agnelli, ma diversi dei suoi attuali compagni di palco (il violinista Rodrigo D'Erasmo, il bassista Roberto Dell'Era, il chitarrista Stefano Pilla e il batterista Fabio Rondanini) hanno passato parecchi anni nel gruppo e hanno felicemente raggiunto quell'equilibrio che regala agli Afterhours una maturità e una solidità che mantengono la band sempre in primissimo piano e un sound che mescolando rock, punk e parecchie altre influenze è rimato sempre attualissimo in trent'anni di attività, dai primi tempi nei quali cantavano solo in inglese, a quando passarono all'italiano, nel 1993 con riletture di brani di Rino Gaetano e Ivano Fossati e poi due anni dopo nei pezzi dell'album Germi.

Manuel e soci hanno girato il mondo partecipando a rassegne, tour, festival e appuntamenti di ogni genere (dai concerti del Primo Maggio a Sanremo, dai live a Berlino dopo la caduta del muro a un concerto a Bologna insieme ai REM, da diversi tour europei e americani a una performance nella Mao House Live di Shangai: il loro vagabondare è stato ed è tuttora vastissimo), si sono guadagnati una targa Tenco nel 2012 per l'album Padania (quest'anno sono in gara con Folfiri o Folfox), una nomination ai David di Donatello e via di questo passo, e fra i loro album ne vanno ricordati molti, da Pop Kills Your Soul a Hai paura del buio e I molanesi ammazzano il sabato.

Ma oltre che bravi gli Afterhours hanno conquistato una certa saggezza. «Adesso che abbiamo cinquant'anni - dice Manuel Agnelli - qualcosa si è spezzato e nei nostri brani dobbiamo affrontare temi impegnativi, anche se con l'energia del rock». Tutto è cominciato con la morte del padre di Manuel, ucciso da un cancro, ed è dalla sua drammatica avventura che viene il titolo del disco, apparentemente incomprensibile o simile a una filastrocca: Folfiri e Folfox sono due protocolli medici riguardanti la cura del tumore al colon, e nei diiciotto brani del doppio album si parla di morte e rinascita, di dolore ma anche dell'importanza di affrontare quegli argomenti non necessariamente con brani tristi o rassegnati (anche se non mancano alcune belle ballad) bensì con la forza di una musica che, spiega Agnelli, «è piena di rock, perché è più una riflessione su chi sopravvive a un lutto e da questo trae tanta energia».

Perdonateci questa lunga premessa, ma si tratta di notizie che a chi non frequenta da vicino gli Afterhours sono indispensabili per godersi nel modo migliore il concerto di mercoledì.

Atlantico Live, viale Oceano Atlantico 2271d, mercoledì 22 marzo, ore 21


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Sabato 18 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 19-03-2017 10:00

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