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Le origini del jazz, il violino di David Garrett e lo special di Gigi D'Alessio

Le origini del jazz, il violino di David Garrett e lo special di Gigi D'Alessio

Du Doo Du - Francesca Ciommei & Mama’s Blue Rose Band
 
Racconta la vocalist romana Francesca Ciommei che tempo fa, durante un viaggio a Londra, il pianista Paolo Bernardi passeggiava fra le bancarelle di Portobello Road alla ricerca di arrangiamenti di brani jazz, quando l’occhio gli cadde su un fascicolo di vecchi e polverosi spartiti, tenuto insieme da un antico nastro di seta blu, sul quale spiccava il nome di una formazione mai sentita nominare, la Mama’s Blue Rose Band, e sui fogli c’era una data: 1935. Bernardi si mise a curiosare e scoprì con sorpresa che i brani erano sconosciuti. Comprò il fascicolo per un paio di sterline e, tornato in Italia, con Francesca e altri musicisti cominciò a suonare quei pezzi, che sembravano nuovi di zecca anche se facevano parte di un’epoca lontana, quella in cui il jazz muoveva i primi passi. Il gruppo, che da quel momento prese il nome della scomparsa e sconosciuta Mama’s Blue Rose Band, si mise al lavoro e dopo aver studiato e provato quegli arrangiamenti del secolo scorso entrò in sala d’incisione per registrare un omaggio al jazz della Golden Age, degli Speakeasy e delle ballrooms, in cui si esibivano musicisti e formazioni ora nella leggenda. I brani inediti, lo stile, le tematiche e l'atmosfera dell'epoca ne fanno un progetto unico: una nuova finestra, spalancata su un'epoca in cui il jazz rivoluzionò il concetto di musica. Insieme a Francesca Ciommei (voce e kazoo, quello strumentino nel quale si soffia e si canta scat imitando strumenti a fiato) hanno suonato il sassofonista Luca Velotti, il clarinettista e sassofonista Piercarlo Salvia, Paolo Bernardi al pianoforte, Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Pietro Fumagalli alla batteria. Anche se la storia non è stata ufficialmente verificata il risultato è delizioso e offre un viaggio nel tempo molto piacevole e di grande eleganza, con assoli in stile e un sound dei tempi di A qualcuno piace caldo. Non mancano, a complemento, alcuni brani swing d’annata made in Italy. Il 18 dicembre Ciommei & Band lo presentano live al parco della Musica, ma se volete un’anteprima la trovate su www.youtube.com/watch?v=BXAraF_g518&feature=youtu.be nella quale c’è persino un bell’intervento del sax di Red Pellini. Ascoltare per credere.


 
 
Gigi D’Alessio – 24.02.67 Special Edition
 
Esce a giorni una nuova versione di 24.02.67 Special Edition, l’album che raccoglie tutti i brani che il cantautore Gigi D’Alessio ha portato in tour un anno in Italia (si concluderà a fine dicembre al Palapartenope e nel 2018 andrà all’estero) e un Dvd, intitolato Il giro del mondo in 50 storie, con le riprese live dei concerti. E’ un viaggio in un quarto di secolo della sua carriera e dentro c’è di tutto, dalla partecipazione di tanti ospiti, da Loredana Bertè a Gianni Morandi, dallo scomparso Mario Merola (del quale Gigi è stato il pianista ufficiale per lungo tempo) a Lucio Dalla (che canta con lui Napule è di Pino Daniele), da Sal Da Vinci e Gigi Finizio fino al grande Renato Carosone (in Io, mammeta e tu a due voci) e alle sue molte performance.
«Raccontare un viaggio è sempre affascinante e viverlo può essere esaltante. In questo mio lungo percorso professionale e umano ho avuto la fortuna di girare il mondo in lungo e in largo insieme ai miei compagni d'avventura di sempre, ma soprattutto con la musica e grazie alla musica. Ho raggiunto luoghi lontanissimi ma sentendomi sempre a casa, e questo solo grazie al mio pubblico, anzi, quella che chiamo da sempre la mia famiglia», dice D’Alessio, che ha al suo fianco una fedele band formata dai chitarristi Maurizio Fiordiliso e Pippo Seno, dai tastieristi Giorgio Savarese e Lorenzo Maffia, dal bassista Roberto D’Aquino e dal batterista Alfredo Golino. Noi lo conoscemmo molto tempo fa, quando ai tempi delle immigrazioni che dall’Albania piovevano nel nostro sud (altri tempi, altre migrazioni) un gruppo di musicisti napoletani diede a Tirana, insieme a colleghi albanesi e balcanici, un concerto di solidarietà davanti a una folla di duecentomila persone o giù di lì, e checché ne pensiate di Gigi e di alcune delle sue scelte scoprimmo che era un musicista con tutte le carte in regola. Di lui scrivemmo che aveva due difetti: era napoletano e era bravo. Beh, quel vecchio commento vale ancora oggi.


 
 
David Garrett - Rock Revolution
 
Ha 37 anni, viene da Aquisgrana, in Germania, è uno straordinario violinista che passa tranquillamente da Mozart ai Led Zeppelin, da Vivaldi a Bruce Springsteen, dai grandi classici al rock. All’anagrafe si chiama David Christian Bongartz ma nel mondo tutti lo conoscono come David Garrett (è il cognome della madre, ballerina americana sposata a un avvocato tedesco) e la sua vita è quasi un film. Aveva undici anni quando ha ricevuto il suo primo violino, uno Stradivari (adesso possiede anche un Guadagnini del 1772), e sempre nel 2001 ha collaborato con la Filarmonica di Amburgo, nove anni fa è entrato nel Guinness dei primati per aver suonato Il volo del calabrone (storico quanto difficilissimo brano di Rimskij-Korsakov) in un minuto e sei secondi, nel 2010 è diventato famoso per l’album Rock Symphonies, quattro anni fa ha interpretato, come attore e come musicista, Niccolò Paganini nel film Il violinista del diavolo e ha inciso un disco in omaggio al compositore italiano intitolato Garrett vs. Paganini. Ha suonato in tutto il mondo, compresa l’Italia dove tornerà l’anno prossimo, e in attesa di ritrovarlo live potete farvi un’idea del suo mix di stili con Rock Revolution, cd uscito due mesi fa nel quale Garrett mescola di tutto, da un paio di composizioni di Bach e Ciaikovski a Stairway to Heaven del Led Zeppelin, Born in the Usa di Springsteen, Bittersweet Symphony dei Rolling Stones, In the Air Tonight di Phil Collins, Bohemian Rhapsody dei Queen, Purple Rain di Prince. Non è la prima volta che lo fa (sebbene ora debutti con un violino elettrico, strumento che aveva sempre rifiutato) e Rock Revolution non è poi così diverso dalle precedenti incisioni, però Garrett suona, lo fa alla grande e vale la pena di goderselo. Nel suo folle percorso ha fatto di tutto, imitando col violino tante rockband, dagli U2 ai Coldplay, ai Nirvana e agli Aerosmith, e persino la voce di Michael Jackson. Insomma, il disco è di qualità e anche divertente, oltre che un’ennesima prova del suo talento e della sua tecnica.


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Lunedì 4 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 05-12-2017 21:27

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