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Campiello, presentazione con polemica. Scurati: altro che Strega, è questo il premio più prestigioso

Antonio Scurati (foto Muriel Oasi)

Presentazione milanese con polemica per il premio Campiello: protagonista lo scrittore Antonio
Scurati, vincitore del riconoscimento per "Il sopravvissuto" e due volte finalista allo Strega. «In Italia - ha esordito l'autore - esistono tre premi: il Viareggio, che è storico ma non muove una copia, lo Strega, che è in mano alle case editrici, che ormai sono una sola, e praticamente viene deciso un anno prima e il Campiello, assegnato da una giuria di letterati e da una di lettori: fate voi i calcoli - ha detto al pubblico riunito a Villa Necchi Campiglio - su quale sia il più prestigioso».

Si è detto d'accordo con Scurati anche Philippe Daverio, decano della giuria del Campiello: «Io sono anche nello Strega e posso dirlo, sono cose diverse: essendoci ormai solo una casa editrice lo Strega è diventato quasi un premio aziendale, mentre il bello del Campiello è che arrivare alla cinquina è un esercizio dialettico in cui si riescono anche a piazzare case editrici con libri meritevoli come nel caso di "Non tutti i
bastardi sono di Vienna", (edito da Sellerio ndr) che vinse nel 2011. Comunque - ha concluso - anche allo Strega c'è uno spazio anarcoide: "Canale Mussolini" vinse per un solo voto ed era
quello di mia moglie Elena». 

«Questo non è un premio a eliminazione tipo Champions League, è una kermesse letteraria,
una specie di scambio di doni che ci si fa tra esseri umani»: così il giurato Roberto Vecchioni ha presentato la 56/a edizione del premio Campiello, la cui finale - condotta da Mia Ceran ed Enrico Bertolino - si terrà il 15 settembre al Teatro La Fenice di Venezia.

Le novità del premio letterario promosso dalla Fondazione Il Campiello - Confindustria Veneto sono state al centro dell'incontro #CampielloRacconta a Villa Necchi Campiglio, dove è stato annunciato il ritorno in diretta tv su Rai5. In sala il presidente della giuria dei letterati Carlo Nordio: «Da ex magistrato dico che la cultura è fondamentale perché insegna buonsenso e umiltà, senza i quali un magistrato, che ha nelle sue mani un potere enorme, rischia di tracimare nel fanatismo».


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Lunedì 7 Maggio 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:26

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