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“Aggiungi un posto a tavola” torna dopo 40 anni: lo spettacolo al Brancaccio con Gianluca Guidi

Gianluca Guidi in Aggiungi un posto a tavola

«C'era una volta, anzi c'è. O meglio, potrebbe esserci...». Che impresa improba può essere affrontare una delle pietre miliari della commedia musicale italiana. Due ore e passa tutte cantate dal vivo, a raccontar di amore, fratellanza, (presunti) peccati e un secondo imminente diluvio universale. Per di più nei panni che molti ricordano ancora di uno strepitoso Johnny Dorelli.

Non per Gianluca Guidi che a nove anni di distanza riprende nuovamente in mano «Aggiungi un posto a tavola», piccolo capolavoro firmato da Garinei e Giovannini con Iaia Fiastri e le musiche di Armando Trovajoli, che dopo aver girato più volte il mondo («L'ho visto in inglese, russo, tedesco... », racconta spesso la Fiastri) è ora in scena al Teatro Brancaccio di Roma fino al 26 novembre, poi in tournée a Mantova, Genova, Torino, Bologna. In scena, ancora l'avventura di Don Silvestro, parroco di un piccolo paesino di montagna, che un giorno riceve la telefonata nientemeno che da Dio, oggi con la voce di Enzo Garinei. Deluso dall'umanità, il Signore progetta un nuovo diluvio universale e Silvestro è incaricato di salvare la sua comunità, necessaria a ripopolare il pianeta, costruendo una seconda arca. Garinei e Giovannini immaginarono la commedia nel '74, dopo che la Fiastri corse da loro con una copia di «Dopo di me il diluvio» di David Forrest. Eppure sembra tutto scritto ieri. La giovane Clementina innamorata di Don Silvestro (Beatrice Arnera), lo tenta in ogni modo e riapre il tema del celibato dei preti («Ma ti pare che io privo proprio i miei più stretti collaboratori di una tale gioia?», domanda incredulo Dio); dell'accoglienza al diverso e allo straniero con Consolazione (Emy Bergamo), la prostituta che sposando Toto (Piero Di Blasio) acquisterebbe di diritto un posto sull'Arca; del potere un pò stolto e un pò corrotto, tra il Sindaco (Marco Simeoli) e un Cardinale-spettro.

E poi c'è Gianluca Guidi, che ormai è Don Silvestro come e più di suo padre Johnny Dorelli, che lo è stato nel '74 e poi per non si sa più quante edizioni, fino in Inghilterra. «Ormai questo testo appartiene alla mia famiglia per usucapione», scherzava alla vigilia del debutto Guidi. E allora, sulle note di “Peccato che sia peccato” o “Notte da non dormire”, al suo Silvestro dai tratti garbatamente scanzonati regala anche qualche risata in più, con una Clementina creativa che lo vede come una rockstar, un guerriero. C'è poi ancora la sorpresa della colomba, che vola sul ritornello di “Aggiungi un posto a tavola” e prende applausi come 43 anni fa. E un segreto svelato al pubblico della prima. «Per gli occhiali di scena avevo pronti quelli del '74, che mi diede mio padre nove anni fa - dice Guidi - Ma questi che indosso e che mi hanno donato, sono quelli che il maestro Trovajoli teneva sul suo pianoforte».


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Mercoledì 18 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 22-10-2017 21:26

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1 di 1 commenti presenti
2017-10-19 12:32:04
Ma si doveva proprio? Gianluca Guidi è distante anni luce dal carisma e dal talento di suo padre. "I tratti garbatamente scanzonati che regalano anche qualche risata in più" sanno di "caccole", così si chiamavano nel teatro all'antica italiana quelle sporcature dai bellissimi nomi, padovanella, carrettella... che certi attori usavano per strappare un applauso o una risata, tristissime. Va bene riportare uno spettacolo straordinario che ho avuto la fortuna di vedere con Dorelli, a condizione che protagonista e interpreti tutti siano all'altezza.

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