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Roma, sabato il rock con la chitarra di Steve Hackett

Sabato il rock a Roma con la chitarra di Steve Hackett

Ricordate i bei tempi dei Genesis, quando la band inglese di progressive rock che nella sua lunga carriera, da metà degli anni Sessanta fino a quasi il 2000 (ma ci sono state diverse reunion:  dieci anni fa, nel tour mondiale Turn It on Again, fra  giugno e ottobre  2007, ha suonato anche a Roma al Circo Massimo con un enorme palco a forma di astronave),  ha venduto 150 milioni di dischi piazzandosi fra i trenta nomi di maggior successo nella rock story,  ha schierato star come Phil Collins,  Mike Rutherford,  Tony Banks,  Peter Gabriel e via di questo passo?  Il leggendario gruppo britannico ha avuto una vita lunga e movimentata, alla faccia di tanti cambiamenti nella formazione:  è stata una delle band più innovative e rivoluzionarie,  e  per lungo tempo ne ha fatto parte il chitarrista Steve Hackett, che ha inciso con la band otto album, dal 1971 al 1977, per poi lasciarla  (sembra  una regola fissa nelle avventure della maggior parte dei gruppi più famosi)  e affrontare una carriera da solista che l'ha visto e lo vede girare con la sua band il mondo intero.

Hackett, all'anagrafe Stephen Richard Hackett, è uno dei musicisti che confermano il successo di chi ha alle spalle una serie esperienze dovute anche all'età matura:  nato a Londra nel febbraio 1950, oggi ha 67 anni, ma a vederlo sul palco (come tanti colleghi, a partire da Mick Jagger e compagni)  ne dimostra venti o trenta di meno anche a guardare bene il suo volto, in primissimo piano, le rughe non mancano. Ma Steve è soprattutto uno che sa suonare, ha una tecnica tutt'altro che indifferente e ancora oggi, o forse oggi più che mai, riesce a trasmettere con le  sue corde un'energia straordinaria.
 

 


Frutto di decenni passati in palcoscenico? Di mille esperienze faccia a faccia con enormi platee? Di un modo di affrontare il progressive rock che rende indefinibile la sua età? Del fatto che il vino più invecchia e più diventa buono? Difficile dirlo, ma in effetti i concerti di Hackett, come quelli di altri colleghi "anziani" che spesso riaffrontano nuove avventure, sono attualissimi e trascinano anche i ragazzini che amano l'elettronica o il dub, per non parlare di chi suona la chitarra e ha nei suoi confronti tanta ammirazione ma anche una notevole dose di sana invidia.

Ve ne potrete accorgere andando a sentire il suo live a Roma, dove sabato sera sbarca una tappa del suo tour mondiale intitolato Total Experience. Hackett sta girando con la sua band al completo, cioè il vocalist Nad Sylvan (già Agent of Mercy),  il sassofonista e flautista Rob Townsend (con la band del batterista degli Yes Bill Bruford), il tastierista Roger King (con Gary Moore e The Mute Gods), il bassista Kick Beggs (Kajagoogoo, Steven Wilson, Mute Gods)  e il batterista Gary O'Toole (Kylie Minogue, Chrissie Hynde).

La scaletta del concerto prevede un  lungo set che offre  brani dell’album Wind and Wuthering (che ormai compie 40 anni), classici dei Genesis (come Musical Box.  che era nell'album Nursery Crime del 1971), rarità mai eseguite dal vivo (come Inside Out e Anyway), anticipazioni del  nuovo album solista in arrivo e hit come The Steppes, Serpentine, Every Day e per la prima volta dal vivo Rise Again. Insomma, roba di classe.
Hackett in poche righe? Ha cominciato a suonare la chitarra a 12 anni, quando già ascoltava di tutto, da Bach all'opera lirica e al blues made in England come quello di John Mayall & Bluesbreakers,  ha suonato con diverse piccole formazioni rock finché a vent'anni, nel '70,  pubblicò sulla rivista Melody Maker un piccolo annuncio: "Cerco musicisti determinati ad andare oltre le attuali stagnanti forme musicali". Gli rispose nientedimeno che Peter Gabriel: era il momento in cui il chitarrista Anthony Phillips aveva lasciato il gruppo e in un paio di mesi Steve era nell'organico dei  Genesis, e in palcoscenico la sua immagine (suonava seduto, tranquillo, portando un paio di occhiali) era il giusto contrasto con la figura esplosiva di Gabriel. Hachett  lasciò i Genesis, con i quali negli ultimi tempi non andava  molto d'accordo, nel 1977, anche se in alcune occasioni (la reunion del 1982 per il progetto WOMAD di Peter Gabriel, per esempio) è tornato nella formazione.  E nel 2014 il buon Steve ha realizzato un documentario sugli ex-Genesis insieme a parecchi dei vecchi compagni di viaggio.

Auditorium Conciliazione, via della Conciliazione 4, sabato 1 aprile ore 21


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Martedì 28 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 01-04-2017 20:45

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