Olanda, un argine ai populisti: vince il premier Rutte. Wilders non sfonda
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L'AJA - L'Olanda non incorona Geert Wilders populista d'Europa. Il Partito per la Libertà del crociato anti-Islam e anti-Ue non è riuscito a sfondare il soffitto di vetro e a vincere questo primo test del lungo anno elettorale europeo. «Vedremo, comunque andrà, non mi fermerò», aveva commentato prima di andare a votare in una scuola alla periferia dell'Aja Wilders, che non ha organizzato nessuna serata elettorale perché, ha fatto sapere a tutti, «noi non abbiamo abbastanza soldi». Il suo Pvv avrà più voce in parlamento (sale da 14 a 20 seggi, secondo risultati ancora non definitivi) ma resta molto indietro rispetto all'avversario liberale, il premier Mark Rutte, leader del Vvd, al governo dal 2010.

 
 


LE PREMESSE
Rutte aveva promesso di «fermare il cattivo populismo» e ci è riuscito, anche se a fatica: ha perso 8 seggi, ma rimane arbitro della politica del paese, con 33 rappresentanti alla Camera su 150. Sul solito twitter Wilders ha ritrovato subito verve e stile: «Abbiamo guadagnato dei seggi! È una prima vittoria! Non ho ancora finito con Rutte!».

Rutte ieri sera festeggiava in tv: «È una serata importante per tutta l'Europa». Al premier spetta adesso l'arduo compito di formare una coalizione (per gli esperti potrebbero volerci mesi) ma il peggio, almeno per ora, è passato. Grazie probabilmente alla crisi con la Turchia. La mano ferma di Rutte, che ha vietato l'ingresso ai ministri turchi che avevano programmato comizi pro-Erdogan, gli ha giovato.

LA CHIAMATA DI JUNCKER
Ieri in tarda serata ha ricevuto la telefonata del presidente della Commissione Juncker che si è congratulato «per la netta vittoria» e ha salutato «un voto per l'Europa, contro gli estremisti».

La mannaia degli elettori si è abbattuta sui laburisti: dividevano la responsabilità del governo con i liberali dal 2012 ma sono stati loro a pagare il prezzo più alto. Il PvdA, il partito di centrosinistra del primo vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans e del presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloen, ha perso quasi trenta seggi, passando da 38 a 9.

Il trionfatore della serata è stato invece il verde Jesse Klaver, trentenne leader dei Verdi dei GroenLinks, il Justin Trudeau d'Olanda: guadagna dieci seggi (da 4 a 14), è il primo partito a Amsterdam. Difficile sapere se riuscirà a entrare nel futuro governo di Rutte, che non mancherà di guardare al centrodestra ma che si trova davanti un paesaggio politico molto spezzettato. Bene hanno fatto ieri anche D66, partito pro-Europa, che ha fatto una campagna centrata su educazione e occupazione, e i cristiano democratici del Cda di Sybrand Buma, che hanno invece offerto rifugio a chi voleva sentir parlare di tradizioni, famiglia e protezione sociale senza fughe dall'Europa (entrambi hanno conquistato 19 seggi).

Mai elezione era stato tanto incerta. Ben 28 partiti hanno partecipato alla competizione (con sistema proporzionale integrale) per un totale di 1114 candidati per 150 seggi in palio. Gli olandesi sapevano di avere gli occhi europei puntati addossi e si sono mobilitati in massa. L'affluenza ha superato l'80 per cento, ma così alta dalla fine degli anni Settanta. «Alla fine ho rinunciato, dovevo andare a lavorare, c'erano due ore di fila» racconta Kurtius, conducente di taxi all'Aja, confessando che non avrebbe votato Wilders ma non era sicuro della sua scelta e alla fine ha preferito lasciar perdere.

L'URNA SIMBOLO
Alla stazione dell'Aja, invece, dove un seggio è stato piazzato tra il terzo e il quarto binario, gli elettori in coda, quasi tutti giovanissimi, non esitavano a dichiarare il voto, all'entrata e all'uscita. Nessuno per Wilders, quasi tutti per D66. «No, non ho paura, ma sento questo voto sulla mia pelle» dice per tutti Fatima, 21 anni, studentessa in Giurisprudenza. È nata a Maastricht, studia a Utrecht, un velo marrone molto elegante le copre i capelli, «uno straccio sulla testa» lo ha definito Wilders, in una delle sue tirate anti-musulmane. «È molto importante per me votare oggi. Questo è il mio paese e io voglio dire quale paese voglio, ma una cosa è certa: non ho paura. Wilders non mi fa paura, non vedo gente intorno a me che pensa quello che dice lui. L'Olanda è molto diversa da quella che è stata raccontata dai media e dai giornali».

 
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