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Markaris e l'università del crimine, la Pizia legge il futuro dai fondi del caffè

Markaris e l'università del crimine, la Pizia legge il futuro dai fondi del caffè

Petros Markaris è uno scrittore greco di origine armena (il suo vero cognome è Markarian), tendenzialmente apolide (è nato nel 1937 a Istanbul), che ha lavorato anche per il cinema con Angelopoulos. Deve il suo successo ai romanzi che hanno come protagonista il commissario Kostas Charitos: un poliziotto paragonato spesso a Maigret e Montalbano, dotato di una buona dose di humour e - come nella migliore tradizione del genere - di buon appetito. Tra un piatto di souvlaki e un bicchiere di tsipouro, Markaris si abbandona alla commedia, ci sguazza, tra un delitto e l'altro. E, spesso, la soluzione del caso arriva proprio in un momento di convivialità, quando l'agognata pitta ai porri è terminata.

L'università del crimine, appena pubblicato da La nave di Teseo, non tradisce le aspettative degli appassionati di noir. I personaggi hanno nomi come Calliope, Aristotele, Adriana; se c'è un movente da cercare, anche quello edipico non viene mai escluso; in fondo basta poco per evocare un mito. La Grecia di oggi resta sullo sfondo, con il suo garbuglio di disordine levantino e crisi economica; la Pizia ormai è diventata una signora che legge il futuro dai fondi di caffé e Charitos è un commissario vecchio stile, dotato di molto intuito ma di mezzi risicati. Per le ricerche sul web ricorre agli assistenti, è ignaro dei rudimenti di Facebook e non c'è mai una telecamera di sorveglianza attiva che gli fornisca uno straccio di prova. Eppure, che prontezza di spirito, che cervello fino.

LE PRESSIONI
Appena tornato dalle vacanze, Charitos si trova a fronteggiare una catena di omicidi eccellenti, rivendicati da una fantomatica (e anomala) organizzazione terroristica. Tutte le vittime sono professori universitari che hanno ceduto al fascino della politica. I metodi di uccisione: coltellata al cuore in un caso, avvelenamento in altri due. Un classico, da Arsenico e vecchi merletti in poi. Le pressioni del governo, che chiede di trovare i colpevoli, si fanno presto insostenibili. Il commissario perlustra Atene in cerca di possibili sospetti, ma è come il proverbiale ago nel pagliaio. «Mio padre diceva che le cattive notizie arrivano come un'alluvione, mentre quelle buone con il contagocce», nota il poliziotto con il consueto fatalismo. I colleghi gli hanno affibbiato un soprannome, formica, ma non certo per l'oculatezza, bensì per la propensione a cercare, a scavare, a non lasciare nulla al suo posto. E lui scava. Ciò che trova (naturalmente) non se lo sarebbe mai aspettato.


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Mercoledì 25 Aprile 2018 - Ultimo aggiornamento: 26-04-2018 22:06

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