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Disobbedienza digitale, un manuale per ingannare i Social network

Disobbedienza digitale, un manuale per ingannare i Social network


Sanno cosa ci piace mangiare, quali sono i nostri amici, i nostri famigliari. Sanno cosa sogniamo e cosa detestiamo. Gli algoritmi delle grandi aziende digitali come Google, Facebook, Amazon sono diventati sempre più presenti, seppur in maniera occulta, all’interno delle nostre vite.

Possiamo disobbedire alle regole della rete e dei social network? La risposta è sì, secondo Nicola Zamperini, giornalista e consulente per le strategie digitali di aziende e organizzazioni.

100 REGOLE PER DISOBBEDIRE. Le regole di questa resistenza sono contenute nel suo libro, dal titolo eloquente, Manuale di disobbedienza digitale, uscito all’inizio di febbraio per Castelvecchi Editore (p. 240, 17,50euro). Tra le cose più interessanti del testo, scritto con un linguaggio accessibile a tutti, c’è proprio l’ennalogo, una serie di ben 100 consigli per attuare una sorta di disobbedienza digitale e confondere quegli algoritmi progettati per sapere tutto di noi.

Un esempio? “Quando vi iscrivete a un social network fornite informazioni false”, un modo, secondo Zamperini, per mandare fuori strada quelle macchine che ormai governano quasi ogni aspetto della nostra vita.

LA RETE CI CAMBIA. È proprio questo un altro dei temi che Manuale di disobbedienza digitale affronta: il modo in cui le qualità e le caratteristiche degli esseri umani cambiano, insieme con l’evolversi della tecnologia. C’è qualcosa, si legge nel testo, che stiamo perdendo. Come la memoria, sostituita dall’onnipresente Google, o il valore dell’amicizia, mistificato dalle centinaia di ‘amici’ che ognuno di noi ha su Facebook.

E tra le cose che stiamo perdendo, secondo Zamperini, c’è anche la morte. Sui social nessuno muore, la vita digitale è pressoché eterna. Facebook ha di recente inserito la possibilità di designare un profilo erede, a cui affidare il proprio in caso di decesso. Non si muore, insomma, in rete si continua a vivere. “E nel 2080 - si legge nel libro - i morti online supereranno i vivi online”.

LE RADICI CULTURALI. Fin qui, le conseguenze. Ma alla radice di questa evoluzione così radicale, non solo tecnologica ma anche culturale, c’è una visione del mondo molto precisa e condivisa. Una visione figlia degli anni ’70, degli hippy, degli hacker e della California, del sogno (tradito?) di un mondo più libero. Una visione che, ogni anno, si sostanzia a Burning Man, il festival nel deserto del Nevada a cui partecipa il gotha della Silicon Valley.

È questo modo di vedere il mondo che accomuna quelle che Zamperini in Manuale di disobbedienza digitale chiama le Meta-Nazioni Digitali, come Facebook, Google, Amazon o Apple. E forse suggerisce non andrebbero più trattate come aziende, seppure immense, ma come qualcosa di differente, che attiene di più alla politica che non alla tecnologia e al mondo dell’impresa.

Ricordando che proprio a queste Nazioni digitali regaliamo, quotidianamente, i nostri dati, i nostri interessi, i nostri sogni e le nostre speranze, senza sapere quale utilizzo ne faranno in futuro. Oggi è economico, domani? Chissà.


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Mercoledì 7 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 08-02-2018 16:56

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