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Arte, ultima frontiera:
l'opera è da Blade Runner

Arte, ultima frontiera:
l'opera è da Blade Runner

Se pensavate di aver visto tutto nel campo dell’arte, dovrete ricredervi. Ci sono cose «che gli umani non possono neppure immaginare». Esistono creature meccaniche più simili ai cyborg di Blade Runner che alle “macchine celibi” di Duchamps o di Jean Tinguely. Esistono, e vengono messi in vendita, labirinti di ingranaggi degni di un Leonardo redivivo e postmoderno; statue raffiguranti pistole, o sarcofaghi di faraoni, racchiusi in teche che in realtà sono ologrammi; libri meccanici che mostrano il movimento di cavalli, su tre piani diversi, come un’antica lanterna magica. E ancora: piramidi di luce, in uno spazio che sembra rubato agli scenografi di Tron; cascate di fibre ottiche illuminate, che formano figure umane; mani robotiche che sembrano alludere a una misteriosa conoscenza ultima delle cose.

La quinta edizione di Kinetica, (dal greco kinesis, movimento) la fiera londinese dedicata all’arte cinetica, cibernetica o semplicemente digitale, che si è chiusa domenica, sembrava fatta per stupire. Oltre 400 opere sono state messe in mostra, provenienti da 45 gallerie di tutto il mondo. Di particolare rilievo le grandi sculture in 3D create da Holotronica, da gustare con gli appositi occhialini; la grande scultura interattiva creata dall’artista olandese Titia Ex, che ha accolto i visitatori all’ingresso; l’ibrido uomo-animale-macchina creato da Chirstiaan Zwanniken, con un esoscheletro metallico (nella foto sopra), o il cavallo al galoppo a grandezza naturale, e composto soltanto di luce, una creazione di Remi Braun.



EFFETTI SPECIALI



Secondo la rivista The Scientist, il grande tema dominante di quest’anno è il «potere dell’illusione». Angel In My Peripheral Vision, di Chris Levine, tanto per fare un esempio, riproduce i movimenti di un uomo riportando frammenti di immagini che formano una visione complessiva, e che danno, per l’appunto, l’illusione del moto. Simile è l’effetto di Transformer, una installazione di Tim Lewis, che con una luce stroboscopica anima un uomo che corre in una ruota come un topolino in gabbia. Non stupisce che le sue opere abbiano ispirato anche un artista noto, benché spesso sopravvalutato, come Damien Hirst. Altri lavori giocano sulle reazioni istintive agli stimoli visivi. Madi Boyd, in particolare, ha lavorato con psicologi e neurologi che studiano come l’uomo interpreta le immagini che giungono nel suo campo visivo. «L'inconscio è il mare del non dicibile, dell'espulso fuori dai confini del linguaggio, del rimosso in seguito ad antiche proibizioni», scrisse Calvino in un saggio dal titolo Cibernetica e fantasmi.



L’EVOLUZIONE



La scienza incontra l’arte, dunque. Ma il connubio, apparentemente indigesto, arriva a risultati sorprendenti. È il caso dei lavori di Alistair Burleigh, che ha creato grandi sculture di fiori che sembrano imbevute di luce. O di David Ogle, che con singoli raggi invade lo spazio e crea grandi volumi geometrici, raro caso in cui lo spettatore può entrare in un’opera d’arte, interagire con le sue forme, diventarne parte.

I curatori dicono che Kinetica si interessa dei movimenti del presente che rappresentano «la nostra evoluzione», che ci dicono «da dove veniamo, dove siamo adesso e verso dove siamo sospinti».

D’accordo, ma - la domanda sorge d’obbligo - questo genere di arte ha un mercato? Certamente. Nel corso della fiera sono state vendute all’asta, con la collaborazione di Sotheby’s, molte opere, il cui prezzo di base oscillava da 250 a 60.000 euro. Nelle scorse edizioni, hanno partecipato collezionisti del calibro di David Walsh, Ron Dennis, Anthony Horowitz, e dello stesso Hirst.



IL MUSEO



Kinetica è però anche un museo, che non possiede una collezione permanente ma organizza mostre in giro per il mondo e lancia nuovi generi artistici. Il suo motto è di «incoraggiare e promuovere l’innovazione», anche cooptando artisti che diventano membri dell’organizzazione.


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Lunedì 4 Marzo 2013 - Ultimo aggiornamento: 16:26

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