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Roma celebra Arturo Dazzi con una mostra a Villa Torlonia

Roma celebra Arturo Dazzi con una mostra a Villa Torlonia


Dal Palazzaccio di Giustizia con la statua del Cardinal De Luca, alla Stele a Marconi, il grande obelisco dell’Eur, passando per opere esposte alla galleria nazionale d’arte moderna. E’ la strada romana percorsa da Arturo Dazzi, scultore del primo novecento che ha fatto del classicismo il suo marchio di fabbrica. Ed è proprio a Roma, che verrà allestita una mostra, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, a lui dedicata dal titolo: “Arturo Dazzi 1881-1966”, al Casino dei Principi di Villa Torlonia,  in Via Nomentana 70.
«L’esposizione, è unica nel suo genere – spiega la curatrice Anna Vittoria Laghi- ripercorre le tappe della vita dell’artista attraverso opere e documenti che escono per la prima volta dalle loro sedi. Disposti e organizzati secondo un percorso cronologico, le sculture, i modelli e i bozzetti in gesso, le lettere, gli articoli, i dipinti e i disegni disvelano con uno sguardo inedito il ‘dietro le quinte’ dell’universo di Dazzi».
 

 

La mostra, che si inaugurerà sabato 15 ottobre, si concluderà il 29 gennaio 2017; l’itinerario si snoda attraverso circa 60 opere dell’artista, tra sculture, gessi, dipinti e disegni: alcune provenienti da Carrara, dalle collezioni dell’Accademia di Belle Arti e da quella della Fondazione Cassa di Risparmio, altre in prestito dagli eredi Dazzi.
A Roma sono molte le opere dell’artista che si conservano già in collezioni pubbliche e private o si ammirano per la città: dal gruppo bronzeo de I Costruttori del 1907 alla statua del Cardinal De Luca al Palazzaccio, arrivando alla Stele a Marconi, il grande obelisco dell’Eur, passando prima però per una serie di opere eseguite fra il 1922 e il 1930, tra cui Antonella, Sogno di Bimba e Cavallino, in esposizione alla GNAM e alla GAM. 
 
Sculture, quadri, disegni e bozzetti per ripercorrere la storia artistica dello scultore conosciuto dai più per aver celebrato i fasti dell’epoca fascista. Autore della celebre statua marmorea raffigurante un aitante giovane, dal titolo “Era fascista”, soprannominata in modo dispregiativo dai bresciani “bigio” (persona senza qualità)  l’ enorme statua bianca  appariva in piazza della Vittoria a Brescia, ma nel primo dopoguerra  fu rimossa e ancora oggi giace nei sotterranei della città lombarda.
La mostra accompagna lo spettatore in un viaggio che non comprende solo le sculture dal sapore classico, ma anche opere dalle forme più intimiste come quella  dell’Adolescente, scultura esposta alla mostra sull’arte italiana a Berna del 1938, che ritrae una fanciulla nuda a figura intera: una Venere Pudica interpretata con la più sincera e genuina umanità in un modellato tenero e sensuale che diviene oggi immagine simbolo della mostra.
A questo gesso si affianca il modello originale del Cavallino, la celebre scultura che Dazzi espose nella Biennale di Venezia del 1928 nella sala a lui dedicata e che rappresenta in maniera esemplare la grande capacità di ritrarre “le bellezze della natura” con una sorprendente perfezione anatomica. Il pubblico romano, inoltre, potrà per la prima volta godere di parte di quei modelli e di quei disegni preparatori della Stele, ultima e grandiosa opera che Dazzi realizzerà scegliendo, nonostante l’età, di reinventarsi un nuovo linguaggio, scabro, moderno ed essenziale.
Protagoniste saranno anche le tre città simbolo dell’universo di Dazzi: Roma, Carrara e Forte dei Marmi. Roma, la capitale che gli permise di raggiungere la popolarità: Carrara, città natale e della formazione, e Forte dei Marmi, il buen retiro, dove l’esponente di spicco del nuovo classicismo scultoreo del ‘900, lavorerà ad alcune tra le sue più importanti opere monumentali e dove, infine, si scoprirà pittore ( “La Versilia che mi fece diventare pittore”, aveva scritto Dazzi nell’auto-presentazione della Quadriennale Romana del 1935).
A Roma sono molte le opere di Dazzi che si conservano già in collezioni pubbliche e private o si ammirano per la città: dal gruppo bronzeo de I Costruttori del 1907 alla statua del Cardinal De Luca al Palazzaccio, arrivando alla Stele a Marconi, il grande obelisco dell’Eur, passando prima però per una serie di opere eseguite fra il 1922 e il 1930, tra cui Antonella, Sogno di Bimba e Cavallino, in esposizione alla GNAM e alla GAM. 
 
 
 
 
 
 

Venerdì 14 Ottobre 2016 - Ultimo aggiornamento: 18-10-2016 18:35

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