Roma, ballerine del Teatro dell'Opera fanno ricorso alla Corte Ue: «Noi discriminate»
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Con «immediata trasmissione» sono stati inoltrati dalla Cassazione, alla Corte Ue di Lussemburgo, i ricorsi di alcune ballerine del Teatro dell'Opera di Roma che sostengono di essere discriminate dalla legge che le manda in pensione a 47 anni mentre consente ai colleghi uomini di rimanere in servizio, sul palcoscenico, fino a 52 anni. Secondo la Suprema Corte, le norme in questione - la legge di riordino dei lavoratori dello spettacolo del 2010 - potrebbero violare il principio comunitario di «non discriminazione in base al sesso».

Ad avviso della Cassazione, la legge 64 del 2010, anche se ispirata dall'obiettivo di introdurre «modalità graduali di accesso alla nuova età pensionabile» - fissata a 45 anni per uomini e donne - avrebbe finito con determinare delle discriminazioni di genere, ai danni di ballerine e coriste, in contrasto con le direttive europee in tema di pari opportunità di impiego e retribuzione, consentendo, per i due anni successivi alla sua entrata in vigore, a chi aveva compiuto 45 anni, di continuare a rimanere in servizio fino a 47 anni le donne, e fino a 52 anni gli uomini.

Secondo gli 'ermellini', inoltre, la legge 64 del 2010 non contiene «alcuna esplicita ragione rilevante» in grado di derogare alle norme comunitarie sulla parificazione tra uomo e donna. Per queste ragioni, la Sezione lavoro - con ordinanza 6101 depositata oggi - ha sollevato presso la Corte di Lussemburgo la questione pregiudiziale «sull'interpretazione del principio di non discriminazione in base al sesso» della legge che penalizza la vita professionale delle ballerine e delle artiste teatrali.
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