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Anna Foglietta, donna forte da Spy Story
«Io, militare e omosessuale»

Anna Foglietta, donna forte da Spy Story
«Io, militare e omosessuale»

«Sono molto felice di interpretare ancora una volta il ruolo di una donna forte e fuori dagli schemi, ma soprattutto sono contenta di poterlo portare sullo schermo di RaiUno». Così Anna Foglietta ha presentato il personaggio di Stella, la militare che interpreterà nella fiction Ragion di stato, diretta da Marco Pontecorvo, e in onda su RaiUno lunedì 12 e martedì 13 gennaio. Se sullo schermo vedremo Anna - insieme a Luca Argentero, Camilla Filippi e molti altri interpreti - imbracciare il fucile e trasformarsi in una agente dei servizi segreti omosessuale e segnata dal difficile rapporto con il padre militare, nella vita privata la Foglietta è diventata mamma da solo tre mesi del piccolo Giulio, il suo terzogenito.



«Sono stata felice non solo di tornare a lavorare per la tv – che mi ha sempre dato soddisfazione e anche la possibilità di fare ruoli interessanti - ma anche di interpretare una donna militare, un ruolo che avevo già avvicinato sia in Rai, con La squadra, che in Mediaset con Distretto di Polizia, dove interpretavo delle donne dell’arma», ha detto la Foglietta.



E mentre la spy story Ragion di Stato è diventata di straordinaria e tragica attualità visto il recente episodio di terrorismo consumatosi a Parigi, Anna continua ad alternare proficuamente una carriera che non conosce sosta e una famiglia solida ma soprattutto oramai piuttosto numerosa.



Anna, Ragion di Stato è diventato d’improvviso di straordinaria attualità. Che effetto le ha fatto interpretare la sua prima spy story?

«Purtroppo la programmazione di questo lavoro sembra quasi fatta apposta alla luce degli ultimi episodi parigini. In realtà questo lavoro, ambientato in Afghanistan, è piuttosto una grande storia d’amore e di amicizia, mentre il caso di terrorismo raccontato nella fiction è un rapimento, per molti versi più simile alla vicenda che coinvolse Nicola Calipari che agli eventi di attualità».



Può una fiction aiutare a capire la realtà?

«Sarebbe bello che fosse così, però la realtà la si capisce soprattutto informandosi. Bisogna leggere i giornali».



Parlando d’amore sullo schermo lei interpreta una militare e omosessuale, una realtà molto diversa da quella che vive quotidianamente essendo sposata e mamma di tre figli. Com’è stato calarsi in questo ruolo?

«In realtà penso che sia più difficile calarsi in ruoli più vicini alla propria realtà quotidiana. Detto questo io ormai sono abbonata al ruolo dell’omosessuale, visto che l’ho interpretato tantissime volte».



Che ruolo non ha ancora mai fatto?

«Quello della mamma, che paradossalmente, pur essendo arrivata a quota tre figli, ancora non mi hanno mai offerto. E mi piacerebbe molto interpretarlo. Per ora mi accontento di vestire i panni di una donna molto forte e molto amica di Luca Argentero».



Con Luca Argentero vi conoscete dai tempi del film solo un padre, di Luca Lucini..

«Si, siamo a quota terzo lavoro fatto insieme in cui abbiamo sempre interpretato degli amici, mentre la nostra quarta fatica, il film di Edoardo Leo in uscita a febbraio, ci vedrà finalmente scambiarci un bacio».



Lei ha spesso interpretato donne che avevano difficoltà ad accettarsi. Nella vita chi le ha insegnato ad accettare sé stessa?

«Sicuramente mia madre Rita, che è stata una donna eccezionale. Proprio lei, che aveva lavorato come operaia prima di fare la casalinga per essere vicina alla sua famiglia, mi ha insegnato a volermi bene e a impegnarmi con tutta me stessa. Con gli uomini è stato più duro far accettare la mia femminilità, che sicuramente è un femminilità forte e indipendente. In più con il mio mestiere di attrice…»



Con suo marito, Paolo Sopranzetti, avete trovato un equilibrio che sembra perfetto…

«Mio marito è un “uomo uomo”, una persona sicura di sè che mi lascia essere me stessa. La gelosia c’è ma penso che ci sarebbe stata anche se io avessi fatto la farmacista. Inoltre abbiamo avuto tre bambini a distanza molto ravvicinata, visto che Lorenzo ha tre anni e mezzo, Nora due e Giulio tre mesi, quindi siamo molto assorbiti dalla famiglia, che era uno dei miei sogni».



A proposito di sogni, a dispetto dei dati economici tragici Lei aveva affermato che, in Italia, se uno si impegna a fondo si può comunque riuscire a realizzare i propri desideri. È ancora di quell’idea?

«Si, nel mio caso ha funzionato. Certo non mi sono mai tirata indietro e ho fatto una marea di mestieri, dalla commessa in un negozio di slip alla bigliettaia, facendone anche due o tre allo stesso tempo».



Il mestiere dell’attore è difficile e inoltre rimane, nonostante il successo, una professione eminentemente precaria. Non ha mai avuto paura di non farcela?

«Certamente. Mi ero data un tempo mentre studiavo ancora al Dams e mi ero detta che, se non fossi riuscita a diventare attrice entro quella data, avrei radicalmente cambiato i miei piani. Era stata una scelta obbligata anche perché uno si può definire “attore” se gli consento di recitare. Altrimenti che attore sei?!»



Non ha mai temuto che le maternità ostacolassero la sua carriera?

«In realtà non è stato così anche se è illusorio pensare che la maternità sia tutta “rose e fiori”. Diventare madre è molto complicato, e non mancano i lati oscuri di questa esperienza viscerale, come testimonia spesso la cronaca nera. Come attrice, però , è possibile anche che abbia qualche effetto collaterale piacevole per la professione».



Del tipo?

«Subito dopo una delle mie maternità ho lavorato ne “L’oro di Scampia” e le mie forme procaci erano ancora più indicata al personaggio.»

Venerdì 9 Gennaio 2015 - Ultimo aggiornamento: 18:49

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