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Renato Zero: il coraggio di una rivoluzione musicale in Zerovskij, il film-concerto

Renato Zero: il coraggio di una rivoluzione musicale in Zerovskij, il film-concerto

«Ringrazio la Rai, l'unica tv che ho contattato, per non aver compreso il mio progetto. Quel no a Zerovskij mi ha permesso di tentare la carta del cinema, una vera fortuna perché valorizza l'espressività dello spettacolo» racconta Renato Zero, a margine della conferenza stampa in cui presentava il suo slancio più ambizioso, Zerovskij - Solo per amore. Non un musical, concerto o performance teatrale, ma un'opera totale con 61 elementi d'orchestra, 30 coristi e 7 attori, che, dopo il debutto live, approda in oltre 300 sale il 19, 20 e 21 marzo, distribuito da Lucky Red, nella versione registrata all'Arena di Verona.
 



I SUCCESSI
«La musica esce dagli obbligati confini di pochi asfittici minuti. Per me è occasione di tornare imprevedibile, sobillatore di coscienze, l'esagerato, il visionario». Prospettiva Zerovskij. Con la solita intensità scenica, ha rinunciato al canzoniere più noto per brani dell'ultimo disco e meno celebrati: «Volevo sfuggire al compiacimento di regalare i soliti successi. Con tutto il rispetto per Il Cielo e altro, bisognava dare di più agli zerofolli».
La chiama la sua terza rivoluzione «dopo aver rotto gli schemi con paillettes e lustrini e cantato Spalle al Muro a Sanremo», quel vecchio a 41 anni. Ho messo a frutto le esperienze da cantante, attore in Hair e Orfeo 9, ballerino, fantasista. La volontà non subisce pressioni di mercato. Potevo campare di rendita con i diritti delle mie canzoni, invece di rischiare l'osso del collo. Non ho guadagnato più di una pizza e una birra da questa operazione, ma con me hanno lavorato 120 persone cariche di umanità e mi interessa essere libero, raggiungere gli altri con qualsiasi mezzo, sincero e con la vitalità dei miei meravigliosi 67 anni». Il cielo, a proposito, minacciava diluvio a Verona: «Poi si è aperto uno squarcio di azzurro. Dio deve aver capito che, dopo la promozione che gli ho fatto, mi doveva qualcosa».

UOMO MANCATO
È Dio che parla all'inizio, uomo mancato e che ha un po' fallito con le sue scellerate creature. Il luogo è la Stazione Terra, Zerovskij il capostazione che gestisce un traffico di sentimenti e dimensioni in carne e ossa: Amore, ridotto alla paralisi e in sedia a rotelle, Odio, con le sue affascinanti ragioni, Tempo, Morte e Vita, gemelle separate alla nascita, il barbone dinamitardo (Gigi Proietti) e i due fuggitivi Adamo ed Eva, lui maschilista, lei vittima secolare. Tra le fermate esistenziali, si parla di eutanasia, consumismo, abbandoni, femminicidi, perdita della cultura. Zerovskij è più un osservatore, comprende gli altri, non semina profezie: «Per essere come lui bisogna conoscere ogni realtà. Come me, che ho abbracciato sia i Parioli che la borgata».
Ma non si vuole mettere al centro: «Oggi tutti si raccontano al punto che se racconti veramente te stesso, stentano a crederti. Ci mancava Instagram, dove se non hai il pacco guarnito o deretani che San Pietro a confronto diventa una baracca, meglio non ti faccia vedere. Io invece mi ridimensiono. A patimenti e solitudine ho dato il sedativo. La vita non voleva sorridermi? Io l'ho costretta a farlo». Scherza sul sequel: «Zerovskij non si lascia facilmente, vuole i suoi spazi». Espatriare invece è una possibilità concreta: «Lo spettacolo ha potenzialità universale, penso alla Francia, alla Gran Bretagna». Chissà che prima dell'estero, non lo meriti il pubblico della tv.


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Giovedì 15 Marzo 2018 - Ultimo aggiornamento: 22-03-2018 13:00

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