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Ermal Meta: «La mia musica ha mille radici, come gli alberi»

Ermal Meta: «La mia musica ha mille radici, come gli alberi»


Il karma di Ermal viene da lontano: sangue illirico (gli Illiri erano i fieri abitanti dell'Albania al tempo dei romani), fantasia mediterranea. «Io mi sento come un albero: le radici dove sono nato e i rami qui in Italia» racconta di sé con sorprendente chiarezza di idee. Una forza esplosa dopo l'ultimo Sanremo, con una canzone seria e costruita con robustezza di idee, Vietato morire, e una fantastica interpretazione nella notte delle cover con un grido lancinante che ha chiuso Amara terra mia di Modugno: «Mi sono sorpreso anch'io e chiedo scusa a chi è affezionato a quella canzone, ma per me è stata un'esigenza emotiva e fisica chiudere con quel vocalizzo che è un addio, un arrivederci, un ben tornato». A volte bastano pochi istanti per stabilire un legame intenso con il pubblico e a Ermal Meta (foto) è successo proprio questo al Festival. Ora ne sta raccogliendo i frutti: il suo nome in vorticosa ascesa, il disco che cammina (è secondo in classifica), un tour che lo aspetta già con un bel po' di sold out (certificazione della raggiunta notorietà) a cominciare da Roma dove la data del 16 maggio è già chiusa e il bis alla Cavea fissato per il 22 luglio. «Farò concerti fino a settembre - aggiunge - e a novembre andrò in giro in Europa».

Anche in Albania?
«Ancora no. Li ho suonato solo due volte finora, quando facevo parte della band La fame di Camilla».

Una band indie, che le ha dato la prima notorietà anche se alla vostra apparizione a Sanremo vi hanno fucilato, eliminandovi.
«Ma resto molto legato a quel gruppo. Nei concerti canto ancora un paio di pezzi di quel periodo. Sono cose preziose dentro di me, voglio accarezzarle e lo farò sempre».

Ma La fame di Camilla non è stata la sua prima band.
«No, la prima risale ai tempi di scuola. Si chiamava Shiva, come la divinità indiana. Ma ne sapevamo ben poco, anche se eravamo affascinati da quel mondo, sia pure con un po' di confusione».

Facevate cover?
«No, io non ho mai fatto cover».

Mai cantate?
«Si, per gioco. Nella primissima performance della mia vita, a scuola, quando avevo 15 anni cantai On the dock of the bay di Otis Redding».

Era in Italia non da molto tempo.
«Due anni, mi sono inserito subito».

Era il periodo delle grandi migrazioni dalla sua terra, le immagini di quelle navi stracariche di gente sono ancora vivissime.
«La mia è una famiglia di musicisti. Quando siamo venuti con mia madre, mio fratello e mia sorella lo abbiamo fatto in maniera molto meno drammatica. Capisco, però, che è difficile liberarsi dall'iconografia. In America gli italiani sono stati a lungo descritti come legati alla malavita. Ognuno deve fare i conti con la storia. Anche se bisognerebbe conoscerla un po' di più, specie quella dei vicini. L'Albania è un paese meraviglioso e oggi è cambiato moltissimo, anche se sconta di essere stato isolato per mezzo secolo da un regime che ha decapitato l'intellighenzia del paese. Dopo la caduta del comunismo sono state scoperte fosse comuni coi corpi di letterati, scrittori, pensatori, musicisti».

La sua origine albanese si fa sentire nella sua musica. Forse è per la seduzione di questa diversità che in molti chiedono le sue canzoni: da Mengoni a Emma a Patty Pravo a Fiorella Mannoia.
«Loro sono amici, ma io quando scrivo canzoni non lo faccio per gli altri, sono un egoista. Penso a me, a quello che voglio dire. Scrivere pensando al pubblico o su misura per altri sarebbe come preparare un amo con l'esca. E io non sono bravo a farlo».

Adesso sarà pieno di richieste
«Ma non ho tempo. Non sto scrivendo, raccolgo idee, appunto storie, metto canzoni da parte. Ne ho tante. Finora ne ho scritte 600».

Per questo è stato così largo di manica con Vietato morire, l'album appena uscito con il titolo della canzone di Sanremo, che tiene insieme anche il suo disco precedente Umano?
«Sono canzoni nate dallo stessa idea e che chiudono un ciclo. Mi piaceva anche l'idea di fare un regalo a chi compra Vietato morire. Mi piace restituire. Qualche giorno fa una ragazza mi ha scritto che le piaceva il mio album ma non aveva soldi per comprarlo. Gliel'ho spedito».

Un'ultima cosa: Ermal è un nome strano per noi. Cosa vuol dire?
«Significa vento di montagna».

Eppure lei è cresciuto in Puglia, terra di pianura assoluta.
«Già, il Tavoliere, ma anche lì c'è vento e viene dal mare».
 


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Martedì 21 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 23-03-2017 23:54

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