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Francesca Michielin: parte il tour con l'elettronica di “2640”

Francesca Michielin

Con una scenografia di triangoli luminosi e colori primari, Francesca Michielin ha scelto un impatto minimale per presentare dal vivo le tracce e il concept del suo ultimo disco 2640. Dopo la data zero di Parma, al Fabrique di Milano la cantante ha dato il via al tour di fronte a un club gremito, il primo di cinque sold out in un lungo cammino che fino al 15 aprile la porterà in tutta Italia.

Il concerto parte da
Comunicare, un inizio programmatico che esorta all'incontro. «Tutto il disco è un elogio dell'analogico, del contatto, delle cose vere», racconta Michielin alla stampa dopo il concerto. In controllo della sua voce più che dello spazio scenico, la cantante si dimostra una giovane artista matura che tra Battito di ciglia, Lontano e Tropicale controlla il proprio repertorio e il suo messaggio profondo. Si tratta di un'esortazione all'umanità, come quella che introduce l'acclamatissima Io non abito al mare: «La tenerezza è un modo di essere che viene spesso censurato, perché se sei tenero vieni considerato sfigato, ma non la penso così», dice dal palco alle migliaia di presenti. Messaggio ribadito da Bolivia, ultimo singolo di cui dal 20 marzo sarà diffuso un video dal forte valore allegorico, mostrato in anteprima alla stampa, con immagini come il gioco Snake II o una vasca piena di guacamole che rappresentano lo spreco, la voracità occidentale e lo sfruttamento del Sudamerica.

L'identità di '2640' si manifesta ugualmente nei suoni che mescolano pop, rock, elettronica e curiosi sample, contagiando anche vecchi brani, dai vigorosi filler batteristici su
L'amore esistè al beat di Distratto ispirato ai Massive Attack, fino alle canzoni più intime che Michielin definisce «vulcanini»: «Ho sempre fatto pezzi che mi piacevano, ma solo ora riesco a viverli». Dopo alcune ballad suonate al piano, le hit Nessun grado di separazione, Magnifico e Amazing preparano a un finale che è un'eruzione ritmica. Prima con Monster di Kanye West, di cui Michielin rappa con forza la prima strofe originale, seguita da alcuni versi taglienti scritti pochi giorni prima del live. «Mi sono ispirata al tema del pezzo, la nevrosi del successo: dico che sono qui per fare musica che piace ma non per accontentare qualcuno». Quindi con la colorata Tapiocà che chiude un'ora e venti di set con un ulteriore messaggio di empatia, prima dei bis che accostano la malinconica 'Alonsò e l'ultimo tripudio dance di Vulcano. Ma c'è un'ultima sorpresa: a luci accese e club semivuoto, Michielin e i suoi tre musicisti salgono sul mixer per suonare La serie B e Nessun grado di separazionè in acustico, sorretti da nessuna amplificazione se non i cori degli ultimi affezionati presenti.


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Domenica 18 Marzo 2018 - Ultimo aggiornamento: 20:18

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