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Roma, lo Spirito di contraddizione della pittrice etiope Seble al Grand Hotel Plaza

Roma, lo Spirito di contraddizione della pittrice etiope Seble al Grand Hotel Plaza

La pittrice etiope Seble espone di nuovo a Roma con la rassegna Siprito di contraddizione da oggi fino al 14 dicembre al Grand Hotel Plaza in via del Corso.

A ogni presentazione della sua recente creazione pittorica Seble ci sorprende per la continua evoluzione stilistica, un’evoluzione che rispecchia la sua incessante riflessione sull’arte, sul mondo, sulla vita. Rispetto alle tonalità calde della produzione precedente in cui – quasi a richiamare gli ambienti desertici della terra d’origine, l’Eritrea e l’Etiopia – dominavano i toni drammatici del giallo e del rosso, Seble ci mette ora a confronto con una prevalenza di pennellate che vanno dal blu acceso all’azzurro, dal grigio scuro al bianco conferendo alle composizioni un’atmosfera decisamente più fredda. I suoi universi non sono ospitali, e se prima l’artista offriva delle vie di uscita consolatorie e speranzose, ci troviamo ora di fronte a mondi desolati e minacciosi, e allo stesso tempo di grande suggestione poetica.

Le trasformazioni cromatiche si sposano con uno svuotamento dello spazio pittorico: architetture di un razionalismo minimalista senza segni di vita al loro interno si stagliano contro cieli plumbei. Gli universi metafisici che Seble crea da anni si sono accentuati e appaiono in forme sintetizzate al massimo, tra palazzi deserti e colonne sparse in prospettive sempre più audaci e prive di punti di riferimento, completamente sospese come nell’opera La forza del subconscio: una testa di cavallo, scomposta secondo principi quasi cubisti, è posta su un piano inclinato e sembra caderci addosso mentre fissa lo spettatore dall’alto con uno sguardo inquietante. Fin dall’Antichità simbolo di forza e potere, il cavallo si è trasformato nel Novecento, con il futurismo e il Cavaliere Azzurro, in un soggetto sperimentale, per diventare poi con Guernica di Picasso simbolo delle sofferenze di un’intera popolazione, iconografia questa in cui il cavallo di Seble sembra volersi iscrivere in riferimento alle crescenti problematiche del mondo di oggi.



Segni di una civiltà minacciata sono espressi anche nella rivisitazione delle statue antiche. Chiaro riferimento alla sua nuova patria, l’Italia, i mezzi busti mutilati senza braccia né volto, sostituiscono le maschere e le statue africane che popolavano la produzione precedente dell’artista, diventando metafore della solitudine dell’individuo nelle grandi città. Molteplici soggetti nei nuovi dipinti testimoniano che Seble ha abbandonato il suo immaginario originario per elaborare in modo del tutto individuale le influenze dell’ambiente artistico e culturale che la circonda oggi da molti anni. Le soluzioni sono sempre di grande impatto visivo e completamente inedite. Come nei classici ritratti rinascimentali, in cui scorci di paesaggi e città visibili attraverso le finestre indicano il contesto geografico del personaggio raffigurato in primo piano, anche Seble evoca dei panorami, ma certamente non più pittoreschi. Le torri gemelle che si intuiscono sullo sfondo, in un’estrema sintesi formale di New York, svolgono infatti il ruolo di puro Recupero della memoria come esplicitato nel titolo dell’opera.



L’Autoritratto di Seble porta le preoccupazioni globali ad una dimensione individuale, l’esile statura della figura contrasta con la pesante armatura che paradossalmente nella sua ermeticità evidenzia il subconscio dell’artista, un approccio di difesa assoluta nei confronti del mondo, rafforzato dal fatto che non mostra apertamente la sua identità. La figura è posta di tergo, prassi abbastanza rara per quanto riguarda l’iconografia degli autoritratti e invece chiaramente riconducibile al romanticismo e in particolare a Caspar David Friedrich e il suo celebre Viandante sul mare di nebbia, figura solitaria posta davanti ad un paesaggio sublimato e inospitale. L’osservatore assume la stessa prospettiva della figura raffigurata. L’artista ci coinvolge così nel suo punto di vista sul mondo attraverso pochi elementi raffinatamente inseriti nella composizione e legati alla propria storia: le scatole richiamano il suo bagaglio, culturale e materiale all’arrivo in Italia come immigrante, il pavimento a scacchi in primo piano richiama la casa dell’infanzia lasciata indietro.

Ancora più espliciti sono i riferimenti storico-artistici ad alcuni personaggi raffigurati in altri ritratti. In L’abito riconosciamo il celebre e all’epoca innovativo Ritratto di Papa Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, conservato agli Uffizi. Ma il Papa qui è solo e immerso in un’atmosfera desolante accentuata da toni grigi dai quali emerge soltanto il rosso del camauro e della mozzetta che indossa. La lente, che nel ritratto originale il Papa ha in mano mentre si accinge alla lettura di un prezioso manoscritto, è sostituita qui da una mela rossa, che a prima vista sembra un oggetto fuori luogo ma che acquista invece un significato preciso: l’accenno al fatto che il Papa, umanista colto e grande mecenate delle arti, nonostante gli inizi dei conflitti religiosi per la riforma luterana non rinunciò mai allo splendore della sua corte.

Spesso sono proprio gli oggetti quotidiani, inseriti nelle composizioni in modo apparentemente incongruo, a esprimere uno dei concetti chiave dell’arte di Seble: lo spirito di contraddizione. Nell’opera L’Intruso una stella di Natale è posizionata esattamente davanti al ritratto di un giovane clericale coprendogli metà del viso. Una teiera occupa il posto del protagonista, “ritratto” davanti ad una finestra con un panorama vagamente newyorkese, che troneggia su una colonna classica. Il suo interlocutore è un manichino mutilato. L’impostazione classica, quasi rinascimentale del ritratto viene negata con uno spiccato senso dell’ironia assumendo dimensioni magrittiane, e quindi chiaramente di stampo surrealista. Seble gioca così con i generi e le epoche storico-artistiche, creando un’estetica individuale, sapiente e scherzosa allo stesso tempo. (Tanja Lelgemann)

Seble
Spirito di contraddizione
Grand Hotel Plaza
via del Corso 125 - Roma
tel. 0669921111

Orari
Oggi 7 dicembre  18-20
Fino al 14 dicembre 9-20
Ingresso gratuito 











 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovedì 7 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 20:12

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