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“Mia indissolubile compagna”, le lettere d’amore di Salvatore Satta

“Mia indissolubile compagna”, l'epistolario di Salvatore Satta

Perché hanno ancora fascino alcuni epistolari d’amore, nati spesso senza pensare a un futuro lettore, sulla spinta delle cantilene del cuore, degli spasimi della lontananza e della perdita, della tenerezza e del desiderio? L’hanno anche perché presentano situazioni di diverso tipo, in una varietà davvero intrigante nelle posture sentimentali, emotive, biografiche. Pier Paolo Pasolini definiva questa condizione di massima esposizione come essere “aperti a ventaglio”. Si possono scrivere lettere d’amore nei modi di Pessoa, che scrive d’amore gustandone l’assenza fisica, in una distanza cercata e perseguita con artifici ad hoc. O di Kafka con le sue quattro donne più importanti, che rifiuta spesso di incontrare in nome della creazione letteraria. O nei modi di Joyce con Nora, in cui lo scrittore irlandese risponde con parole struggenti alle lettere della moglie, capolavori di tenerezza e sgrammaticature. O in quelli, struggenti e anche crudeli, dentro il mondo disperato di Campana che, prima di finire chiuso in manicomio, scrive alcuni dei versi più belli per la tanto amata e tanto detestata Sibilla.

“Non temere, Laura. Tu avrai sempre la carezza di Bob. La carezza che nessuno conosce perché nessuno ha mai sentito tremare la mia mano nello sfiorare il tuo volto. Ed io sento che verrà un giorno in cui la mia carezza diventerà consueta eppure la mia mano continuerà a tremare”. Bob - ma secondo i casi, Bibiz, Bibi, Mariteddu , anche Ivan Ilych, Robinson, Pel di Carota nelle molte maschere letterarie indossate - è Salvatore Satta che firma le lettere inviate alla fidanzata, poi futura moglie, Laura Boschian conosciuta all’Università di Padova: lei assistente volontaria alla cattedra di letteratura russa, lui trentaseienne professore di diritto processuale civile. “Mia indissolubile compagna” (Ilisso, a cura di Angela Guiso, 340 pagine 11 euro) il volume che raccoglie le lettere per Laura dal 1938 al 1971 (ma con la massima intensità quelle dei primi tre anni del rapporto), mostra un uomo in pena, deliziosamente ansioso e impaziente, portato a vivere ogni incontro come una festa, ogni distacco come un lutto. E sempre sul filo della tenerezza e dell’amore tanto appassionato quanto tenace e longevo, ma anche dell’ironia come pure di una “perpetua infelicità” e di una fragilità inaspettata in un severo giurista come lui, “uomo che tanto ammirano per la rigidità dell’espressione, la sicurezza dei suoi concetti”, per sua stessa definizione. Quelle centoventi lettere il futuro autore del “Giorno del giudizio” le scrive tra una camera d’albergo e un’altra, nella pausa di una lezione universitaria, spesso in treno, o in sosta nelle varie stazioni ferroviarie sulla rotta del suo nomadismo accademico tra la nativa terra sarda, Padova, Milani, Genova, Roma. Affidandosi con abbandono e insieme consapevolezza e fiducia, al potere di conoscenza e di rispecchiamento che la scrittura epistolare talora può rivelare.

“Un fatto così nuovo, inatteso, mi esalta e mi rende quasi ebbro di gioia, perché questo cercavo: nello stesso tempo mi dà un senso leggero di smarrimento, come chi camminando nel deserto, sente una voce che lo chiama”: ogni lettera che scrive è un ponte che non solo sempre più lo lega all’amata, ma è anche un ponte aperto dentro se stesso con raccoglimenti, fantasie, dubbi, rimorsi, propositi che permettono di capire e capirsi meglio, di soppesare in profondità ogni emozione e ogni idea. “Scrivere belle lettere – dice ancora Satta - è un’intima gioia che deriva da quel tanto di passato che rivive nella mia anima e non ultima cagione delle mie sofferenze”.

Angela Guiso, che con amorevole cura ha scavato negli archivi setacciando ogni tipo di documenti e di carte interpretando il tutto con finezza critica, osserva nell’introduzione che quella di Satta “è un’originale cronaca di viaggio verso Laura. Ma soprattutto verso se stesso; una sorta di libro mastro che accoglie pensieri su pensieri nella difficile navigazione per una variante identità sentimentale”. “Mia indissolubile compagna” è un eccezionale diario che si legge quasi fosse un involontario e tanto più necessario romanzo di formazione con il suo mood tra il riflessivo, l’appassionato, l’ironico. . Come risulta anche dalle quattro lettere che anticipiamo in questo spazio, a raccontare la costruzione di un amore passo passo, momento per momento c’è uno scrittore immerso nella letteratura fino al collo, con tante citazioni che bonariamente gli rimprovera l’amata Laura, “il mio cuore pieno di aromi come un porcellino sardo contento della sua sorte”, le definisce lui; uno scrittore che ancora non si è svelato, anche se ha già alle spalle un romanzo “La veranda”, altre prove narrative in corso d’opera come “Caino” che va leggendo alla sua Laura.

E l’amore si costruisce in tanti modi, nei modi cui Satta riesce a individuare ogni suo percorso, con il batticuore che sempre l’accompagna ma anche con la ragionevole certezza di chi lo sente crescere e lo vuole far crescere. In molti modi. Confessando la propria fragilità, il male di vivere, “tutto ciò che faccio e penso mi sembra vano, di una vanità che non ha certo l’attrazione che pure le infinite cose vane della vita hanno su di noi”. Osservando la profonda mutazione con cui il sentimento agisce in lui: “L’uomo maturo non ha un cuore. Ma è capace di farsi un cuore in una lenta riconquista di sé. Se ci riesce la parola di quel cuore è più sicura e profonda di quello perduto”. Anche progettando che lei debba avere lezioni di diritto e di sardo, lui d’inglese e di ceco. Per evitare che in ogni possibile litigio “tu mi esploda in ceco ed io in sardo, senza che ci comprendiamo a vicenda”.

Un’ultima cosa .“Mia indissolubile compagna” ha un prezioso apparato di informazioni grazie anche a una settantina di lettere e documenti inediti raccolti da Angela Guiso che illuminano e arricchiscono la figura di Satta e permettono di correggere notizie e date inesatte. E’ l’imprescindibile serbatoio per una rilettura del “Giorno del giudizio” che in contemporanea viene ripubblicato da Ilisso con un testo in parte corretto da errori e imprecisioni della versione conosciuta.


 


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Venerdì 5 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 09-01-2018 21:58

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