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Favino torna in scena a Roma: «Sono un romantico. Se mi corteggiano? Non così tanto»

Favino torna in scena a Roma: «Sono un romantico. Se mi corteggiano? Non così tanto»


«Vivo con questo testo da vent'anni. Perché, non lo so neanche bene. Esistono degli incontri. Ma non vorrei investigare il motivo fino a farlo diventare un pensiero razionale. Un giorno mi sono imbattuto in queste parole, da quel momento stanno con me e io con loro». Pierfrancesco Favino torna ad affrontare Bernard-Marie Koltès, e il suo capolavoro sulla solitudine e sull'oppressione del potere Notte poco prima delle foreste, dall'11 al 28 gennaio, all'Ambra Jovinelli di Roma, con la regia di Lorenzo Gioielli. E riproponendolo tanti anni dopo, ripercorre quella parte della vita che ha separato i giorni in cui era un talento che poteva farcela, «ma pochi sapevano chi fossi», e l'affermazione di oggi: «Un periodo in cui sono maturato».

In scena, uno straniero. Lei si è mai sentito uno straniero, un estraneo al suo mondo?
«Si oscilla tra la sensazione di estraneità e il desiderio di condividere. La dinamica di fingere di essere qualcun altro riguarda la nostra professione, e tutta l'umanità, così come la necessità di essere capiti. Lo straniero di Koltès è uno di noi, un espediente narrativo che ci porta altrove, tra donne, angeli, violenza e paura».
Lo scrittore denuncia la divisione dell'esistenza in zone di lavoro, zone per le moto, per rimorchiare, per le donne, gli uomini, zone della tristezza e della chiacchiera. È veramente così la nostra vita?
«Siamo tutti chiusi dentro confini e la nostra giornata spesso è fatta di transenne. Siamo costretti davvero? Non so dove comincia la nostra scelta o se è così senza che abbiamo scelto nulla. Però, contro i confini si può avere più coraggio».

La solitudine, parte integrante del testo e della vita di un attore sempre in giro per lavoro. Le piace o la tollera?
«L'ho sempre patita. La mia famiglia mi ha insegnato come fare. Da quando sono nate le mie figlie c'è una parte del midollo che sa che non sono più solo. Mi hanno dato un posto al mondo. E con loro ho imparato a occuparmi di me».

Cito un passaggio: come fai a conoscere qualcuno se non senti come respira dopo aver fatto l'amore. Anche lei è così assoluto?
«Stare con qualcuno e diventare una cosa sola è un bisogno che conosco. Un desiderio che fa parte di me. L'amore di cui parla Koltès è pansessuale, riguarda qualsiasi tipo di unione. Due corpi che quando s'incontrano diventano materia, si fondono fino a non sapere dove finisce l'uno e dove comincia l'altro. Io credo che sia così».

Romantico.
«Beh, sì».

Molto corteggiato?
«Non creda».

Sicuramente in un momento felice per la sua carriera: cinema anche a Hollywood, tv, teatro. E forse Sanremo?
«Non ne vorrei parlare».

Quali film o spettacoli le hanno dato di più?
«Più che i titoli mi vengono in mente le cose importanti che sono successe o cambiate mentre ero su quel set o su quel palco.
Romanzo criminale e Bartali mi hanno fatto conoscere, ho finalmente capito che ce la potevo fare. Durante Saturno contro è nata mia figlia. Come quando si va in tournée, quello che ti resta in testa magari è un ristorante».

Le sue figlie sono nate proprio quando ha ricevuto i due David. Un terzo premio? Un terzo figlio?
«Un terzo premio».

Un traguardo felice?
«Riuscire a essere me stesso».

Come definirebbe un attore?
«Una membrana che sta sempre lì a vibrare. Gli attori non hanno un tempo libero dal lavoro. Restiamo sempre in contatto con il personaggio. Anche quando dormiamo».

Solo andando in America si diventa grandi attori?
«Direi di no. In Italia abbiamo dei bei talenti».

La scuola al Teatro della Toscana?
«A giugno ci saranno i primi diplomati. Credo molto in questo progetto e spero che il ministero come promesso ci sostenga perché la Scuola continui a vivere e a formare nuovi talenti. Sarebbe un peccato dover constatare al contrario che l'attenzione alla formazione dei giovani e al loro futuro non è tra le priorità concrete del mondo politico».
 


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Sabato 6 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 11-01-2018 16:21

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