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Giallini milionario ai servizi sociali nella nuova commedia politica di Luchetti

UNa scena del film

«Una commedia politica per raccontare il caos contemporaneo in cui le ideologie sono morte, il socialismo ha lasciato il posto ai social, poveri e ricchi si trovano sulla stessa barca accomunati dall’avidità e il capitalismo ha perso qualunque connotazione umana»: così Daniele Luchetti definisce Io sono Tempesta, il suo nuovo film interpretato da Marco Giallini, Elio Germano ed Eleonora Danco, in sala dal 12 aprile distribuito da ”01”.
 


Figlio ideale del Portaborse, che nel lontano 1991 denunciava in chiave grottesca la corruzione della politica, Io sono Tempesta ha per protagonista il finanziere senza scrupoli Numa Tempesta (Giallini) che, condannato ai servizi sociali per evasione fiscale, finisce in un centro di accoglienza gestito dall’invasata Danco. E insegna a un gruppo di ”barboni” (tra cui Germano) i segreti del suo mestiere che consiste nell’arricchirsi a spese degli altri. Spriginando empatia e trovando un terreno fertilissimo. «Lo spettatore rimane spiazzato: non sai più chi è buono e chi è cattivo, tutti sono corruttibili», spiega Luchetti. Il finale è amaro, come nella tradizione della gloriosa commedia italiana che «resta il mezzo migliore per raccontare la realtà senza giudicarla o darne una lettura ideologica».

DOPPIO BERLUSCONI. Il regista, 57 anni, rivela poi che il cinema italiano ha ”rischiato” di avere in contemporanea due film su Berlusconi: Loro di Paolo Sorrentino (in uscita il 24 aprile) e il suo. «All’inizio», racconta, «avevo deciso di raccontare l’esperienza ai servizi sociali dell’ex premier, poi mi sono allontanato dall’attualità per tracciare un ritratto più universale dei tanti capitalisti che indisturbati muovono milioni nell’ombra accontentandosi di furoreggiare sui social. Ho sentito il desiderio di descrivere il nostro strano Paese in cui, paradossalmente, anche i poveri hanno votato per la flat tax che si propone di alzare le tasse a loro stessi e abbassarle ai ricchi».

IL PROTAGONISTA: Nel ruolo di Numa Tempesta, un imbroglione che seduce tutti, simpatico «come tutti i figli di puttana», Marco Giallini giganteggia riallacciandosi alla tradizione dei personaggi cialtroneschi di Alberto Sordi. «Albertone è un mio punto di riferimento, ma non ho voluto imitarlo: mi alzo la mattina e vado sul set, il resto viene da solo. Il mio Tempesta che fa affari in Kazakistan, frequenta le escort e corrompe i politici, è tra i ruoli più belli che mi siano mai capitati».

IL BARBONE: Per Germano, senzatetto sveglio e spregiudicato, il film «smonta i luoghi comuni: un povero non è necessariamente una brava persona ma a volte è disposto a sacrificare qualunque cosa in nome del proprio tornaconto». Per l’attore, Io sono Tempesta spinge a riflettere «oggi che è sparito il dislivello tra milionari e indigenti: appartengono tutti alla stessa classe e tutti sognano il lusso».


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Sabato 7 Aprile 2018 - Ultimo aggiornamento: 19-04-2018 16:49

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