Il Tg1 delle 20 fa più ascolti di Tg5 e Mentana messi assieme
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Si discute tanto dell'informazione Rai da riformare, eppure ci sono i telegiornali di Saxa Rubra che continuano a fare ascolti super, nonostante i numerosi attacchi politici. Il tanto discusso Tg1, bombardato perché - come da tradizione - è istituzionale e filogovernativo, sta prendendo sempre più le sembianze di una macchina da guerra. Alle 20 viaggia intorno ai 6 milioni di spettatori, toccando spesso il 25% di share. Tradotto significa: una persona su 4, tra coloro che hanno la tv accesa, sta guardando il Tg1. D'accordo che l'appuntamento delle 20 sulla rete ammiraglia è canonico, tuttavia a quell'ora non mancano certo le alternative. A cominciare dal Tg5 di Clemente Mimun e dal tiggì di Enrico Mentana su La7. Dando però un'occhiata ai numeri, che sanciscono gli ascolti, si scopre che il telegiornale diretto da Mario Orfeo fa più spettatori (e ovviamente share) di quelli dei due competitor messi assieme. La sera dell'Epifania, ad esempio, il Tg1 condotto da Emma D'Aquino, ha portato a casa una media di 6 milioni con oltre il 25% di share. I tiggì di Mimun e Mentana sommati superano i 5,5 milioni, arrivando insieme al 23,5%. Del resto la direzione di Orfeo può vantare ascolti record come gli 11 milioni e 166 mila spettatori di media (34,2%) in data 13 marzo 2013 e addirittura un 38,1% di share che risale allo scorso 27 giugno.

Ma in casa Rai vanno bene anche il Tg2 e il Tg3, con i nuovi direttori, Ida Colucci e Luca Mazzà, che hanno sfruttato - chi più chi meno - la scia dei predecessori Marcello Masi e Bianca Berlinguer. All'ora di pranzo il Tg2 Oretredici viaggia a gonfie vele e se la gioca testa a testa con il Tg5. Stiamo parlando di medie da 3 milioni e di share poco inferiore al 20%. Il Tg1 delle 13:30 fa qualcosa in più (tra i 3,6 e i 3,8 milioni i dati degli ultimi giorni con una percentuale sempre superiore al 20%). Tg2 e Tg3 si difendono bene anche di sera: il primo alle 20:30 è vicino al 10%, il secondo veleggia oltre il 12% nonostante l'appuntamento delle 19 sia un orario meno canonico (ma è il marchio di fabbrica per chi segue il Tg3). Sufficiente però a dare più di 8 punti percentuali di distacco al competitor Tg4. Dei tiggì di Mediaset va sottolineato come Studio Aperto delle 12:30 venga visto da una media di oltre 2 milioni di spettatori pari a uno share intorno al 15%. Un risultato eccezionale, anche per la media di Italia1.
Tornando alla Rai, dunque, se l'informazione va riformata bisogna fare attenzione a non sperperare una dote così ricca come quella che vantano i tiggì di Saxa Rubra. Inoltre anche RaiNews di Antonio Di Bella è in crescita, seppure con i limiti che hanno i canali allnews. Sull'altro piatto della bilancia c'è il flop di programmi come Politics, su cui occorre riflettere un bel po'. Tra l'altro, non è affatto scontato che con l'arrivo della Berlinguer avvenga il miracolo, visto che nemmeno lei possiede la bacchetta magica. Non va dimenticato che anche Porta a Porta e Petrolio quando vanno in prima serata (e su Raiuno!) al massimo raggiungono il 10%.

Dove invece la Rai è indietro rispetto ad altri broadcaster è sull'informazione digitale e su quella per l'estero. Diventa necessario compiere uno sforzo per colmare il gap. Le premesse ci sono, visto che a capo della struttura digitale è stata scelta Milena Gabanelli. Sinonimo di garanzia.  
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